RICCARDO DONNA, regista di Cuori 3: "Una storia inventata ma molto simile alla realtà"

Torino, primi anni ‘70. Al reparto di cardiochirurgia delle Molinette si combatte una battaglia che non ha precedenti: quella per spostare il limite tra la vita e la morte. La terza stagione di “Cuori” – serie tv coprodotta da Rai Fiction, Aurora TV Banijay e Rai Com con il Centro Produzione Rai di Torino e con il supporto della Film Commission Torino Piemonte – è in onda in queste settimane per sei appuntamenti in prima serata su Rai 1 e racconta l’ambizione e il coraggio di un gruppo di medici che hanno immaginato il futuro della medicina quando ancora non esistevano strumenti. La fiction intreccia scienza e sentimenti, mostrando come le più grandi rivoluzioni nascano sempre da un atto di immaginazione. Troviamo Delia Brunello e Alberto Ferraris, insieme ai loro colleghi, che si misurano con intuizioni che all’epoca sembravano avveniristiche: il contro pulsatore, il defibrillatore portatile, un Holter costruito a mano, i primi tentativi di utilizzo dell’angioplastica. L’arrivo di un nuovo primario rischia di stravolgere equilibri fragili, imponendo prudenza dove la squadra è abituata a osare. I personaggi della serie tv saranno costretti a scoprire che, a volte, è più facile guarire una malattia che un cuore spezzato. Ne abbiamo parlato con il regista RICCARDO DONNA.
Partiamo dall’inizio, perché far continuare a Cuori questo viaggio televisivo? E’ la mia serie tv e l’ho seguita dall’inizio, non la lascerei mai. Le voglio molto bene. Raccontiamo di un ospedale accogliente in cui i pazienti sono al centro di tutto. E’ un ospedale del passato ma fa comprendere al meglio quanto la ricerca fosse e continua anche adesso fondamentale per la vita.
Siamo a Torino nei primi anni settanta. Com’era quel periodo per i protagonisti di questa storia? Parliamo di una città più decentrata rispetto a Roma o a Milano. Ognuno aveva un sogno e un obiettivo. Per ogni personaggio, vestire il camice bianco è una missione e una religione, vivono per questo.
Come abbiamo lasciato i vari personaggi e come li ritroviamo? Dopo sei anni, qualcosa è cambiato, sono molto più maturi. Alberto è capo chirurgo, non è primario per seguire la sorella. Delia è il principale cardiologo. I giovani da studenti e tirocinanti sono diventati dei bravi dottori. Abbiamo anche nuovi arrivi: Scarpati porta l’irrazionalità nella scienza, la Sala è una cantautrice disperata e sinonimo di mistero e Sciarappa scombina i piani di tutti.

Cosa speri arrivi al pubblico di questa terza stagione? Raccontiamo una storia inventata ma molto simile alla realtà. Viene raccontata anche l’Italia che cambia: negli anni ’70 arrivano femminismo, divorzio, nuove dinamiche familiari e persino un carismatico sensitivo che mette in discussione la fede cieca nella scienza. In corsia e fuori, “Cuori” racconta la rivoluzione di un’epoca in cui ogni giorno era una prima volta.
