Neapolitan Power, dalle origini al futuro

Di Mario Conforto
Quando la sera del 29 dicembre, alle 20, le luci del PalaVesuvio di Ponticelli si accenderanno, Napoli non darà semplicemente avvio alle celebrazioni di fine anno: metterà in scena una parte decisiva della propria storia culturale e, insieme, una dichiarazione d’intenti sul futuro. Il concerto ‘Neapolitan Power – dalle origini al futuro’ apre ufficialmente il Capodanno a Napoli con un omaggio a una stagione musicale che ha infranto confini, rinnovato linguaggi e proiettato la canzone partenopea in una dimensione internazionale.
L’evento, promosso e finanziato dal Comune di Napoli, è a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, con apertura dei cancelli alle 19, e si inserisce nel programma di Napoli Città della Musica, rafforzando una visione che intreccia produzione culturale, diritto all’accesso e riequilibrio territoriale. Non a caso, per favorire la partecipazione, è stato predisposto un servizio navetta gratuito di andata e ritorno da piazza Museo e piazza Borsa a partire dalle 18, oltre ai parcheggi disponibili nell’area orientale della città.
Il cuore della serata è un tributo a James Senese, figura fondativa del Neapolitan Power, e a Peppe Vessicchio, maestro della scrittura e dell’arrangiamento, due personalità che hanno inciso in modo profondo sulla grammatica sonora di Napoli. Un omaggio che va oltre la celebrazione e si configura come riconoscimento di una vera genealogia culturale.
«Questo concerto non è soltanto un’apertura simbolica del Capodanno – afferma Sergio Locoratolo, coordinatore delle politiche culturali del Comune – ma una scelta di campo: la musica come infrastruttura viva del presente e risorsa strategica per il futuro. Il Neapolitan Power ha insegnato che la tradizione non è ripetizione, ma ricerca, dialogo, invenzione. Portare questo evento a Ponticelli significa affermare una città policentrica, in cui la cultura è diritto e partecipazione».
Sulla stessa linea Ferdinando Tozzi, delegato del sindaco per l’industria musicale e l’audiovisivo, che sottolinea come «da qui prenda avvio la quattro giorni del Capodanno di Napoli Città della Musica, nel segno dell’incontro tra maestri e nuove generazioni, tra memoria e contaminazione, in uno spazio che restituisce centralità ai quartieri e alla loro energia creativa».
A guidare il pubblico lungo questo itinerario musicale sarà la giornalista Mariasilvia Malvone, mentre la direzione artistica è affidata a Eugenio Bennato, altro pilastro del movimento. La serata è concepita come una narrazione per quadri successivi, in cui ogni segmento dialoga con il precedente, componendo un affresco coerente e in continua trasformazione.
L’apertura è affidata all’Ensemble Parthenope, che rende omaggio a Peppe Vessicchio attraverso due brani scolpiti nell’immaginario collettivo, ‘Malafemmena’ e ‘Una lunga storia d’amore’, in una versione per quintetto d’archi, voce e direzione, capace di restituire la densità emotiva della grande canzone italiana.
Segue il tributo a James Senese e ai Napoli Centrale, affidato al Pietro Santangelo Quintet. Il sassofonista napoletano rilegge pagine fondamentali del repertorio storico, precedute da un racconto sonoro e testuale che ricostruisce il percorso umano e artistico di Senese, preparando l’ascolto a una musica ancora oggi attraversata da tensione civile e libertà espressiva.
Il concerto di Eugenio Bennato segna il momento dell’apertura mediterranea: sul palco, accanto a lui, musiciste di diversa provenienza culturale danno corpo a una performance che intreccia tradizione popolare, ritmi etnici e nuove sonorità, trasformando il dialogo musicale in messaggio universale di pace e fratellanza.
Il finale è una sessione speciale del Neapolitan Power, corale e intergenerazionale, che riunisce Tony Esposito, Teresa De Sio, Fabiana Martone, Raiz, Dario Sansone, Roberto Colella, Tommaso Primo, Gianni Lamagna, Simona Boo, Napoleone e altri protagonisti della scena contemporanea, diretti da Ernesto Nobili. Un laboratorio sonoro in cui la memoria non si cristallizza, ma vibra nel presente e si proietta in avanti.
Così Napoli sceglie di salutare l’anno che si chiude: non con la nostalgia, ma con la forza di una musica che ha saputo anticipare il cambiamento e che continua, oggi come ieri, a raccontare l’identità profonda di una città che fa della creatività il proprio linguaggio universale.
