Napoli, ‘Versus’: il laboratorio sonoro dove il jazz incontra l’elettronica
Di Mario Conforto
Quando il jazz contemporaneo si confronta con l’imprevedibilità dell’improvvisazione e con le possibilità offerte dalle tecnologie digitali, nasce uno spazio creativo dove il suono diventa materia viva. È proprio questo il terreno sul quale si muove ‘Versus’, progetto musicale che riunisce alcuni tra i più esperti protagonisti della scena jazzistica italiana, impegnati in una ricerca sonora che attraversa tradizione e sperimentazione.
Il gruppo vede al centro il sassofonista Giulio Martino, interprete di lungo corso del sax tenore e soprano, affiancato da Antonio Jasevoli alla chitarra elettrica e agli effetti, Ferdinando Faraò alla batteria, Massimiliano Pone alle live electronics e Francesco Desiato ai flauti. A completare la formazione, in qualità di ospiti, due solisti di primo piano: il trombonista Roberto Schiano e il trombettista Luca Aquino.
Si tratta di musicisti che condividono decenni di attività concertistica, collaborazioni internazionali e una lunga esperienza nei circuiti del jazz e della musica improvvisata. Lo stesso Martino, figura di riferimento del jazz partenopeo, vanta una carriera caratterizzata da festival, progetti discografici e collaborazioni con artisti di rilievo della scena internazionale, oltre a un’intensa attività didattica nei conservatori italiani.
L’ensemble si colloca in un territorio sonoro fluido, dove la scrittura musicale convive con la libertà dell’improvvisazione. I concerti alternano composizioni originali a riletture di pagine firmate da autori che hanno segnato la storia del jazz moderno, come Abdullah Ibrahim, Bill Frisell e Thelonious Monk. Non semplici esecuzioni, ma interpretazioni aperte, dove ogni brano diventa un punto di partenza per sviluppi improvvisativi e dialoghi timbrici tra gli strumenti.
Uno degli elementi più originali del progetto è rappresentato dall’intervento di Massimiliano Pone, che opera attraverso una console di dispositivi elettronici capace di elaborare e trasformare in tempo reale i suoni prodotti dai musicisti. Il risultato è una trama sonora in costante mutazione: gli strumenti acustici vengono filtrati, stratificati, deformati, generando nuovi colori timbrici e inattese tensioni acustiche.
In questo continuo gioco di rimandi, la chitarra elettrica si fonde con il respiro dei fiati, mentre la batteria e l’elettronica creano un tessuto ritmico che oscilla tra pulsazione jazzistica e paesaggio sonoro contemporaneo. Il dialogo fra gli interpreti diventa così il cuore dell’esperienza musicale: un confronto — un “versus”, appunto — tra linguaggi, tecniche e sensibilità artistiche.
Il risultato è un progetto che guarda alla tradizione afroamericana senza rinunciare alla sperimentazione più attuale. Una sorta di laboratorio aperto, dove il jazz torna alla sua natura originaria: arte dell’istante, invenzione collettiva, esplorazione continua del suono.
