Di Mario Conforto
Dal 29 settembre al 14 novembre alla Fondazione Valenzi: disegni, studi e modelli raccontano la genesi dell’opera di Piazza della Repubblica. In mostra anche fotografie sulla Resistenza napoletana e il documentario ‘Marino Mazzacurati. Artigiano della storia’
Come nasce un monumento destinato a custodire la memoria di una città? È attorno a questa domanda che, martedì 29 settembre alle 15, nella Sala Litza Cittanova Valenzi del Maschio Angioino, prende forma la mostra ‘Arte e Resistenza a Napoli. Il percorso creativo di Marino Mazzacurati’, dedicata alla genesi del Monumento alle Quattro Giornate di Napoli. L’esposizione, allestita dalla Fondazione Valenzi, resterà aperta fino al 14 novembre 2026 e permetterà di seguire, attraverso materiali preparatori e opere dell’artista, il passaggio dall’idea alla realizzazione di uno dei principali luoghi della memoria della città.
Il percorso espositivo riunisce bozzetti in gesso e bronzo, disegni e studi realizzati da Mazzacurati per l’opera commemorativa. Il progetto del monumento fu concepito nel 1964, dopo il concorso nazionale per la realizzazione dell’opera, e venne sviluppato dall’artista insieme all’architetto Giuseppe Persichetti. La prima pietra fu posta nell’attuale piazza della Repubblica il 25 aprile 1966, mentre il complesso fu inaugurato nel 1969, anno della morte dello scultore.
La mostra consente così di osservare una fase normalmente sottratta allo sguardo del pubblico: quella in cui la materia non è ancora monumento, ma studio, tentativo, correzione e ricerca della forma. I modelli conservati permettono di confrontare le diverse ipotesi elaborate da Mazzacurati con l’opera poi collocata nella piazza affacciata sul lungomare.
Il monumento è composto da quattro grandi elementi scultorei che richiamano le Quattro Giornate del settembre 1943, quando la popolazione napoletana insorse contro l’occupazione tedesca. L’insurrezione, iniziata il 28 settembre, si concluse il 1° ottobre con il ritiro delle forze tedesche prima dell’ingresso degli Alleati in città.
Nel tempo l’opera è stata spesso identificata con l’espressione ‘Monumento allo scugnizzo’. La documentazione del Comune di Napoli e gli studi dedicati al complesso scultoreo ne riconducono invece la denominazione al Monumento alle Quattro Giornate di Napoli, concepito per affidare alla memoria collettiva il ricordo dell’insurrezione popolare.
La vicenda del monumento ha inoltre attraversato la storia urbana più recente della città. Le quattro stele furono rimosse nel 2008 per consentire i lavori della Linea 6 della metropolitana e sono state successivamente restaurate e ricollocate nella piazza nel 2022.
Accanto ai materiali legati alle Quattro Giornate, la Fondazione Valenzi presenta tre ulteriori opere di Mazzacurati dedicate ai cavalli e ai ballerini, provenienti dalla raccolta di disegni donata a Maurizio Valenzi. La presenza di questi lavori amplia il racconto sulla ricerca dello scultore e permette di accostare il tema della memoria civile a quello del movimento dei corpi, della tensione plastica e dell’energia della materia.
Un ulteriore nucleo dell’esposizione è costituito da una selezione di immagini dell’Archivio Fotografico Parisio-Troncone, dedicate alla Resistenza napoletana. Si tratta di un patrimonio fotografico di particolare rilievo per la documentazione della storia sociale e urbana di Napoli: gli archivi Parisio e Troncone, considerati insieme, conservano oltre 700 mila negativi, realizzati su supporti e formati differenti, oltre a un consistente patrimonio di positivi originali.
L’apertura della mostra sarà accompagnata dalla proiezione, alle 15, del documentario ‘Marino Mazzacurati. Artigiano della storia’, diretto da Riccardo Biadene e Gianluca Greco. Il filmato, realizzato nel 2009, ricostruisce attraverso testimonianze, materiali d’archivio e immagini delle opere la figura dello scultore e il suo rapporto con la storia e con l’impegno civile. Il documentario comprende anche testimonianze di studiosi, artisti e persone che conobbero Mazzacurati.
Dopo i saluti di Lucia Valenzi, interverranno i registi e produttori Riccardo Biadene e Gianluca Greco, la restauratrice e docente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli Barbara Di Odoardo, il dottorando in restauro della stessa Accademia Lorenzo Villani, l’architetto Jacopo Fedi, nipote dello scultore, e lo storico dell’arte contemporanea Sandro Morachioli.
La figura di Mazzacurati si inserisce in una stagione nella quale la scultura pubblica italiana affronta direttamente il rapporto fra arte e memoria. Nato nel 1907, l’artista dedicò una parte significativa della propria attività alla scultura monumentale e commemorativa. Prima dell’opera napoletana aveva realizzato, tra l’altro, il Monumento alla Resistenza di Parma, inaugurato nel 1956, e altri interventi legati alla memoria della guerra e della Resistenza.
A Napoli, tuttavia, il tema assume una particolare dimensione civile: il monumento non celebra soltanto un episodio militare, ma traduce nella pietra la partecipazione di una popolazione a un passaggio decisivo della storia nazionale. Ed è proprio il rapporto fra storia, materia e memoria il filo conduttore dell’esposizione al Maschio Angioino.
La mostra permette quindi di guardare al monumento di Piazza della Repubblica prima ancora che esso diventasse parte del paesaggio urbano: attraverso i bozzetti, i disegni e gli studi è possibile seguire il lavoro dell’artista nel momento in cui un avvenimento storico viene progressivamente trasformato in una composizione plastica destinata a diventare memoria pubblica.
L’esposizione sarà visitabile alla Fondazione Valenzi, al Maschio Angioino, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 17, esclusi i giorni festivi e prefestivi, fino al 14 novembre 2026.
