MARTY SUPREME al cinema
New York. Anni Cinquanta. Marty Mauser si mantiene vendendo scarpe ma ha una passione divorante, il ping-pong, una debolezza, le scommesse e una smisurata ambizione: diventare il miglior giocatore di tennis da tavolo in circolazione. Non si cura del disprezzo generale, il ragazzo è sicuro di affermarsi. Nella sua rocambolesca altalena di truffe, squalifiche e trionfi, incontrerà Carlon e Rachel, due donne brillanti che segneranno indelebilmente il suo destino. Il suo desiderio di gloria, tuttavia, lo condurrà all’inferno, perdendo soldi, amore e notorietà.

Frenetico e travolgente, MARTY SUPREME di Josh Safdie – al cinema dal 22 gennaio – è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina, ironia e tensione emotiva, diretto con ritmo sfrenato e interpretato magistralmente da un Timothée Chalamet da Oscar. Il film intreccia sport, ambizione e identità in una storia ambientata nell’America degli anni ’50, dove anche il ping pong diventa campo di battaglia per chi rifiuta di restare invisibile. La critica statunitense lo ha acclamato in modo quasi univoco: per Clayton Davis (Variety) è “un mix di commedia, azione e sport che sfida ogni facile categorizzazione”, David Canfield, penna di The Hollywood Reporter, l’ha definito “grandioso ed esaltante”, mentre per Jake Coyle di Associated Press è “un’ode folle a chi lotta”. Candidato già quattro volte in passato per le interpretazioni nella pellicola rivelazione Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, nel dramma sulla dipendenza Beautiful Boy di Felix Van Groeningen, nella commedia musicale Wonka e nel biopic su Bob Dylan A Complete Unknown, ma senza aver mai vinto, nella notte italiana tra l’11 e il 12 gennaio, durante l’83esima edizione dell’evento che ha decretato i vincitori dei premi cinematografici e televisivi assegnati dalla Hollywood Press Association (HFPA) al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, Chalamet ha invece portato a casa il titolo di Miglior attore protagonista in un film musical o commedia. «Mio padre mi ha instillato uno spirito di gratitudine fin da bambino. Mi ha permesso di lasciare la cerimonia in passato a mani vuote, a testa alta, grato solo di essere qui – ha detto mentre ritirava il premio -. Mentirei se dicessi che quei momenti non hanno reso questo momento ancora più dolce. Grazie dal profondo del cuore al regista. Grazie per questo ruolo. Grazie per aver creduto in me».
