NOEMI BRANDO in “L'invisibile”: «Un mondo giusto è possibile»

Dopo trent’anni di attività, durante i quali il boss riesce a farla franca e a lasciare le forze dell’ordine con un pugno di mosche in mano, grazie a moltissimi complici, la storia giunge a una svolta. Matteo Messina Denaro viene fermato il 16 gennaio 2023 presso la clinica “La Maddalena” di Palermo. “Iddu” e “u siccu” – questi i suoi soprannomi – passa a miglior vita il 25 settembre 2023. Il decesso avviene a causa di un tumore con cui da anni lotta. Il boss si spegne nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore de L’Aquila. Il 3 e il 4 febbraio su Rai1 andrà in onda la miniserie in due puntate “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro”, ideata e sceneggiata da Pietro Valsecchi, diretta da Michele Soavi e realizzata dalla CamFilm di Camilla Nesbitt in collaborazione con Rai Fiction. In un cast di tutto rispetto, troviamo NOEMI BRANDO, una giovane ma intensa attrice che il pubblico ha già avuto modo di conoscere.
Partiamo dall’inizio. Cosa ti ha portato a dire sì a questa miniserie? Raccontiamo sul piccolo schermo la cattura del boss, in particolare i novanta giorni precedenti il suo arresto. Ci soffermiamo soprattutto sugli sforzi e i grandi sacrifici fatti dai carabinieri per la cattura di Messina Denaro.
Tu avevi seguito la latitanza di Matteo Messina Denaro? Che idea ti eri fatta? Avevo seguito la vicenda attraverso i tg e i media a disposizione in maniera piuttosto distaccata. Con questa miniserie tv abbiamo cercato di dare un’identità al boss e a coloro che hanno speso anni di vita per la sua cattura.
La miniserie si intitola L’invisibile, ma lui cos’aveva in più degli altri boss latitanti per te? E’ stato per tanti anni l’invisibile, nome che ben identifica la sua latitanza. L’hanno cercato in qualsiasi parte del mondo quando invece era lì, nella sua sua terra. E’ difficile dire chi fosse ma quello che ho compreso è che ha cercato di fare di tutto per tenere unita la sua famiglia. Quello che mi ha colpito è che era un uomo (se così si può definire) molto attento alla moda; quando è stato catturato era perfettamente abbinato.
Ti troviamo nelle vesti di Nitika. Come la descriveresti? E’ una donna molto forte e indipendente; a tutti i costi vuole che gli venga riconosciuta la sua professionalità in un mondo principalmente maschile. Vede il suo lavoro come una missione. Emergerà anche la sua fragilità umana, in quanto malata ma comunque con ben salde le redini lavorative.

Per lei il boss cosa rappresenta? E’ una vera e propria sfida per lei; dedica tutta la sua esistenza alla cattura del boss, sacrificando anche la sua vita personale. Il suo portare la divisa da poliziotta ha un profondo valore, oltre che oggetto di confronto con i suoi compagni uomini.
Cosa vorresti arrivasse della serie tv al pubblico? Oggi vedo molti miei coetanei molto combattenti per dire no alle mafie; cerchiamo di lottare contro il male per afferrare il bene. Il regista è stato bravo nei raccontare le fragilità e le crepe di ogni personaggio. Mi auguro che tutti capiscano quanto un mondo giusto sia possibile.
Nuovi progetti? Al cinema con Audry Lamar di Levi Riso.
