Dario Fo 2015 © Archivio Fondazione Fo Rame

“Ho visto un re”, a Pescia il centenario di Dario Fo tra teatro, satira e memoria civile. Dal 21 al 29 marzo 2026 la Fondazione POMA Liberatutti di Pescia dedica una settimana di incontri, letture e approfondimenti a Dario Fo, nel centenario della sua nascita. Il ciclo, intitolato “Ho visto un re. Dario Fo sotto assedio”, culminerà poi in un appuntamento straordinario il 17 aprile con Jacopo Fo. Un programma fitto, costruito non come semplice omaggio celebrativo, ma come occasione per rileggere criticamente l’opera e la figura di uno dei protagonisti più irregolari, influenti e divisivi del teatro europeo del Novecento.
Il 24 marzo 2026 Dario Fo avrebbe compiuto cento anni. Attore, autore, regista, pittore, giullare politico e Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, Fo ha attraversato il secolo scorso con una forza scenica capace di saldare cultura popolare, satira, invenzione linguistica e denuncia politica. La sua vicenda artistica non si lascia ridurre alla formula del grande mattatore: Fo è stato soprattutto un costruttore di linguaggi, un autore-attore che ha trasformato il palcoscenico in arena civile, spazio di collisione tra riso e scandalo, tra comicità e coscienza. In questa traiettoria, il nome di Franca Rame non è un’aggiunta, ma una presenza necessaria. Attrice di straordinaria precisione, autrice, organizzatrice e figura centrale del teatro d’impegno italiano, Rame fu parte viva e decisiva di quel percorso. Insieme, Fo e Rame hanno dato forma a una delle esperienze più radicali e popolari della scena contemporanea, tenendo uniti sperimentazione, militanza, artigianato teatrale e capacità di parlare a pubblici diversi. Se Fo incarnava l’energia del giullare che rovescia il potere con la risata, Rame portava in scena una lucidità tagliente, una tensione etica e una forza drammatica che hanno segnato profondamente il teatro italiano. Il titolo scelto dalla Fondazione POMA, “Dario Fo sotto assedio”, contiene già una chiave di lettura. Sotto assedio fu Fo, per tutta la vita, da parte delle polemiche, delle censure, delle letture ideologiche, delle resistenze che il suo teatro suscitava ogni volta che osava toccare nervi scoperti del presente. Ma “sotto assedio” è anche il presente stesso, ancora interrogato da un autore che non smette di disturbare, di chiedere conto, di graffiare. È in questa tensione che il progetto trova il suo senso più felice: non una commemorazione immobile, ma una settimana di confronto intorno a un’eredità che continua a vibrare.
Il programma si apre sabato 21 marzo alle 17 con Alessio Arena, professore di Discipline dello spettacolo all’Università di Rosario ed esperto accreditato della Fondazione Fo Rame, che proporrà “Un Nobel per due: Dario Fo Premio Nobel per la Letteratura 1997”. Un incontro che promette di rileggere il significato di quel riconoscimento internazionale, accolto all’epoca con entusiasmo ma anche con rumorosi dissensi, come se il teatro, il comico e il popolare non avessero pieno diritto di cittadinanza nel canone letterario.

Domenica 22 marzo sarà la volta di due appuntamenti: alle 16.30 Fabio Falugiani guiderà l’incontro “L’arte raccontata dal giullare: un equilibrista senza rete sul filo della verità”, dedicato alla pittura e allo sguardo figurativo di Fo; alle 17.45 il maestro Gabriele Bonci presenterà “La musica secondo Dario Fo”, percorso sul rapporto tra parola, ritmo e suono nella sua opera. Due momenti che allargano opportunamente il campo e ricordano come Fo sia stato un artista totale, insofferente alle recinzioni disciplinari.
Il 26 marzo alle 21 salirà al centro della scena Maria Cassi con il monologo “L’attore è un atleta del cuore”, in dialogo ideale con il grammelot di Fo, mentre il 28 marzo alle 17 la giornalista Maria Salerno affronterà un tema ancora bruciante con “Censura Rai: cos’è cambiato da Dario Fo ad oggi”. Sarà uno dei passaggi più interessanti del ciclo, perché riporterà il discorso sul rapporto tra teatro, informazione e libertà espressiva, là dove Fo continua a restare una figura scomodamente attuale.
La chiusura, domenica 29 marzo, vedrà alle 16.30 Simone Soriani, moderato da Amleto Spicciani, con “Agire scrivendo, scrivere agendo. Dario Fo, autore-attore”, seguito alle 18 dalle letture di Monica Menchi tratte dalle opere di Fo. A suggellare il centenario sarà poi l’incontro straordinario del 17 aprile alle 21.30, quando Jacopo Fo porterà a POMA lo spettacolo “Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo”, tratto dal suo libro del 2019.

Anche il luogo contribuisce al senso dell’iniziativa. La Fondazione POMA Liberatutti, nata in un ex opificio ristrutturato sulle sponde del fiume Pescia, si propone come spazio di libero pensiero e officina culturale. Una cornice coerente con il mondo di Fo e Rame, che del teatro hanno fatto non un monumento, ma un laboratorio acceso, artigianale e politico. Ed è proprio qui, in questo intreccio tra memoria e pratica viva, che il loro centenario trova la sua forma più convincente: non l’eco distante di una celebrazione, ma il ritorno concreto di una voce che ha ancora molto da dire.
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