DANIELE CARTOCCI in 40 secondi: «Questo film cerca di sensibilizzare gli esseri umani»

Willy Monteiro Duarte è un ragazzo capoverdiano di soli ventuno anni, brutalmente aggredito e ucciso a mani nude nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro, in provincia di Roma. Willy viene colpito a morte dopo essere intervenuto per difendere un amico coinvolto in una lite, un gesto di coraggio e altruismo che gli è costato la vita. In appena 40 secondi, il tempo di una violenza fulminea e spietata, la sua giovane esistenza viene spezzata. 40 secondi – questo il titolo del film, prodotto e distribuito da Eagle Pictures – , bastano per cambiare la vita di un ragazzo di poco più di vent’anni. Come non intitolare in modo così secco ed efficace un film di forte denuncia, come quello di Vincenzo Alfieri, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e poi dal 19 novembre in sala. Ispirato a una storia vera, il film ripercorre le ventiquattro ore che precedono il tragico evento, in cui si intrecciano incontri casuali, rivalità e tensioni latenti: un viaggio attraverso la banalità del male che indaga la natura umana e i suoi condizionamenti. Nel cast, troviamo Daniele Cartocci, giovane e intenso attore nelle vesti di Cristian.
Partiamo dall’inizio. Tu, quando hai appreso della triste vicenda di Willy, cosa hai pensato e provato? Stavo tornando dalle vacanze e ho letto la notizia attraverso i social. Non avevo capito molto, le informazioni era frammentarie. Grazie poi al libro di Federica Angeli, tutto mi è stato molto più chiaro. Ci sono state diverse coincidenze negative che hanno portato alla morte di Willy. Purtroppo non era il primo caso e credo che non sarà nemmeno l’ultimo. Ho provato molto rabbia e ho pensato che fosse una morte assurda.
L’opinione pubblica e non solo si sono stretti alla famiglia di Willy, ma questo giovane chi era? Era un ragazzo solare, pieno di vita e che amava scherzare; il suo sorriso era contagioso. Era vita, era gioia.
Perché dire sì a questo film? Era un film con uno scopo ben preciso che non poteva certamente passare inosservato. Ero stato chiamato su un set che non era solo intrattenimento, bensì molto di più.
Tu sei Cristian. Come lo descriveresti? Un ragazzo insicuro e fragile, nascondeva le sue debolezze mostrando un carattere piuttosto aggressivo. Vede in Willy la salvezza.
Lui a Willy cosa lo legava? Una forte amicizia, iniziata al liceo, nella stessa comitiva. Willy era un ragazzo diverso con un futuro già deciso. C’era una forte stima umana.
Il film si sofferma sul giorno prima dell’aggressione poi sfociata in tragedia. Come sono questi giovani raccontati sul grande schermo? Sono insoddisfatti e insicuri, lasciati a se stessi. Il disagio giovanile sfocia molto spesso nella rabbia che difficilmente è controllabile.
Per quali motivi, secondo te, la violenza è alla base dei giovanissimi? Sui social, viene mostrata la parte bella e quella migliore, per nascondere l’ansia per il futuro, la rabbia per quello che non si riesce a raggiungere e frustrazione per tutto ciò che non si ha e che si vorrebbe avere.
Cosa speri arrivi del film? Mi auguro che i giovani comprendano la differenza del bene dal male e che gli adulti possano capire la mentalità dei più piccoli.
Nuovi progetti? Uscirà al cinema Nel tepore del ballo di Pupi Avati.
