Verona, "Come As Your Are" al Teatro Camploy
Prima delle parole corpi in movimento.

Quelli degli artisti del gruppo Stalker di Torino che hanno accompagnato gli spettatori nella creazione di “Steli“, una installazione fatta di leggerissimi bastoni colorati e nella performance artistica, invitandoli ad attraversare il nuovo oggetto adattando il percorso al proprio corpo. L’esperienza diretta nella costruzione di uno spazio di esperienza e relazione introduce la serata per la presentazione della nuova stagione del Teatro Camploy di Verona alla cittadinanza. A formare il repertorio di spettacoli proposti nelle varie sezioni la volontà di abbattere la quinta parete per creare quasi una metafora di un qualsiasi salotto di una qualsiasi casa dove confrontarsi sulla realtà e arrivare persino ad assumere una postura esistenziale di fronte a quelle “cose” che capitano intorno e che ci fanno sentire impotenti. Dare voce al sentimento comune di malessere e forse alla voglia di riprendere a contare qualcosa incidendo nelle questioni di tutti i giorni è il fil rouge che attraverserà la stagione 2025-2026 dell’Altro Teatro intitolata “Come As You Are. Un invito a portare niente altro che se stessi, senza filtri, senza ruoli precostituiti con annessi pregiudizi per lasciarsi trasportare in luoghi e rappresentazioni di vite che attraverso voci diverse creano un’esistenza e coesistenza armoniche: l’immigrazione come smarrimento in una città che non si conosce e di cui bisogna comprendere le forme di comunicazione (basteranno quattro voci o meglio quattro modalità espressive a far quadrare il tutto?);
l’essere madre che da destino segnato biologicamente diventa scelta della cura attraverso il corpo “scaduto” messo e mosso sul palco dalla performer reduce da incontri

veri e diretti con ospiti delle residenze e il senex declinato al femminile in quella che diventa una critica alla deriva neoliberista; la mafia come incubo che non abbandona il testimone, suo malgrado, di un episodio di violenza per strada; il desiderio di una vita che può essere letta come utopia in un corpo socialmente non adeguato, beffeggiato, umiliato ma che si realizza non magicamente ma volontariamente e caparbiamente; la quotidianità normale di una coppia di normalissimi omosessuali; la violenza in famiglia dove il patriarcato diventa la normalità che va oltre la morte della donna; la discrepanza tra rappresentazione narrata e narrazione dei fatti in una società già da tempo proiettata ad accettare meglio le fake news della verità; la guerra che non ha colore né colpevoli e carnefici se rappresentata nel dolore di madri che perdono i figli soldati; la rappresentazione del maschio obbligato a svolgere i suoi compiti da eroe per esistere e a non mostrare emozioni, se non a rischio di mandare in frantumi la sua identità monolitica.

Differenze, fragilità, forme individuali e collettive di resistenza portate sul palco attraverso un intreccio di linguaggi, visioni e sensibilità per ricomporre una nuova comunità dove ognuno trova un suo spazio e diritto di esistere. A presentare la stagione Fabrizio Arcuri, direttore artistico Spettacolo del Comune di Verona, presente nella persona dell’assessora alla Cultura Marta Ugolini. Primo appuntamento il 13 novembre con Foresto, da La notte poco prima della foresta di Bernard-Marie Koltès, regia di Babilonia Teatri.
