Giulio Martino, il respiro del jazz a Napoli
Di Mario Conforto
Nel dedalo serale del centro antico di Napoli, quando le luci si abbassano e la città affila l’udito, il jazz torna a farsi linguaggio condiviso. Accade al Ba-Bar House, luogo di culto per la musica dal vivo, dove prende forma una serie di residenze che hanno il passo lento delle cose necessarie e l’urgenza dell’improvvisazione. Protagonista è Giulio Martino, sassofonista di caratura internazionale, pedagogo rigoroso, interprete capace di trasformare ogni frase musicale in racconto.
Non si tratta di semplici concerti, ma di incontri: appuntamenti settimanali che, a partire dalle 20.45, intrecciano performance e jam session, aprendo il palco al confronto, alla relazione, alla comunità sonora. Qui il jazz non è repertorio da museo né esercizio di stile; è atto presente, costruito sul dialogo, sulla memoria e sull’ascolto reciproco.
Martino arriva a queste serate con il peso lieve di una biografia esemplare. Musicista formatosi nel solco della grande tradizione afroamericana, ha sviluppato nel tempo una voce personale al sax, riconoscibile per densità timbrica, controllo formale e tensione narrativa. Il suo suono, mai compiaciuto, evita l’ornamento fine a se stesso e cerca invece l’essenza: una linea che respira, si spezza, ritorna. Accanto all’attività concertistica, il suo ruolo di docente di jazz al Conservatorio “San Pietro a Majella” lo colloca al centro di una responsabilità culturale più ampia: trasmettere un sapere che non è solo tecnico, ma etico ed estetico insieme.
In queste residenze, il sassofonista non si limita a guidare formazioni diverse – dal trio a organici variabili – ma costruisce un dispositivo musicale in cui ogni musicista è chiamato a prendere parola. Le serate diventano così laboratori aperti, in cui la tradizione dialoga con il presente e il canone si lascia interrogare. Il pubblico, parte attiva di questo processo, è invitato a seguire il filo di un discorso che nasce sul momento e si consuma nell’istante.
Il valore dell’iniziativa risiede anche nella sua dimensione urbana. In una città che ha dato al jazz italiano figure decisive e spazi di resistenza culturale, il Ba-Bar House conferma la propria vocazione: essere presidio sonoro, luogo in cui la musica non subisce la fretta del consumo ma reclama tempo e attenzione. Qui il jazz riacquista la sua funzione originaria di rito laico, capace di unire generazioni, esperienze e sensibilità differenti.
Giulio Martino, con la sobrietà di chi conosce a fondo la materia che maneggia, guida questo percorso senza proclami. Lascia che sia il suono a parlare, che siano le pause a dire l’indicibile, che l’improvvisazione diventi forma di pensiero. È in questo equilibrio tra rigore e libertà che le residenze trovano il loro senso più profondo: non evento mondano, ma esperienza culturale.
Nel calendario di febbraio, ogni lunedì diventa così un capitolo di una stessa narrazione, scritta a più mani e affidata all’aria che vibra nei fiati e nelle corde. Un invito, per chi ascolta, a entrare nel tempo del jazz e a riconoscervi – ancora una volta – una possibilità di senso.
