SEBASTIANO SOMMA in “Roberta Valente - Notaio in Sorrento”: «E' importante godere della vita»
Per Roberta, notaia precisa e pianificatrice, la vita è sempre stata un’equazione senza incognite. La notaia più giovane d’Italia arriva nell’incantevole cornice di Sorrento, tra limoneti profumati, paesini caratteristici e scorci mozzafiato. Qui inizia la storia. Avrà modo di misurarsi con una serie di casi notarili molto particolari. Una serie di scoperte legate al proprio passato metteranno in discussione le sue certezze. Riuscirà a mantenere il controllo della propria vita e salvare il proprio matrimonio? Questo e non solo è “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” di Vincenzo Pirozzi e prodotta da Rai Fiction con Rodeo Drive. Nel cast, troviamo SEBASTIANO SOMMA, un attore che certamente non ha bisogno di presentazioni. Da sempre diviso tra il cinema, il teatro e la televisione, in queste settimane lo troviamo in questa nuova serie tv nel ruolo di Capasanta.

Sebastiano, ti vediamo da qualche settimana in “Roberta Valente – Notaio in Sorrento”. Per quali motivi dire sì? La mia è una partecipazione, una sentita partecipazione. Inizialmente il mio ruolo sarebbe dovuto essere un altro ma poi quando mi hanno presentato quest’ultimo personaggio mi sono emozionato, mi ha coinvolto e mi ha scaldato il cuore. Mi ha fatto ripensare a mia madre. La regia era ottima e la cornice sorrentina era meravigliosa.
Sei Capasanta. Come lo descriveresti? E’ un uomo non più giovane con un legame speciale con il mare; quest’ultimo è introspezione, fantasia, malinconia, nostalgia e sapore autentico della vita. Ha perso gran parte della sua memoria ed è ancorato al passato. E’ di grande sensibilità, è poesia pura. E’ un uomo di grandi sentimenti e di forte esperienza; riesce piuttosto bene ad afferrare e capire gli esseri umani. Ama la vita, la natura e le persone.
Cosa ti piacerebbe arrivasse al pubblico della serie tv? Quella che vedete in tv è una fiction con casi interessanti. Mi auguro che i telespettatori si appassionino sul mondo notarile, un mondo poco conosciuto dai più, e che si capisca l’importanza della vita e di tutto ciò che vi ruota intorno.
Sei un attore che ha spaziato il tutti i campi, ma tra piccolo e grande schermo e il teatro dove ti senti a casa? Ho iniziato con il teatro e per me sarà sempre il luogo dell’anima, la mia casa, è condivisione con i compagni di lavoro e con il pubblico che cambia ogni volta, è una scatola magica immediata che richiede tanta concentrazione. Detto questo, il cinema e la tv sono nel cuore e permettono di entrare nelle vite delle persone.
Perché hai scelto questo mestiere? Essere attore cosa significa? Lui ha scelto me. Andavo sempre al cinema con mia madre e ricordo la mia prima volta a teatro con la maestra. Ho studiato ma non avevo piena consapevolezza. Sono stati gli incontri che hanno segnato la mia vita e mi hanno poi portato a quello che è diventato il mio lavoro. Essere attore è una responsabilità, è avere rispetto per se stessi e per gli altri, è istinto, creatività, emozione e smuovere le coscienze.
I tuoi primi lavori sono nella filodrammatica di Napoli, ma Scarpetta e De Filippo cosa rappresentano per te? Una parte di mondo che fa parte di me. Sono dei capisaldi della drammaturgia e sono grandi conoscitori dell’essere umano del sud. Hanno sempre cercato di diffondere l’animo di un popolo meravigliosamente complesso.
Il tuo primo ruolo televisivo è Il boss, nel quale interpreti un killer assoldato dalla mafia. Cosa porti con te di quel primo ruolo? E’ stato il mio primo progetto in tv, il mio vero inizio in tv, da quel momento non mi sono fortunatamente mai fermato. Mi ha lasciato tanta esperienza di un qualcosa che non potrò mai dimenticare, un ricordo molto piacevole.
La svolta arriva con Sospetti, poi cinque stagioni di Un caso di coscienza. Cosa porti con te di quelle fiction? Sono state fiction molto amate. Parliamo di storie scritte da grandi sceneggiatori, una struttura narrativa importante per storie mai banali e con registi che hanno fatto la storia della tv. Sono stati lavori molto seri con professionisti straordinari. Ho capito ben presto che per ottenere dei risultati, si deve faticare e sudare.
Tra i tanti, sei stato diretto da Gigi Proietti nella commedia Remember me. Cosa ci ha lasciato in eredità il maestro? E’ stata una commedia esilarante dove ho fatto molto ridere; la risata da sempre mi appartiene ma sotto la guida di proietti è stato tutto più bello. Aveva la consapevolezza di saper osare, di essere grande e leggero allo stesso tempo.
Il significato della parola emozione? Ha infinite facce, ognuna con la sua forza. E’ il pianto di un bambino, un gesto inaspettato, un anziano che si aspetta una carezza, un atto di fede, una condivisione, un ricordo, un progettare un futuro insieme, una buona notizia che arriva e riempie il cuore. Entra dritta nella vita. Vivo solo di emozioni.
Nuovi progetti? Al cinema con Il tepore del ballo di Pupi Avati con il quale girerò una fiction, un libro e l’immancabile teatro.
