‘COMICON OFF 2026’, Napoli diventa capitale diffusa della cultura pop

Di Mario Conforto
Dal cuore pulsante di Napoli alle sue periferie più vive, passando per biblioteche, musei, gallerie e stazioni della metropolitana, prende forma un racconto corale che trasforma la città in un laboratorio creativo a cielo aperto. È qui che, dal 10 aprile al 31 maggio, si snoda ‘COMICON OFF 2026’, il fuoriFestival di COMICON, capace di intrecciare fumetto, arti visive, musica e culture urbane in un unico, articolato palinsesto.
Non un semplice calendario di appuntamenti, ma una vera e propria costellazione di eventi diffusi, pensata per coinvolgere pubblici eterogenei e generazioni differenti. Mostre, talk, workshop, live drawing, performance e incursioni nella cultura K-pop si susseguono in una trama dinamica che restituisce alla città il ruolo di crocevia internazionale della creatività contemporanea.
Tra i momenti più attesi spicca l’evento speciale ‘Robert Crumb. Cattivi pensieri’, ospitato nelle sale monumentali del Maschio Angioino. Per la prima volta in Italia, l’opera di Robert Crumb viene presentata in una grande esposizione che attraversa l’intero arco creativo dell’autore: dalle visioni sovversive di Zap Comix alla figura iconica di Mr. Natural, fino alla potente rilettura della Genesi. Un percorso che restituisce la complessità di un artista capace di trasformare il fumetto in linguaggio radicale e strumento di indagine della psiche collettiva.
«La scelta di realizzare anche quest’anno COMICON OFF conferma una direzione precisa della politica cittadina: agire per una cultura viva e diffusa», afferma Sergio Locoratolo, Coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli, sottolineando come il progetto miri a consolidare una rete ampia e inclusiva, con particolare attenzione alle biblioteche e ai quartieri periferici.
Sulla stessa linea, Carlo Cigliano evidenzia il valore della collaborazione istituzionale: «Siamo felici e onorati che il Comune accolga le nostre iniziative, contribuendo a costruire un cartellone di grande respiro e qualità».
L’edizione 2026 si articola in tre direttrici principali – Alta frequenza, In città e Oltre i confini – che ampliano ulteriormente il raggio d’azione della rassegna, portando il fumetto e la cultura pop non solo nei luoghi canonici, ma anche negli spazi quotidiani e nei territori limitrofi.
Il programma espositivo si distingue per ampiezza e prestigio degli ospiti. Milo Manara dialoga idealmente con Caravaggio attraverso un omaggio alle ‘Sette Opere di Misericordia’ al Pio Monte della Misericordia; la sensibilità grafica di Larissa Bertonasco si intreccia con memoria familiare e storia europea; mentre l’universo visionario di Daria Schmitt trova spazio in un percorso sospeso tra realtà e immaginazione.
Non mancano le incursioni nel contemporaneo più sperimentale, come la mostra dedicata a Ximo Abadìa, capace di coniugare segno grafico ed etica civile, e il progetto ‘Maledetti Toscani’, che riunisce Simone Bianchi, Pau e Libero Maggini in una celebrazione dell’immaginario regionale.
Di particolare rilievo anche la presenza di Leo Ortolani, Magister di COMICON 2026, con una mostra che esplora il rapporto tra fumetto e spazio, e l’adattamento illustrato de ‘I Bastardi di Pizzofalcone’ dello scrittore Maurizio De Giovanni.
«COMICON OFF non è più un evento collaterale, ma un’estensione sempre più vitale del festival», osserva Matteo Stefanelli, mettendo in evidenza la crescita internazionale della manifestazione e la capacità di intercettare pubblici trasversali, dai giovani studenti agli appassionati d’arte contemporanea.
A rafforzare questa visione interviene anche Vincenzo Trione, che sottolinea l’ambizione di costruire un percorso duraturo: «Accogliere l’antologica di Crumb nelle sale rinnovate del Maschio Angioino significa inaugurare un dialogo inedito tra arte contemporanea, archeologia e graphic novel».
In definitiva, ‘COMICON OFF 2026’ si configura come molto più di una rassegna: è un dispositivo culturale diffuso, capace di ridefinire il rapporto tra città e produzione artistica. Napoli, ancora una volta, si conferma non solo palcoscenico, ma protagonista attiva di una narrazione che unisce linguaggi, visioni e comunità.
