PIA LANCIOTTI ne “Le libere donne”: «I legami dettati dal cuore sono importantissimi»

Mario Tobino è uno psichiatra non convenzionale con una passione per la poesia che sfida le regole repressive dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano per salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Alcune di loro hanno trovato conforto nella follia come unica forma di libertà cui aspirare, mentre altre sono state ingiustamente recluse solo perché hanno osato affermare il loro spirito libero. Mario vive all’interno del manicomio confrontandosi – e a volte scontrandosi – con i diversi approcci dei suoi colleghi. In particolare, trova un alleato nel dottor Anselmi, giovane medico schietto e altruista, con il quale riuscirà anche a instaurare un sincero rapporto di amicizia e fiducia. La vita di Mario prende una svolta inaspettata quando a Maggiano arriva Margherita Lenzi, una giovane donna rinchiusa nell’ospedale dal marito contro la sua volontà. L’istinto spinge Tobino a dubitare della pazzia di Margherita e a domandarsi se non sia solo la vittima di un uomo violento, ansioso di mettere le mani sulla sua eredità. Mario inizierà un’avvincente ricerca della verità, combattuto tra un sentimento intenso e inaspettato per Margherita – che lo spinge a confrontarsi con dilemmi morali e a rischiare la sua posizione – e un amore che torna dal passato, quello per Paola Levi diventata nel frattempo una staffetta partigiana. Questo è “Le libere donne” di Michele Soavi, la nuova serie tv di Rai1, che stiamo vedendo in queste settimane, coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, tratta da “Le libere donne di Magliano” di Mario Tobino. In un cast molto ricco, troviamo anche PIA LANCIOTTI, un’interprete capace di impersonare veramente qualsiasi essere umano, truccando la sua anima e il suo volto del colore per qualsiasi personaggio. Ne abbiamo parlato con lei.
Pia, partiamo dall’ultimo progetto in onda. Perché dire sì a “Le libere donne”? Perché il progetto mi era parso bellissimo, ben scritto, cosa non frequentissima. Inoltre perché questa creatura aerea, ferita, delicata era tanto ben disegnata. Michele Soavi mi ha poi donato delle suggestioni ancora più sorprendenti (quella del canto, per esempio), nella sceneggiatura iniziale era una maestra di scuola.
Prima di questa serie tv, conoscevi Mario Tobino? Si, lo conoscevo e mi ero imbattuta in lui diversi anni prima con il libro. Ha umanizzato i manicomi capendo quanto le leggi interiori cambino costantemente e sostenendo quanto sia fondamentale la capacità di ascoltare per comprendere il più possibile l’animo umano.
Siamo durante la seconda guerra mondiale, la libertà femminile come veniva vista in quegli anni? La visione patriarcale poteva sicuramente esprimersi con più disinvoltura, diciamo così. Il cammino di affrancamento è stato tortuoso per noi donne. Lo è ancora per tutto ciò che è energeticamente femminile: l’arte, l’infanzia, l’omosessualità, la fluidità, la natura, gli animali. Coraggio e dolore hanno costruito tanto negli anni e addentrarsi con il cuore nella propria interiorità può costruire un destino libero per ognuno di noi.
Tu sei Galli. Come la descriveresti? E’ un’ex cantante lirica che probabilmente ha detto o fatto qualcosa di non convenzionale per quegli anni, motivo per cui si trova dentro le mura di un manicomio. E’ una donna slabbrata. E’ una piuma di uccello in balia della brezza che soffia. Innamorata senza speranza di Tobino, riuscirà ad esprimersi a tratti solo attraverso frammenti estenuati di recitativi d’opera

Franco Basaglia affermava che nessuno fosse normale se visto da vicino, sei d’accordo? Non credo esista una norma alla quale le anime possano conformarsi. Siamo pezzi unici. Tutto ciò che ci compone non è interscambiabile. Le malattie psichiatriche non sono malattie del cervello ma incrinature dell’anima.
La malattia mentale come veniva vista allora e come invece viene vista oggi? Purtroppo sempre allo stesso modo e le persone continuano ad averne ancora paura. Chi soffre di queste patologie esige una qualità di ascolto infinita e i più questo lo dimenticano. I malati psichiatrici vengono visti ancora oggi come qualcosa da tener lontano, molto spesso come qualcosa di incomprensibile e sinonimo di persone sfortunate.
Cosa speri arrivi al pubblico della serie tv? La fiction ancora non l’ho vista ma posso dire che i legami dettati dal cuore sono importantissimi. Sul set, c’era molta gioia nel raccontare l’unicità dei nostri personaggi.
Sei una vera interprete, perché scegliere proprio questo mestiere? A quattro anni c’era già qualcosa che inevitabilmente iniziava a bruciarmi dentro e la cosa pian piano è venuta fuori in maniera naturale. Mi piace raccontare storie in modo autentico perché possono salvare l’anima. In Italia, purtroppo molto spesso vengono sempre raccontate le stesse storie.
Sei stata allieva di Giorgio Strehler. Cosa ti ha insegnato? Il suo genio somigliava a Michelangelo: Strehler scolpiva immagini, dipingeva meraviglia. Nel Faust mi accorsi di quanto il buio prima dell’inizio (buio vero, senza le ‘macchie verdi’ delle luci di sicurezza che allora non esistevano in teatro) ti traghetti in un altro in mondo inconosciuto.
Essere attrice cosa significa per te? Ci sono personaggi che danno la possibilità di far crescere sia come attrice sia come essere umano e questo è molto gratificante. Chi prende seriamente questo mestiere può riuscire a parlare con l’anima perchè instaura una connessione più profonda con se stesso.
Il palcoscenico per te cosa rappresenta? E’ un accesso a una dimensione diversa. La voce si amplifica e la dimensione del corpo aumenta, il respiro e il battito del cuore sembrano infiniti. C’è sempre paura prima di un debutto teatrale, quell’adrenalina ci sarà sempre a una prima di uno spettacolo. Ogni sera si ha la possibilità di sporgere sempre un po’ di più dall’ordinario.
Come valuti un progetto prima di dire sì oppure dire di no? Il testo, per il teatro, e la sceneggiatura, per il piccolo o grande schermo. Non seguo il cervello ma come risponde il cuore a un’offerta dettata dell’esterno.

Tanta televisione e cinema, cosa preferisci? Posso parlare per ciò che viene offerto a me e quindi posso dire di preferire il teatro che mi dona possibilità più entusiasmanti: personaggi più vividi e complessi.
Arte ed emozione sono sinonimi? L’emozione è energia in movimento e l’arte è la possibilità di dialogare con l’anima. L’una potrebbe forse alfabetizzare l’altra
In che modo riesci a calarti così perfettamente in ogni ruolo? Credo molto nei personaggi che scelgo, cercando sempre di raccontare in maniera autentica. Posso dirti che non smetto mai di studiare.
Recentemente ti abbiamo vista in Mare Fuori con Donna Wanda. Perchè, secondo te, il personaggio è stato così amato? È un personaggio che amo anch’io. Forse per questo non l’ho mai pensata come una donna cattiva. L’amore per suo figlio e il bisogno estremo di proteggerlo a qualsiasi costo la costituiscono.
Nuovi progetti? Al cinema con Ting di Maxì Dejoie e Sette anniversari di Sabrina Iannucci. Torno in teatro con Morte di un commesso viaggiatore.
GIULIA FARNETI
