Edoardo Purgatori al cinema con Anna e a teatro con Brokeback Mountain

Il 21 marzo 1956 Anna Magnani vince il Premio Oscar come miglior attrice per La Rosa Tatuata. La notte dell’attesa la passerà tra i vicoli e le piazze di Roma, tra la gente del popolo che la ama e le memorie che abitano il suo cuore. Accanto a lei una giovane ragazza che diventerà la sua agente, Carol Levi. L’alba le porta la vittoria ma è un’alba brevissima. L’imprevedibile curva del destino la mette ai margini nel momento del suo massimo splendore. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, Anna – dal 6 novembre al cinema – è il tentativo di Monica Guerritore (qui nelle vesti di interprete principale e di regista) di mostrare al pubblico una Magnani umana e fragile, una donna autentica segnata dalla vita e con delle aspirazioni forti, artista tormentata che fa della settima arte e del teatro la sua ragione d’esistere. Nel cast troviamo un intenso Edoardo Purgatori nel ruolo di Luca Magnani. Non solo cinema, infatti l’attore che è nei cuori del pubblico è in tournée in Italia con Brokeback Mountain, con Malika Ayane, un’indimenticabile storia di amore, lotta e accettazione. Ne abbiamo parlato con lui.
Edoardo, partiamo dal film Anna. Perché dire sì a Monica Guerritore? Mio padre accettò di collaborare alla prima stesura della sceneggiatura, incoraggiò Monica a girare quel film, fatto da lei era certo che avrebbe avuto un valore speciale. Per me ha valore molto grande, il film è a lui dedicato. Dopo la sua morte, Monica venne a leggere il monologo finale de Il muro di gomma, mi disse che mi voleva nel film e non potevo far altro che accettare. Non avevamo mai lavorato insieme, questa è la prima volta. Per me, lei è sempre stata un’icona.
Per te chi era Anna Magnani? E’ stata per l’Italia come Brando è stato per l’America. E’ stata una rottura nel complesso mondo dello spettacolo, in particolare della recitazione, in quanto ha tirato fuori l’anima e la sporcizia che ha l’essere umano. Non conoscevo la sua storia così bene. Per me è sinonimo di forza e rivalsa. In quegli anni, essere attrice non era facile e lei è riuscita a ritagliarsi uno spazio tutto suo. E’ un esempio di coerenza con se stessi. Sarà sempre contemporanea.
Ti troviamo nelle vesti di Luca Magnani, il figlio. Come lo descriveresti? Non ho avuto piacere di conoscerlo ma ho molto rispetto per lui. Credo che la sua sia stata una vita sempre in salita nella quale ha sempre combattuto. Era affetto dalla poliomielite sin dalla tenera età e dalla paralisi infantile, con una madre non così presente perché sempre sul set.

Passiamo al teatro. Sei in giro per l’Italia con Brokeback Mountain. È la versione per palcoscenico del film di Ang Lee dal racconto di Anne Proux, la storia d’amore tra due cowboy nel Wyoming del 1963. Secondo te quel sentimento come poteva essere visto in quegli anni? E adesso? In quegli anni non era certamente ammissibile essere omosessuale. Chi lo era veniva ammazzato, non c’era scampo. Il tutto veniva visto come una malattia incurabile. Penso che anche oggi in alcune zone del mondo, non nelle grandi città, sia difficile accettarlo.
Sei Ennis, il personaggio di Heath Ledger, una bella responsabilità. Com’è come uomo il tuo personaggio? Avevo visto il film e ne ero rimasto colpito. Oltre che una recitazione superba da parte di ogni interprete, era una grandissima storia d’amore, un amore che sfida il tempo, il silenzio e la paura, un incontro tra anime. Mi sono detto che avrei voluto anch’io, un giorno, poter avere un ruolo simile. Il mio Ennis è un uomo traumatizzato che fa fatica anche a condividere un solo sguardo; preferisce nascondere il tutto. Vive nel silenzio. Ha creato un suo mondo per poter sopravvivere. E’ abituato a perdere i legami.

Che ruolo ha la musica? Speciale. Non è un musical. Le canzoni che interpreta Malika Ayane, insieme a una band, danno un’atmosfera unica, aiutano a far entrare il pubblico nell’atmosfera di quel periodo storico.
Nuovi progetti? Uscirà per Rai1 la serie tv Una finestra vista lago di Marco Pontecorvo.
