Canestro porta Marylin al Teatro Romano di Fiesole

Con Marilyn, oltre il sorriso, in scena il 7 luglio 2026, alle ore 21.15 al Teatro Romano di Fiesole, la Lyric Dance Company dedica a Marilyn Monroe una creazione coreografica che attraversa la parte più umana dell’icona. La diva, consegnata alla memoria collettiva come simbolo di bellezza, sensualità e fragilità, diventa materia scenica: una figura poetica da esplorare attraverso il corpo, la luce, la musica e il gesto. A firmare coreografia e regia è Alberto Canestro, direttore artistico della compagnia da venticinque anni. Il suo sguardo si allontana dall’imitazione della star e dalla celebrazione nostalgica del mito cinematografico, per cercare una Marilyn più segreta, là dove la luce pubblica incontra la solitudine privata e il corpo racconta ciò che le parole hanno lasciato sospeso. Canestro costruisce un viaggio danzato raffinato, sospeso tra sogno e memoria, in cui Marilyn appare come creatura fragile e potentissima, quasi una divinità moderna consumata dal proprio splendore. La sua figura viene evocata nella trasformazione, nella caduta, nella tensione continua tra desiderio e vulnerabilità. La biografia lascia spazio a una drammaturgia del corpo, capace di restituire alla protagonista una voce interiore. La forza del progetto nasce anche dalla particolare storia della Lyric Dance Company. In venticinque anni Canestro ha costruito una comunità artistica fondata su disciplina, visione e continuità formativa. Attorno al suo percorso è cresciuta una scuola di danza che ha accompagnato molti degli attuali interpreti sin dall’infanzia, trasformando giovani allievi in danzatori maturi, tecnicamente solidi e scenicamente consapevoli. Questo aspetto emerge nella qualità dell’ensemble: i corpi in scena parlano una lingua comune, pur conservando ciascuno una propria presenza e una vibrazione personale. È il risultato di un percorso lungo, quasi artigianale, in cui la formazione genera artisti capaci di abitare il gesto con intelligenza emotiva. Significativa è anche l’attenzione che Canestro dedica ai giovani coreografi, aprendo la scuola a nuove possibilità creative. La compagnia diventa così un luogo di trasmissione e ricerca, dove la danza è tecnica, pensiero, identità e visione. In questo senso, Marilyn, oltre il sorriso appare come il frutto di una genealogia artistica: un lavoro nato da un linguaggio coltivato nel tempo. Un ruolo centrale è affidato alla musica, sviluppata attraverso gli adattamenti e le composizioni originali di Pierfrancesco Nannoni Bertelli, collaborazione che Canestro considera fondamentale nella costruzione dell’opera. Il tessuto sonoro accompagna la danza come una corrente sotterranea, sostenendo le atmosfere visive e interiori della creazione.

Nella cornice antica del Teatro Romano di Fiesole, Marilyn torna come presenza da ascoltare. La cavea del teatro, la notte e il movimento dei danzatori diventano il luogo di un incontro tra mito e verità, tra memoria collettiva e fragilità individuale. Con questo nuovo lavoro, Alberto Canestro conferma una poetica fondata sulla cura del dettaglio, sulla formazione degli interpreti e sulla capacità di trasformare la danza in racconto vivo. Intervista al direttore artistico Alberto Canestro:
Il titolo è molto evocativo: Marilyn, oltre il sorriso. Quale Marilyn voleva raccontare al pubblico, al di là dell’icona luminosa che tutti conoscono?
Credo molto nelle donne che scelgo di interpretare e portare in scena. Marilyn è una figura che ha lasciato un segno iconico e iconografico fortissimo, rimasto nel tempo fino a noi. Mi interessava andare oltre l’immagine conosciuta, per cercare la donna dietro il mito, la sua luce e la sua fragilità.
Come si traduce in danza una figura così complessa, sospesa fra mito, sensualità, fragilità e solitudine?
Marilyn è un po’ come una dea moderna. È stata trasformata, quasi da brutto anatroccolo in cigno, e il suo percorso contiene anche una caduta, un passaggio dal paradiso agli inferi. La sua decadenza psicologica ha contribuito a renderla eterna. Lo spettacolo è un viaggio danzato, poetico e raffinato, come un sogno in cui Marilyn torna tra noi per dire forse ciò che in vita è rimasto inespresso.
Qual è stata la scelta artistica più importante nella costruzione dello spettacolo?
La cosa più importante è stata la collaborazione con il maestro Pierfrancesco Nannoni Bertelli. Con lui è nata una connessione e una fusione artistica molto forte, dalla quale si sono sviluppati la mia idea di Marilyn e tutto il percorso musicale dello spettacolo. Un ruolo importante hanno anche i costumi, che ho disegnato personalmente e che sono stati realizzati con materiali di altissima qualità grazie al sostegno dello sponsor, che ha reso possibile un sogno con una qualità del lusso. Sono grato a questi angeli che sostengono l’arte, la cultura e la danza.
Marilyn è ancora oggi un simbolo potentissimo. Che cosa può dire a uno spettatore contemporaneo, soprattutto alle nuove generazioni?
Marilyn è sempre stata un’immagine potente, di ispirazione, bellezza e luce. Dietro quell’immagine c’era anche qualcosa di molto piccolo, delicato e umano, capace poi di avere una risonanza enorme. È proprio questa luce che mi ha colpito. Penso fosse un’attrice e una donna che aveva ancora moltissimo da dire.
C’è un momento dello spettacolo a cui è particolarmente legato e che vorrebbe che il pubblico portasse via con sé?
Sono legato a tutta la drammaturgia coreutica dello spettacolo, più che a un singolo momento. La danza ha un inizio e una fine: diversamente da un quadro, vive nel tempo della scena. È più vicina a un film, attraversa lo spettatore e poi continua nella memoria. Vorrei che il pubblico portasse a casa soprattutto un’idea di bellezza.
