Pompeii Theatrum Mundi 2026
Di Mario Conforto
Nel cuore antico del Teatro Grande di Pompei, dove la pietra conserva memoria e respiro, dal 18 giugno al 12 luglio 2026 si rinnoverà uno degli appuntamenti più attesi dell’estate culturale italiana: la nona edizione di “Pompeii Theatrum Mundi”. Un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei, che ancora una volta trasformerà il sito archeologico in un laboratorio vivo di drammaturgia, pensiero e contemporaneità.
A presentare il cartellone, tra istituzioni e protagonisti della scena culturale, sono stati il direttore artistico Roberto Andò, il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel e il direttore generale Mimmo Basso, preceduti dall’intervento del presidente Luciano Cannito e dai saluti istituzionali del sindaco Gaetano Manfredi e dell’assessore regionale Ninni Cutaia.
È stato proprio Cannito a sottolineare il valore simbolico dell’iniziativa: «In questo luogo straordinario il teatro non è scenografia, ma vocazione che si riaccende». Una dichiarazione che ha restituito il senso profondo di una rassegna ormai prossima al decennale.
Il teatro come presidio dell’umano
Nelle parole di Andò si è colta la cifra più autentica del progetto: «In un annus horribilis segnato da guerre e derive di potere, il teatro delimita uno spazio in cui restare umani». Non una semplice riproposizione dei classici, dunque, ma una rilettura critica capace di mettere in relazione il patrimonio greco con le inquietudini del presente: conflitti, migrazioni, crisi del potere.
Una prospettiva che si tradurrà anche in un’esperienza ampliata per il pubblico: l’apertura del Foro triangolare consentirà agli spettatori di attraversare porzioni meno note del sito, intrecciando fruizione artistica e scoperta archeologica.
Quattro spettacoli tra mito e contemporaneo
Ad aprire la rassegna sarà “Le Baccanti” di Euripide, dirette da Theodoros Terzopoulos. In scena, tra gli altri, Roberto Latini e Alvia Reale. La tragedia dionisiaca diventerà metafora potente del nostro tempo: il dio straniero come archetipo del migrante, figura che attraversa guerre e confini fino alle coste del Mediterraneo.
Seguirà, il 26 e 27 giugno, “L.A.V.A.”, creazione coreografica firmata da Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà. Qui il linguaggio del corpo dialogherà con la materia vulcanica: una riflessione su energia, conflitto e trasformazione, in sintonia con il paesaggio pompeiano.
Il terzo appuntamento riporterà in scena Euripide con “Alcesti”, per la regia di Filippo Dini. Una tragedia che interrogherà il limite estremo dell’esistenza: la morte come sacrificio e come scandalo umano, affrontata con rigore e profondità interpretativa.
A chiudere, dal 10 al 12 luglio, “I Persiani” di Eschilo, diretti da Àlex Ollé, figura di punta della compagnia catalana La Fura dels Baus. In scena Anna Bonaiuto e Alessio Boni, protagonisti di una tragedia che racconterà la disfatta e lo smarrimento di un popolo, restituendo un monito attualissimo contro l’illusione dell’invincibilità.
Un dialogo tra pietra e coscienza
Nella stratificazione millenaria di Pompei, il teatro tornerà così a essere luogo di interrogazione collettiva. Non mero spettacolo, ma esercizio civile, capace di far emergere – attraverso i classici – le tensioni del nostro tempo.
Tra le rovine che parlano di distruzione e rinascita, “Pompeii Theatrum Mundi” si confermerà come uno dei più autorevoli crocevia culturali d’Europa: un festival che non si limiterà a rappresentare il passato, ma lo trasfigurerà in chiave contemporanea, restituendo al pubblico il senso più alto della scena: comprendere il presente attraverso la memoria.
