NEGRITA concerto Bari al Teatro Petruzzelli
Ho vissuto un concerto rock in uno dei teatri più belli della Puglia, il Petruzzelli. Lunedì 18 novembre, i Negrita hanno portato in scena ritmo, leggende e umanità, riportandomi indietro alla mia infanzia. Sì, perché sembrava quasi di essere catapultata nei miei primi ricordi di ascolto: se avessi chiuso gli occhi mi sarei ritrovata in quelle giornate d’estate in cui li ascoltavo in macchina. Eppure non l’ho fatto, non solo perché li avevo a pochi metri di distanza, ma anche perché le mie orecchie hanno goduto dalla prima fino all’ultima nota.

Immagina un gruppo di ragazzi che nella provincia di Arezzo trasformano il silenzio delle cantine in rock universale. All’inizio si chiamano Inudibili, ma presto sono proprio i Rolling Stones a consacrarli Negrita, ispirati dal loro brano Hey Negrita. Il debutto arriva nel 1994 con l’album omonimo, un’esplosione di energia che li porta subito sulla scena nazionale. Da lì parte un viaggio inarrestabile: Paradisi per Illusi (1995) conferma la loro attitudine live, XXX (1997) li consacra, mentre Reset (1999) segna nuove sperimentazioni. Il vero salto arriva con Helldorado (2008) e Rotolando verso sud, colonna sonora delle estati dei millennials e di tanti italiani ancora oggi. E poi tanti altri successi, ciascuno con un suono diverso ma sempre riconoscibile, diventati veri inni generazionali. Il tour “Canzoni per Anni Spietati” celebra il loro ultimo album e oltre trent’anni di carriera nei teatri italiani, trasformando ogni data in un viaggio nella loro storia musicale.
Sentirli dal vivo è una scarica elettrica continua, amplificata dall’atmosfera del teatro: il Petruzzelli alle 21:15 abbassa le sue luci, lasciando i palchi semi illuminati e la platea completamente oscura. Così entrano in scena i Negrita con il loro primo atto, avvolti da luci blu elettrico e dagli assoli che rimbombano in galleria. Guidati dalla voce di Paolo “Pau” Bruni, dalle chitarre di Cesare “Mac” Petricich ed Enrico “Drigo” Salvi, la nuova formazione con Giacomo Rossetti al basso, Guglielmo Ridolfo Gagliano alle tastiere e Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria, raccoglie l’eredità di Franco “Frankie” Li Causi e Roberto “Zama” Zamagni e porta sul palco un suono rinnovato e potente. Si parte con Nel blu (lettera ai padroni della terra), brano recente che richiama subito energia e critica sociale, tema ricorrente nei testi della band. La scaletta alterna con equilibrio brani nuovi e storici: Radio Conga dimostra che neanche il contesto teatrale può contenere la loro forza, Noi siamo gli altri diventa poesia musicale, Song to Dylan è un omaggio al grande Bob, mentre In ogni atomo si trasforma in una dedica ai fan di sempre.

Pau racconta l’emozione di suonare per la prima volta al Petruzzelli e sottolinea: «Al contrario della musica contemporanea noi facciamo musica fatta a mano… La facciamo da sempre e non ci facciamo abbagliare dalle mode del momento». E il pubblico apprezza, perché ogni nota vibra nell’acustica perfetta del teatro. Qui non ci sono cambi d’abito, ma continui scambi di strumenti tra i musicisti, un gesto raro e, a prima vista, sorprendente. A un certo punto, nel silenzio più totale, Pau invita: «Nel rispetto degli altri siete autorizzati a fare un po’ di bordello». Ed è lì che la platea si alza, si avvicina al bordo del palcoscenico e trasforma il teatro in una festa rock sulle note di E sia splendido. Il secondo atto è un’esplosione: Non esistono innocenti amico mio, Lontani dal mondo, Ho imparato a sognare, Brucerò per te, Rotolando verso sud e Gioia infinita trascinano il pubblico, che canta a squarciagola e fa vibrare le pareti del Petruzzelli.
Sul finale, i ringraziamenti e gli inchini, sulle note di What a Wonderful World di Louis Armstrong, hanno reso questo concerto una chiusura memorabile, quasi una carezza finale dopo due ore di pura energia. La band, unita da decenni ma ancora capace di suonare con la freschezza di chi entra in studio per la prima volta, ha dimostrato che il tempo non ha scalfito la loro forza. Ogni assolo, ogni voce, ogni brano – dai più storici ai più recenti – ha vibrato come un manifesto di purezza, testi che meriterebbero di essere studiati per la loro profondità e per la capacità di raccontare la vita con poesia e rabbia insieme. L’atmosfera creata al Petruzzelli è stata irripetibile: un teatro trasformato in un cuore pulsante di ritmo, dove il pubblico ha respirato all’unisono con la banda. E quando Pau, con due salti improvvisi, ha raggiunto la platea per salutare i fan rompendo una quarta parete invisibile, con un semplicissimo gesto ha racchiuso tutto il senso della serata: i Negrita non sono solo musicisti, ma cantori del rock che hanno fatto della loro umanità un’arte. Un’arte generosa, pura, che ha trovato la sua conferma più autentica.
