Palermo Biondo d'estate 2026

Tacquero tutti e tenevano attento lo sguardo.
Allora dall’alto giaciglio il padre Enea cominciò:
«Mi chiedi, o regina, di rinnovare un dolore indicibile,
il modo tenuto dai Danai nel distruggere la potenza troiana
e il regno sventurato, tristissimi fatti dei quali
fui testimone e protagonista. Chi mai a raccontarli,
mirmidone o dolope o soldato del duro Ulisse,
frenerebbe le lagrime?»
Così, nel secondo libro dell’ Eneide, il poeta Virgilio, che pochi anni prima aveva sperimentato sulla sua pelle il dolore delle guerre civili, cantava il momento solenne in cui Enea, profugo troiano approdato come naufrago sul lidi della terra libica, rispondeva alla regina Didone, che lo aveva accolto, insieme a una manciata di compagni sopravvissuti, alla sua corte e che lo invitava a rinnovare la memoria dell’ assedio e della caduta della sua città. Versi pregni di dolore e di umanità testimoniano una dote connaturata alla grande poesia, quella di compiere il miracolo di avvicinare generazioni lontane nel tempo e di rendere immortali esperienze e vissuti che, altrimenti, l’avvicendarsi dei secoli avrebbe cancellato per sempre.
L’incanto si è ripetuto il 20 e 21 giugno, nell’ ambito della rassegna “Biondo d’estate” alla GAM di Palermo: la voce magnetica e inconfondibile di Massimo Popolizio ha raccontato “La caduta di Troia” dal secondo libro dell’Eneide di Virgilio.
Il tema è quello dell’inganno: l’immenso cavallo, dono dei Greci, viene trasportato dentro le mura di Troia e si trasforma in una macchina di morte e distruzione. Alla corte di Didone, Enea narra, descrivendola con “indicibile dolore”, quella notte di violenza e di orrore. Le parole di Virgilio sembrano uno storyboard, una sorta di sceneggiatura ante litteram. «Attraverso quelle parole – spiega Popolizio – ho cercato di creare vere e proprie immagini, di far vedere ciò che è scritto».
Le musiche, realizzate da Stefano Saletti e Barbara Eramo, sono arricchite dalla presenza del musicista iraniano Pejman Tadayon che suona il kemence, il daf e il ney, antichi ed evocativi strumenti della tradizione persiana. Le lingue del canto sono il ladino, l’aramaico, l’ebraico e il sabir, antica lingua del Mediterraneo. Saletti usa strumenti come l’oud, il bouzouki e il bodhran per evidenziare le atmosfere evocate da Massimo Popolizio e dalla voce limpida di Barbara Eramo, che si muove tra melismi e scale di derivazione mediorientale. Una vera e propria “partitura” che fa di questa pièce un’opera totale, dove la voce dell’attore si fa corpo e materia.
Applausi scroscianti hanno accompagnato gli artisti sul palco, mentre l’emozione palpabile tra il pubblico ha fatto sì che ciascuno si portasse a casa un frammento del dramma universale che, purtroppo, oggi con declinazioni non molto dissimili, ancora in diversi contesti si ripete. IL VIDEO DEL SALUTO FINALE
Gli spettacoli sono stati preceduti dalle letture dei testi finalisti della seconda edizione del “Premio Nazionale Teatro Biondo per la nuova drammaturgia under 40”, interpretate dagli allievi diplomandi della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo di Palermo con la supervisione di Rosario Palazzolo.
