THE MASTERMIND al cinema
Massachusetts, 1970. James Blaine Mooney, per gli amici J.B., è figlio inconcludente del giudice della contea di Framingham, ha una moglie, Terri, e due figli gemelli, ma non ha un lavoro, anche se è laureato ed è abilissimo nei lavori manuali. Si diletta nel frequentare il museo locale e a sottrarre da lì qualche artefatto, finché non decide di rubare quattro quadri del pittore astrattista Arthur Dove e dare così una svolta alla sua vita, cosa che probabilmente stupirebbe suo padre e renderebbe orgogliosa sua moglie, l’unica a portare a casa il pane. J.B. dunque mette insieme un trio di malcapitati e il furto al museo apparentemente riesce, ma le cose cominciano a mettersi male fin da subito, costringendo J.B. ad una latitanza in giro per gli Stati Uniti. Intorno a lui si muovono i movimenti contro la guerra nel Vietnam, e il Paese sembra anch’esso allo sbando. Ultimo film in concorso al Festival di Cannes 2025, The Mastermind – dal 30 ottobre in sala – di Kelly Reichardt guarda al microcosmo della provincia, ci trascina nel bel mezzo di una demenziale rapina ai danni di un museo d’arte, per poi metterci di fronte al decadimento morale che ha attraversato una nazione.

Gli anni Settanta come specchio che riflette il disastro a stelle e strisce odierno. Josh O’Connor, protagonista indiscusso del film, presta la sua tenerezza e la sua simpatia naturale a un personaggio ambiguo e sfuggente, laconico e goffamente disperato, cui non riesce bene niente, anche se avrebbe il talento e le doti intellettuali per fare bene tutto.
