ROBERTA CARONIA ne “La salita”: «E' una favola non amara ma reale»
Nel 1983 a causa di alcune lesioni dovute al bradisismo, il carcere femminile di Pozzuoli viene chiuso e le detenute smistate provvisoriamente in altre strutture penitenziarie della Regione. Alcune di queste vengono momentaneamente ospitate presso il carcere minorile di Nisida che all’epoca è solo maschile. In quello stesso periodo, Eduardo De Filippo, nominato senatore a vita, sorprende l’aula e i colleghi di Palazzo Madama facendo un discorso di insediamento tutto orientato a favore dei ragazzini reclusi nel carcere minorile di Nisida e nel Filangieri. Contribuisce alla ristrutturazione del Teatro del carcere, disegnandone la nuova struttura di suo pugno e impianta nel carcere una scuola di scenotecnica e una di recitazione. Infine, invia gli attori della sua compagnia per mettere in scena quello che sarà il primo spettacolo teatrale in un istituto penitenziario minorile italiano all’interno di una storia che rende omaggio al Teatro e al suo potere salvifico. Questo è La salita di Massimiliano Gallo dal 9 aprile al cinema. Nel cast troviamo ROBERTA CARONIA, un’attrice sempre molto intensa in ogni ruolo da lei interpretato.
Cosa ti ha portato a dire sì a questo film? E’ una storia molto bella, molto rara. E’ l’affresco di un’Italia che racconta una storia piccola all’interno di una storia grande e questo è bellissimo. E’ di forte impegno culturale e non solo. Il mio è un bellissimo personaggio.
Ci spieghi il titolo? Credo si riferisca alla salita che compiono i personaggi per fare un loro percorso interiore.
Essere diretta da Massimiliano Gallo cosa ha significato per te? Sin da subito ho intuito la sua voglia di lavorare con gli attori e l’amore che nutre per loro. Trovo che sia un attore straordinario e penso che essere diretta da un altro mio collega sia davvero molto interessante perché conosce già la macchina attoriale che già abita. Parliamo la stessa lingua e ci siamo incontrati.

Tu sei Beatrice. Come descriveresti questa donna? Ha delle contraddizioni e dei chiaroscuri netti. È una donna che ha sofferto, ma con un segno dell’orgoglio che non le permette di mostrare le proprie fragilità. E’ ambigua. Non viene dal popolo ma si ritrova in carcere per crimini camorristici. Ha potere, soldi e molto carisma anche dietro alle sbarre. E’ fratturata, rotta e segnata dal lutto, è pericolosa. Non ha paura di nulla. Sa quello che vuole. Ha più vettori che partono da un unico centro. Non si aspetta più nulla dalla vita, ma con l’incontro con Emanuele qualcosa cambierà.
Quale legame si instaura con il giovane Emanuele? C’è una tendenza ad attrarlo e a respingerlo, emerge un’attrazione ma anche una repulsione. Sicuramente c’è del tenero. Lei è un’adulta e conosce molto bene le dinamiche della camorra. Vorrebbe spingerlo ad agire ma non più di tanto.
Hai dato qualcosa di tuo a Beatrice? Fortunatamente ho un’altra vita, la mia è un’altra storia. Ho voluto dare a Beatrice uno sguardo malinconico. Pensavo fosse necessario per restituire traccia del suo passato. Mi sono ricollegata alle mie malinconie, nulla di eclatante, luoghi che appartengono ad ogni essere umano.
Lo spirito di Eduardo De Filippo quanto è importante per i personaggi della storia che raccontate e per te come attrice? Aleggia il suo spirito da sempre. E’ stato il mio saggio in accademia. Ho da sempre ammirato il tanto valore che dava al teatro, soprattutto per i progetti sugli ultimi. Il suo impegno per i ragazzi di Nisida ha rappresentato una vicenda straordinaria, ha testimoniato l’azione diretta e sincera di un immenso uomo di cultura e di teatro per cambiare le cose e ridare nuova vita a chi era condannato a un disagio senza fine.
Cosa speri arrivi al pubblico del film? E’ una favola non amara ma reale. E’ una bella storia con il cuore gonfio di speranza, ognuno può avere una possibilità, nessuno è condannato.
