UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA con Leonardo DiCaprio al cinema
Bob Ferguson è uno stravagante padre di mezza età. Capelli lunghi e baffo a manubrio, vive come un reduce di sé stesso, smarrito e in preda alle dipendenze. Sedici anni fa, però, era il faro della French 75, un pugno di rivoluzionari americani uniti da ideali libertari. Quando un vecchio rivale, il colonnello nazionalista Steven J. Lockjaw rapisce la sua unica figlia, è costretto a imbracciare di nuovo il fucile e radunare i vecchi compagni d’armi. Spalleggiato dall’intraprendente Perfidia, farà di tutto per ricongiungersi alla sua creatura.
Al cinema dal 25 settembre con Warner Bros., ispirato al romanzo Vineland che lo scrittore Thomas Pynchon ha ambientato nel 1984 dopo la rielezione del repubblicano Ronald Reagan, quello di Thomas Anderson – UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA – è un film d’azione, sentimento e puro divertimento, che regala una fotografia spietata dell’America di Trump. Il cast è capitanato da Leonardo DiCaprio nel ruolo di protagonista, affia ncato da Benicio Del Toro, Sean Penn, Regina Hall, Teyana Taylor, Wood Harris e Alana Haim. «Ho amato da subito l’idea di un uomo che all’inizio sembra destinato a essere l’eroe puro e duro -, ha detto DiCaprio del suo personaggio che nel primo atto del film combatte contro le ingiustizie, sa mettere da parte la lotta armata per occuparsi della figlia e non esita a scappare per proteggerla -. Da uno così, ti aspetti che risorga usando gli strumenti del suo passato da rivoluzionario per diventare il salvatore definitivo. Il film, invece, prende tutta un’altra piega. Mi piace il ribaltamento delle aspettative: ci si immagina che faccia ricorso a straordinarie doti di spionaggio, mentre invece (dopo 16 anni passati in clandestinità) non riesce nemmeno a ricordare una password. È questo dettaglio a delineare una dinamica eroica profondamente imperfetta che ho trovato irresistibile».
La politica ha dunque un ruolo importante, anche se DiCaprio spiega: «È soprattutto la storia di un padre che vuole proteggere la figlia. Bob è un padre disastroso, che non capisce la figlia, il gap generazionale pare incolmabile, ma tutto cambia quando è costretto dalle circostanze ad agire. Se c’è un messaggio politico, è che alcune persone non riescono a staccarsi dal passato mentre altre abbracciano il futuro. E poi c’è l’analogia di come siamo diventati come società intera, di come abbiamo smesso di ascoltarci gli uni con gli altri, di come le azioni estreme possono portare solo dolore».
