Napoli, Teatro Serra: ‘La Venere dei terremoti’ rinasce nella voce di Roberto Maria Azzurro
Di Mario Conforto
A Napoli, nel cuore di Fuorigrotta, dal 13 al 15 marzo prossimi, il palcoscenico del Teatro Serra accoglie una delle storie più singolari e struggenti della narrativa teatrale italiana del secondo Novecento: ‘La Venere dei terremoti’, dal racconto di Manlio Santaneli, nell’adattamento e con l’interpretazione di Roberto Maria Azzurro. Una vicenda sentimentale che sboccia nell’ombra della cronaca e che trova compimento proprio quando il destino collettivo di un’intera città irrompe a mutarne il corso.
Siamo nel Rione Sanità, anno 1980. Luigino Impagliazzo, geometra schivo e metodico, abita una quotidianità dimessa, quasi invisibile. L’incontro con Fortuna Licenziati — donna avvenente e legata al potere criminale del quartiere — accende in lui un sentimento assoluto, inatteso, quasi salvifico. L’innamoramento, che ha il timbro dell’epifania, si intreccia però con un contesto dominato da equilibri oscuri. Solo la morte del capoclan sembra aprire uno spiraglio alla felicità dei due amanti; ma mentre l’idillio pare possibile, sulla città si profila la tragedia tellurica. L’amore individuale e la catastrofe urbana si specchiano, così, in un dramma che è al tempo stesso intimo e corale.
Il testo di Santanelli — ormai considerato un classico contemporaneo — nasce per la pagina scritta e conserva una qualità letteraria marcata: lingua iperbolica, gusto per il paradosso, ironia che sfiora il grottesco. Azzurro ne restituisce la forza affidandosi quasi esclusivamente alla potenza della parola, incarnando oltre venti figure con un virtuosismo attorale che richiama la migliore tradizione del teatro di narrazione. La scena diventa officina di voci, crocevia di destini, spazio in cui il comico e il tragico si sfiorano fino a confondersi.
«Per vivere abbiamo bisogno di parole che sappiano generare storie capaci di meraviglia», osserva Azzurro, impegnato da anni nella valorizzazione dell’opera dello scrittore partenopeo. «Santanelli costruisce universi grotteschi eppure plausibili, abitati da creature fragili e magnifiche». Dichiarazione che suona come un manifesto poetico: la letteratura quale argine al silenzio, il racconto quale antidoto alla dissoluzione.
Le repliche sono in programma venerdì 13 marzo alle ore 21, sabato 14 alle 19 e domenica 15 alle 18, negli spazi di via Diocleziano 316. Tre serate che si annunciano come un’immersione nella memoria emotiva di Napoli, tra ironia e struggimento, dove l’eros e il sisma condividono lo stesso respiro narrativo.
In principio è il verbo, ammoniva l’evangelista. E qui il verbo si fa carne scenica, vibrazione, destino. Fino all’ultima battuta, quando l’amore di Luigino e Fortuna — fragile e ostinato — continua a interrogare lo spettatore sul senso profondo della speranza.
