VINCENZO FERRERA in “Morbo K”: « Il 27 gennaio è la giornata del presente, un presente che arranca nell'oscurità»

In occasione della Giornata della Memoria, questa sera e domani arriva in prima serata su Rai 1 la miniserie “Morbo K – Chi salva una vita, salva il mondo intero”. La miniserie, con la regia di Francesco Patierno – coproduzione di Rai Fiction-Fabula Fiction-Rai Com -, racconta uno degli episodi più incredibili e meno conosciuti della Resistenza italiana: quando un gruppo di medici dell’ospedale sull’Isola Tiberina, a due passi dal ghetto, inventò una malattia fittizia e altamente contagiosa, il Morbo di K (come Kappler), riuscendo così a salvare decine di ebrei dalla deportazione. La storia è ispirata a quella vera del medico Giovanni Borromeo che mise in atto lo stratagemma con l’aiuto dei suoi assistenti Adriano Ossicini e il dottore ebreo Vittorio Emanuele Sacerdoti. VINCENZO FERRERA, ancora una volta ha riposto gentilmente alle nostre domande, veste i panni del professor Matteo Prati, primario dell’ospedale Fatebenefratelli, un medico preparato e dal forte senso morale.

Vincenzo, partiamo dall’inizio. Cosa ti ha portato a dire sì a questa miniserie? E’ una storia diversa dalle altre, una storia che fino ad ora quasi nessuno conosceva, una storia sulla quale sarà importante riflettere. E’ una storia di cui vado fiero.
Contestualizziamo il preciso periodo storico. Siamo a Roma nel settembre 1943. Cosa succede? L’Italia era stata occupata dai nazisti nel settembre del 1943, dopo la caduta del fascismo. Il regime fascista, con le leggi razziali del 1938, aveva già discriminato e perseguitato gli ebrei italiani, ma la loro deportazione nei campi di concentramento era stata fino a quel momento limitata. Il rastrellamento del ghetto di Roma fu un atto di violenza e di odio che colpì una comunità pacifica e integrata nella società italiana. Un evento che segnò profondamente la storia del nostro paese e che non deve essere dimenticato.
Come si svolgeva la vita del professor Matteo Prati prima di quel periodo? Era un primario borghese che, come tanti, svolgeva il proprio lavoro con amore e dedizione. Aveva rapporti con il Papa e con il Vaticano. Conduceva la sua esistenza in modo semplice e normale, facendo il suo lavoro e stando con moglie e figli.
Cos’è il Morbo K? E’ una patologia contagiosissima, letale (e ovviamente inesistente) pensata però per salvare gli ebrei romani dalla deportazione. Chiunque mostrasse i sintomi doveva essere isolato per evitare l’epidemia, era questa la misura sanitaria da adottare: un’intuizione per allontanare le persone da un destino già drammaticamente segnato.

Secondo te perché prende questa importante decisione, mettendo a rischio la sua stessa famiglia?Esistono persone nate per salvare altri esseri umani, capaci di una grandissima umanità e dal forte senso morale. Esistono coloro che sanno andare oltre, che non si voltano dall’altra parte, che non sono vigliacchi.
Il 27 gennaio è una giornata importante, un giornata che dovrebbe essere ogni singolo giorno, una giornata di ricordo, di rabbia e di dolore, ma se pensassimo all’opera di Primo Levi “Se questo è un uomo”, tu quella frase come la continueresti? Quella frase oggi la modificherei in “se questi sono uomini”. Viviamo in tempi ancora bui e feroci in cui la vita umana è considerata pari a zero. Il 27 gennaio non è solo la giornata del ricordo ma è la giornata del presente, un presente che arranca nell’oscurità.
Cosa ti piacerebbe arrivasse al pubblico di questa miniserie? Mi piacerebbe che le persone prendessero coscienza di quanto è avvenuto, una storia che ancora purtroppo non è finita nei libri di storia.
Nuovi progetti? Tornerò in Mare Fuori e sarò a teatro con uno spettacolo dal titolo “Uscita d’emergenza”.
