‘Luisella’, dai bassi di Napoli al teatro internazionale
Di Mario Conforto
C’è una Napoli ferita, oscura, popolare e tragica che torna a vivere sul palco del Nuovo Teatro Sancarluccio. È quella di Luisella (la terza notte), monologo tratto da un racconto di Nando Vitali contenuto nella raccolta Notturno Napoletano, in debutto domenica 10 maggio alle ore 18. In scena Patrizia Di Martino, con la regia di Alessia J. Magliacane e le musiche dal vivo di Lobinho.

Più che una semplice trasposizione teatrale, lo spettacolo si configura come una riflessione sul confine sottile tra fedeltà e tradimento, tra parola letteraria e scrittura scenica. L’adattamento firmato da Magliacane e Francesco Rubino nasce infatti dalla consapevolezza che trasferire una novella sul palco significhi inevitabilmente attraversare un processo di trasformazione, soprattutto quando il testo originale appartiene a una voce riconosciuta e autorevole della narrativa contemporanea.
Protagonista è Luisella, donna dei bassi napoletani, una “scartellata” costretta a sopravvivere nella Napoli della Seconda guerra mondiale grazie al mercato nero. La sua esistenza cambia improvvisamente quando un soldato tedesco ferito bussa alla sua porta. In quell’istante la grande storia irrompe nella dimensione privata, trasformando un basso napoletano nel luogo simbolico in cui si intrecciano paura, pietà, desiderio e morte.
La regia conserva due nuclei essenziali del racconto originario: da un lato il profilo umano immaginato da Vitali — quello di una figura marginale e insieme decisiva nel caos delle Quattro Giornate di Napoli — dall’altro il doppio livello narrativo in cui la tragedia collettiva della guerra prende forma nel volto del nemico.
Accanto alla fedeltà al testo emerge però una scelta artistica precisa. La protagonista viene attraversata da una tensione quasi aristocratica, da una consapevolezza del proprio ruolo nella storia che supera la mera sopravvivenza quotidiana. Luisella diventa così non soltanto una creatura popolare, ma una figura tragica capace di incarnare l’ambivalenza più profonda dell’umano: quella sospesa tra eros e distruzione, tra amore e morte.

Anche il rapporto con il soldato tedesco assume una dimensione simbolica e inevitabile. Non è più soltanto l’incontro con il nemico, ma la collisione fra destino individuale e catastrofe collettiva. Una lettura che amplia il racconto originario e lo conduce verso un respiro universale.
L’intero impianto scenico segue una traiettoria volutamente cinematografica. L’intenzione dichiarata è evocare nello spettatore un immaginario personale, trasformandolo in parte attiva della narrazione. Musiche, silenzi, corpi e luci diventano così strumenti di una drammaturgia che richiama suggestioni del teatro del Novecento, da Eduardo De Filippo alle sperimentazioni più visionarie della scena europea.
Centrale, in questo percorso, è l’interpretazione di Di Martino, attrice dalla lunga esperienza teatrale e televisiva, già apprezzata in produzioni come L’amica geniale e Un posto al sole. La sua Luisella oscilla tra ironia, brutalità e struggente vulnerabilità, restituendo al personaggio una profondità lontana da qualsiasi stereotipo folkloristico.
Lo spettacolo, prodotto da JuJu Entertainment e Sovrastrutture Paris, rappresenta la prima tappa di un progetto dal respiro internazionale. Dopo Napoli, il lavoro approderà infatti a Parigi, Bruxelles, in Brasile e negli Stati Uniti, con l’obiettivo di trasformare Luisella in una figura capace di attraversare culture, lingue e geografie differenti.

Non un semplice tour, ma un processo di continua riscrittura: la Napoli raccontata da Vitali entrerà in dialogo con altri immaginari, altre città, altre tragedie storiche. Perché, nella visione degli autori, il teatro deve restare uno spazio vivo, in cui la memoria collettiva si intreccia con le inquietudini del presente.
E così Luisella, nata nei vicoli bombardati della Napoli del ’43, si prepara a parlare al mondo intero.
