Sergio Cammariere La pioggia che non cade mai
Sergio Cammariere e l’arte della pazienza in “La pioggia che non cade mai” risiede la quintessenza di un poeta del suono. Il maestro calabrese del pianoforte pubblica il 28 novembre il suo nuovo album, un’opera di 13 brani che conferma la sua unicità nel panorama musicale italiano

In un’epoca di consumo musicale vorace e immediato, dominata da singoli effimeri e da algoritmi che impongono l’oblio, l’arrivo di un nuovo disco di Sergio Cammariere assomiglia sempre più a un atto di resistenza. Una resistenza gentile, mai urlata, ma ferma nella sua dedizione alla complessità melodica, alla poesia del testo, alla ricerca di una bellezza che non teme i tempi lunghi. La pioggia che non cade mai, il suo dodicesimo album in studio, non è solo un disco: è un luogo dell’anima, un giardino segreto in cui ci si può perdere per ritrovarsi.
Definito dallo stesso Cammariere come uno dei suoi lavori “più maturi ed essenziali, senza frizzi e lazzi”, l’album è la summa di un’artista che, lontano dai riflettori più accecanti, ha coltivato con perizia da orafo un suono inconfondibile. Quella voce calda, vellutata, che accarezza le note più che cantarle, e quel pianoforte che non è mai un semplice accompagnamento ma un prolungamento lirico del suo pensiero, sono qui più che mai al centro di un universo sonoro mirabilmente costruito.
La pioggia che non cade mai si presenta come un ciclo di tredici canzoni, tredici capitoli di un’unica, commovente storia sentimentale. Fin dall’apertura, L’amore è tutto, Cammariere pone le sue coordinate esistenziali: l’amore, inteso come forza cosmica e rigeneratrice, è l’unico argine possibile al caos e al cinismo del mondo. È un manifesto di fragile ottimismo, un tema che percorre l’intero disco come un fiume carsico.

La grandezza di Cammariere, in questo lavoro, risiede nella sua capacità di fondere mondi musicali apparentemente distanti in un amalgama di rara coerenza. Il jazz, sua linfa vitale, si fonde con ritmiche sudamericane, suggestioni black music e una sensibilità da chansonnier francese. In Come una danza, un inaspettato e leggiadro ritmo reggae-pop si sposa con archi e piano in un risultato che è pura gioia eterea. All’opposto, Qualcosa che ho lasciato dietro me scivola con disinvoltura in un groove pop-funky che dimostra l’assoluto controllo della band.
E che band. Cammariere si circonda di maestri: Alfredo Golino e Amedeo Ariano alla batteria, Ares Tavolazzi, Luca Bulgarelli e Alfredo Paixão al contrabbasso, creano una ritmica che è tappeto, danza e respiro. Gli interventi di Giovanna Famulari al violoncello aggiungono profondità e malinconia, mentre il sax soprano di Daniele Tittarelli e le chitarre di Christian Mascetta dipingono sfumature di luce e colore.
Ma il cuore pulsante del disco, oltre alla musica, è nella parola. Il sodalizio con il paroliere Roberto Kunstler, che prosegue dal 1992, è una delle collaborazioni più feconde e affiatate della musica italiana, paragonabile per sintonia e resa poetica a quella tra un Burt Bacharach e un Hal David. I testi di La pioggia che non cade mai sono piccole perle di filosofia quotidiana: Una lunga attesa e Certe storie ritornano danno un nome alla nostra fragilità, mentre Il fiume scende giù, ispirata a Khalil Gibran, trasforma il cammino dell’esistenza in un’immagine potente e fluviale.
La title track, La pioggia che non cade mai, è forse il momento di più alta poesia. Una ballata ariosa e icastica che, con metafore di disarmante bellezza, invita a una riflessione profonda sul nostro rapporto con la natura e l’ambiente. È qui che Cammariere tocca l’apice della sua arte: parlare di temi universali con la leggerezza di una preghiera laica.
E mentre La voce del cuore sorprende con echi prog e una struttura modale che dimostra una curiosità intellettuale ancora vivace, brani come Un segreto d’amore sono lezioni di eleganza pop, a ricordare come la qualità possa e debba restare una condizione non negoziabile in questi tempi moderni.
La pioggia che non cade mai è un disco necessario. In un panorama musicale saturo di suoni plastificati e narcolittici, l’opera di Cammariere è un invito a fermarsi, a respirare, ad ascoltare. È la prova che esiste ancora una musica per adulti, pensosa e passionale, che non ha paura della complessità e della bellezza. Sergio Cammariere potrà pure definirsi un “cantautore piccolino”, ma la sua è, senza alcun dubbio, una musica dal respiro grande.
