RICCARDO MILANI RICCARDO MILANI, regista di “La vita va così”

Nel Sud della Sardegna c’è una distinzione netta tra chi sceglie di restare e chi invece sceglie di fuggire. Ne sanno qualcosa il vecchio pastore Efisio Mulas e un imprenditore di Milano che proprio in quell’area vorrebbe dare vita ad un resort di lusso. Efisio, protetto dall’amore della figlia Francesca è l’ultimo dei pastori e rifiuta l’offerta economica decidendo di fare resistenza. La sua lotta, invece di giungere ad una soluzione, si perde per strada. La vita va così, presentata alla Festa del Cinema di Roma e al cinema dal 23 ottobre, è il nuovo film di Riccardo Milani, talentuoso regista che ancora una volta riesce ad unire il dramma alla commedia e viceversa, con la parola emozione come spirito guida. Il regista torna a parlare di realtà locali, di provincia, di territori da salvaguardare, spostandosi a un contesto affascinante, quello del mare della Sardegna, affidandosi a Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio e a Giuseppe Ignazio Loi, un anziano del posto. Al suo debutto, “La vita va così” è balzato in testa al box office e ci resterà a lungo. Ne abbiamo parlato con il regista.
Riccardo, primo al botteghino. Perché piace così tanto il film?
A dire il vero non lo so. Posso dirti che ci ho messo passione e sincerità in questo racconto per il cinema. Ho cercato di dare emozione e anche sano divertimento, spero di esserci riuscito.
Com’è nata l’idea di girarlo? Da anni ci pensavo, conoscevo la storia che di fatto ho seguito sin dall’inizio. Il vero pastore è morto a novantatré anni nel 2024, dopo avere combattuto una solitaria battaglia giudiziaria contro i giganti dell’edilizia che volevano costruire un resort di lusso sulla spiaggia di Tuerredda, dove ancora oggi restano i segni dello scempio. La sua è una storia che mi ha rapito per onestà, etica ed esempio da seguire perché ha avuto la capacità di dire no.
Siamo in Sardegna. Secondo te, possiamo davvero riuscire a preservare la bellezza di un luogo seguendo anche la modernità? Si deve fare ma non so se sia possibile. Preservare l’ambiente è un valore importante. Ci vorrebbe un capitalismo etico attento alla comunità di persone. Sicuramente lo sviluppo dell’ambiente crea turismo e conseguentemente anche lavoro ma senza distruzione.
Meglio restare nel proprio territorio o meglio andarsene? Perché? Ritengo che sia giusto nascere in un territorio che possa offrire la possibilità di scegliere della propria vita. E’ giusto combattere per poter rimanere, con una solida resistenza culturale ed economica.
Come descriveresti Efisio Mulas, sua figlia Francesca, l’imprenditore, Mariano e Giovanna? Efisio per settant’anni ha fatto il pastore con sacrificio e passione mantenendo con sé valori importanti. Francesca è una donna forte. Mariano è un uomo con un forte vissuto. Giacomo è l’anima nera del paese. Giovanna è un’anima giusta.
Il confronto finale tra Francesca e Giovanna è un momento molto intenso: cosa rappresentano loro all’interno della narrazione? E’ un dialogo molto emozionante, in quanto confronto tra due donne sarde con una loro storia personale; in loro c’è la Sardegna.
Il ballo finale nel film è un momento cruciale, perchè?
In quel ballo c’è tutta l’Italia, oltre che una comunità compatta e unita. Ci siamo tutti noi, senza metterei l’uno contro l’altro. La musica è unione.
Cosa speri arrivi del film? L’importanza della cose vere nella vita. Mi hanno detto che qualche spettatore sta uscendo dalla sala in lacrime ma felice; questo vuol dire che è arrivato il cuore, il coraggio, la determinazione, la coerenza e l’onestà. Ne sono felicissimo.
