"Il reato di pensare" di Paolo Crepet. al teatro Augusteo di Napoli

Oltre mille persone hanno riempito lo storico palcoscenico di Piazza Duca d’Aosta, lunedì 16 marzo, per lo spettacolo. L’evento, organizzato da Charlotte Srl, si trasforma in una lunga riflessione su educazione, fragilità, coraggio emotivo e intelligenza artificiale. Standing ovation finale.
Il teatro Augusteo, gremito in ogni ordine di posto ha accolto, nella serata di lunedì 16 marzo, Paolo Crepet e il suo spettacolo Il reato di pensare. Più di un migliaio di persone ha seguito, per quasi due ore, il racconto del noto psichiatra, sociologo ed educatore, ospite abituale dei principali programmi televisivi.
L’evento è stato organizzato da Charlotte Srl, la società guidata da Rosario Roberto Gemelli e Simona Ligabue, specializzata in formazione e grandi produzioni culturali.
Fin dall’inizio Crepet ha chiarito il senso della serata: “Sono qui perché ho delle opinioni”, l’incipit dell’intellettuale, aprendo un percorso fatto di storie, provocazioni e ricordi personali. Al centro, il tema della libertà: “La libertà non è essere uguali, ma avere gli stessi diritti”. Una riflessione che ha attraversato l’educazione, la scuola, la crescita dei giovani e il ruolo degli adulti.
Crepet ha denunciato la tendenza contemporanea a eliminare frustrazione e dolore dall’esperienza dei ragazzi: “Se non ti do la possibilità di perdere, non avrai la forza di affrontare la frustrazione”.
Ha ricordato la lezione di Mario Lodi, il celebre scrittore e pedagogista italiano, “la più grande rivoluzione pedagogica”, e criticato un modello educativo che “ha tolto l’infanzia, abolito il dolore, cancellato le favole”.
Molto applaudita la parte dedicata al coraggio emotivo: “Non si può avere paura delle emozioni. Si perde, e si deve avere la forza di dirlo”. Crepet ha invitato a riscoprire il valore dell’incontro, del movimento, della curiosità: “Cosa c’è di bello a star fermi? L’amore è per l’altro”.
Uno dei passaggi più forti è stato quello sull’intelligenza artificiale, definita “un degrado”: “Se hai bisogno di quella artificiale, vuol dire che la tua non funziona. L’intelligenza è fare ciò che non c’è ancora”. Ha raccontato di una ragazza che aveva chiesto consigli all’IA dopo una delusione amorosa: “Le ha risposto come un prete di campagna. Ma non ti dirà mai: “Festeggia, ti sei liberata di un imbecille!”.
Il racconto si è intrecciato con storie di viaggi, incontri, figure straordinarie e anonime, dal velista che sfidò Capo Horn, sir Peter Blake, a Gaetano Veloso, celebre chitarrista americano, fino alla vicenda di Germano, deportato a 16 anni: “Il male non vince. Vince chi è fragile. La fragilità è un’opportunità straordinaria”.
Nel finale, la platea si è alzata in piedi e concluso con una standing ovation. “Non ci perdiamo questo mondo: siamo cacciatori di orizzonti. Non siate tracotanti, siate gentili. Si può dire grazie, ma io non sono come te. Questa si chiama dignità”, ha detto Crepet, prima di chiudere con le parole di Mercedes Sosa: “Se hai una passione nessuno ti ferma” dette sullo sfondo di uno dei celebri capolavori della cantante argentina.
Molto apprezzato il firma copie dei testi di Crepet dopo lo spettacolo: tantissimi fan in fila per un dedica.
Antonio Boccellino
