IVANA LOTITO in “Guerrieri”: «Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di una sana idea di giustizia»

In queste settimane stiamo vedendo in prima visione su Rai 1 la serie tv “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”, un’appassionante fiction giudiziaria in quattro puntate tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio diretta da Gianluca Tavarelli. Coprodotta da Rai Fiction, Rai Com, Combo International e Bartlebyfilm, la fiction, oltre al protagonista Alessandro Gassmann, vede anche IVANA LOTITO, un’attrice piuttosto nota che ha da sempre saputo spaziare in ogni ruolo che ha interpretato. Ne abbiamo parlato con lei.
Perchè dire sì a questa serie tv? Il regista da sempre riesce a dare un’impronta cinematografica con il linguaggio televisivo e questo è da sottolineare; l’ho sempre apprezzato anche per il forte senso di personalità che dona ad ogni sua fatica. Avevo letto i romanzi di Carofiglio e mi erano piaciuti il grande sentimentalismo, la sua considerazione della giustizia e l’accuratezza delle parole. Ho molta stima di Alessandro Gassmann.
Nella fiction, sei Annapaola Doria. Come la descriveresti? E’ uno stereotipo contemporaneo. E’ una donna molto forte, impeccabile e con il quasi pieno controllo su tutto e tutti. Imprevedibile, coraggiosa e determinata, discendente di una dinastia circense, ama il rischio e non si separa mai dalla sua moto. E’ un’ex giornalista: si ritrova difesa da Guerrieri con successiva vittoria al processo perché, per risolvere un’inchiesta, riesce a procurarsi atti che invece non dovrebbero essere in suo possesso. E’ molto operativa, attiva e coraggiosa.
Cosa la lega a Guido Guerrieri? Hanno stima l’uno dell’altra e viceversa. Si dimostrano il bene che si vogliono prendendosene cura, senza invadere gli spazi dell’altro. Si accettano e spesso fanno ironia sulle fragilità dell’altro. Hanno la stessa idea di giustizia e comprendono entrambi che la verità possa avere dei chiaroscuri.
Per te, lei è una guerriera? Non direi, è lontana da questo. Vuole sempre arrivare alla verità ma non è un’eroina. Entra nelle crepe dell’animo umano per capire ma è una donna con diverse fragilità. Ha un rapporto torbido con un uomo sposato e comprende molto bene quanto possa essere comodo stare nelle zone grigie, motivo per cui ha una relazione impossibile. Vede gli altri ma è cieca su se stessa. Ha un conflitto esistenziale.
Chi sono oggi i veri guerrieri e perché? Coloro che riescono a tenere fede ai propri principi, nonostante il mondo intorno. Un’eroe oggi è Pedro Sanchez, il primo ministro spagnolo, perché riesce a mantenere saldi i principi dell’umanità.
Cosa speri arrivi al pubblico? Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di una sana idea di giustizia. E’ necessario indagare l’essere umano, anche nelle contraddizioni che lo abitano, per arrivare alla verità. Mi auguro che il pubblico si appassioni di quanto raccontiamo.
Sei un’attrice che spazia in molti campi ma perché scegliere proprio questo mestiere? E’ stato un approdo istintivo. Sentivo che con la recitazione avrei dato il meglio di me. Credo che faccia del bene all’umanità. Grazie a questo mestiere, ho più accesso ai sentimenti e alle emozioni.
Cosa significa essere attrice? E’ una forma di sopravvivenza. E’ uno sguardo sugli altri e su me stessa. E’ una modalità privilegiata di non sentirmi sola ma parte di qualcosa di più grande.
Sei pugliese, cosa ti porti sempre dietro della tua terra? Mi definisce e rimane sempre con me. La mia terra è la mia famiglia, i miei paesaggi, odori, profumi, sapori e il mio punto di forza.
Il successo arriva con la commedia di successo Cado dalle nubi di Gennaro Nunziante, dove interpreti Angela accanto a Checco Zalone. Cosa ti ha lasciato? Ne vado molto orgogliosa e vorrei poter ancora lavorare con Luca Medici, un uomo molto intelligente che con ironia dissacra e onora quanto avviene intorno a noi. E’ una persona profondamente onesta.

Un ruolo chiave nella tua carriera arriva con Gomorra – La serie, dove vesti i panni di Azzurra Avitabile. Secondo te, quanto di lei c’è in noi donne e quanto c’è di noi in lei? E’ un’estensione di me, abbiamo vissute esperienze di vita molto simili, come quella di diventare mamma. Se mi guardo allora, vedo una bambina che ora è cresciuta e ha cominciato ad evolversi.
Sono tante le tue partecipazioni cinematografiche, il cinema ha una marcia in più rispetto tutto il resto? Il grande schermo è più incisivo e rimane più impresso rispetto a una serialità che invece può disperdersi. Se poi il cinema si unisce alla serialità, sicuramente è il massimo.
Nuovi progetti? Al cinema con Lo chiamavano Rock’n’Roll di Saverio Smeriglio, Mi Batte il Corazon di Francesco Prisco, Non è la fine del mondo di Valentina Panella e la fiction Erica di Ciro D’Emilio.
