Palermo, Angeli in Biblioteca di Claudio Collovà con gli allievi del Teatro Biondo Palermo (ph © rosellina garbo)

Può la poesia essere argine alla disumanizzazione? Antidoto ai mali della società? Di certo, se sapessimo vedere, non ci sarebbero guerre nel nostro tempo. Incanta, nella sua corale pregnanza espressiva, che coniuga formazione e pratica della scena, “Angeli in biblioteca” di Claudio Collovà interpretato dagli allievi e dalle allieve della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo Stabile di Palermo. Emilia Bruno, Simona Adele Buscemi, GiuliaCandiloro, Alessandro Caporali, Andrea Castronovo, Martina Frazzetta, Antonella Galati, Francesca Gennuso, Gabriele Greco, Noemi Migliaccio, Simone Mignosi, Carlotta Pernicone, Giuseppina Perrotta, Riccardo Romeo, Riccardo Sangiorgi, Maria Laura Turturici, Manuela Tuzzolino mostrano di essere già l’avveramento di una bella promessa per il futuro.
Le scene sono state realizzate dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo – Sarah Radicello, Francesco Troia, Luana Trupiano, Alessia Zappulla – coordinati dalla professoressa Antonella Conte, mentre i costumi sono stati curati dagli allievi Andrea Amato e Elisabetta Arnone coordinati dalla professoressa Francesca Pipi e le luci dall’allieva Elena Madia seguita dalla professoressa Liliana Iadeluca.
Claudio Collovà si è ispirato al romanzo “I quaderni di Malte Laurids Brigge” di Rainer Maria Rilke e al film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, in particolare all’immagine degli angeli riuniti in una biblioteca, che ricorda quella londinese di Holland House bombardata nel 1940 e immortalata in una celebre foto. Angeli che parlano di morte, esistenza, divenire, storia e immaginazione attraverso parole di rara bellezza e potenza.
Una comunità di uomini e donne trova rifugio in una biblioteca speciale e metafisica, come quella descritta, appunto, da Peter Handke e mirabilmente ripresa da Wim Wenders nel suo film. Una piccola porzione di umanità, assorta nella lettura silenziosa di libri bianchi, ci trasmettono un clima e un’atmosfera che risalgono alla scrittura di Rilke, che testimonia il passaggio epocale tra il XIX e il XX secolo.
Spiega Collovà: «Dalle parole de I quaderni di Malte Laurids Brigge di Rilke, unico romanzo del poeta tedesco, dalla forza poetica delle sue visioni e dai nostri numerosi riferimenti fotografici, a partire dalla biblioteca di Londra bombardata nel 1940, è nato Angeli in biblioteca, in un luogo visionario abitato da anime che qui si sono riunite con l’illusione che la poesia sia ancora un forte antidoto alla realtà, oggi tragicamente in guerra».
I frammenti del romanzo e le immagini del film diventano azioni e gli interpreti, come fossero poeti che vivono in un luogo inteso come rifugio ed eremo, sviluppano un loro mondo concreto fatto di conflitti, amicizia e relazioni umane attraverso dialoghi e azioni molto vicine all’esperienza umana. Uomini e donne che, nella loro forma angelica, hanno imparato a vedere”.
« Rilke ha interrogato gli Angeli – continua l’autore nelle note di regia – e le sue domande non hanno avuto risposte, perché le trovassimo noi. Wim Wenders ce li ha mostrati gli angeli, e dal Cielo sopra Berlino in poi non li abbiamo più immaginati in altro modo, se non con lo sguardo e il cappotto nero di Bruno Ganz.
I libri ridotti in macerie, oggetti spesso violentati, bruciati, seppelliti dalla follia degli uomini, la loro esplosione in fogli indistinti nei cieli tragici della storia, trovano qui una resurrezione proprio grazie all’intervento degli Angeli.
È proprio il dolore per questo eccessivo distacco dalla Storia che ci ha portato a ricercare un’unità fondamentale dimenticata, una sorta di strada sotterranea che possa ricondurre alla luce una vita altra, illuminando anche gli angoli oscuri della nostra natura umana.
Da questo immaginario siamo partiti con i nostri allievi della scuola del Teatro Biondo, e con gli allievi di scenografia, costume e illuminotecnica dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo in una collaborazione ideale e reale tra le due istituzioni culturali.
Un processo di formazione che ha generato un livello di ideazione e di realizzazione al servizio di una esperienza teatrale totale.

Come sempre ci siamo allontanati dal dato naturalistico e dalla visione oggettiva della realtà, abbiamo imparato a vedere come vedono gli Angeli e i poeti. Abbiamo accettato la vaghezza del sogno e la dismisura del mondo. Gli uomini possono essere anche così, pieni di paura per quella trasparenza angelica che comunque è impossibile, e direi inutile, negare.
A tutto questo gli attori e le attrici della Scuola di recitazione del Teatro Biondo hanno dato voce, corpo e anima, mutando spesso natura. Angeli ed Esseri Umani insieme come i due lati della stessa figura, e spesso nel silenzio, “un silenzio non come lo intendiamo noi, ma come lo intende Dio”, per dirla con le parole di Rilke”».
Da non perdere, quindi, fino al 1 marzo, per essere immersi in una atmosfera intensa, onirica e densa di richiami interiori, che è anche terapia e recupero di consapevolezza profonda in un tempo in cui non riusciamo più a “vedere” e a “posare le mani sulle spalle dei nostri bambini”.
