Genie Francis ricorda Luke Spencer

Un’onda emotiva in queste settimane continua ad avvincere un pubblico trasversale al cast della più longeva serie americana di soap operas, “General hospital”, dimostrando come l’arte, la cultura e il cinema, anche in versione “pop”, se di qualità, possano porsi, al pari delle cosiddette “arti maggiori”, come argine e antidoto alla disumanizzazione e lascino emergere un bisogno di umanità, di custodia del bene e dei valori. Lo testimoniano i milioni di telespettatori che lo scorso 20 febbraio, e nei giorni successivi nelle piattaforme digitali, continuando ad “alzare l’asticella”, si sono sintonizzati sui canali della ABC e hanno assistito alla speciale puntata focalizzata sull’ iconico personaggio di Luke Spencer, interpretato da Tony Geary, l’attore scomparso lo scorso 14 dicembre, vincitore in questo ruolo di otto Emmy Awards, dal 1982 al 2015, come Miglior Attore Protagonista in una Serie Drammatica, che ha generato un impatto emotivo su tutti i fan a livello internazionale, ma anche su attori affermati e di spessore come Whoopi Goldberg che nel suo talk show “The view” gli ha tributato onore con una esclamazione spontanea: “Tony Geary, an extraordinary cat”, termine che viene usato per indicare una persona eccezionale, simpatica o unica, e cui abbiamo già dedicato un articolo nella nostra testata. E anche il personaggio da lui interpretato per oltre 30 anni, Luke Spencer, viene definito come una forza della natura, capace di imprimere valori, pur nella sua contraddizione di antieroe, come una sapienza fondata sull’esperienza di vita, il valore della famiglia e del rispetto delle persone, le tensione a esprimere l’amore, anche malmesso, nelle sue forme molteplici, anche quando ci si trova a un passo dal precipizio e al limite dell’Abisso, così da risalire e aiutare il prossimo a risalire. Sarà per questo che il tributo nell’intera puntata a lui dedicata e pensata dagli sceneggiatori e dagli attori che hanno partecipato ha ancora una volta tenuto incollati sul video milioni di spettatori lo scorso 20 febbraio: una celebrazione della memoria ambientata dentro un bar vuoto, che ha coinvolto gli amici e gli amori di Luke: la figlia Lulu (Alexa Havins Bruening, che ritrova una foto del padre, poi Tracy (Jane Elliott) e Laura (Genie Francis), le donne compagne di vita di Luke in archi differenti della sua esistenza terrena, Sonny Corinthos (Maurice Benard), amico fraterno, Carly (Laura Wright), la nipote e figlia della sorella Bobby, e la figlia adottiva Elisabeth (Rebecca Herbst) . I personaggi qui espandono il loro cuore tra flashback iconici capaci di far balenare bagliori della vita di Spencer, il suo impatto nell’esistenza delle persone a lui care, incastonata nel montaggio sapiente, tra momenti di ironia, in cui brindano alla salute, alla vita e all’ amore, e anche momenti mistici di preghiera in una chiesa cristiana dalle atmosfere gotiche e agostiniane davanti a una croce. “Un lavoro di montaggio e di regia incredibile” lo definisce Jane Eliott, lodando gli autori. D’altronde il fatto che le trame dello show siano sentite profondamente reali dai fan, costantemente “oltre il cielo di carta”, adoperando una espressione pirandelliana, emerge dalle stesse parole delle attrici più vicine a Luke, come Genie Francis (Laura Spencer) Laura aveva, infatti, con la sua grazia innocente e spontanea, impresso una svolta decisiva, quasi da donna Angelo dantesca, nel percorso di Luke, sottraendolo ai ricordi della sua adolescenza difficile, aprendogli la speranza di leggersi in maniera diversa, e, a sua volta, aveva ricevuto grazie al legame con Luke un profondo cambiamento nella propria personalità di ragazzina borghese, destinata ad essere, altrimenti, una fragile “Barbie”. “Tu non hai camminato su questa terra, amore mio, tu l’hai cambiata. (…) Grazie per la danza, per l’avventura e amore ogni istante della vita”, esclama, chiudendo la sua preghiera davanti alla croce in una chiesa vuota, una Laura matura, coi suoi 63 anni alle spalle, ma con la luce negli occhi e nel sorriso, perché oltre il dolore della separazione fisica e di rottura, ciò che resta tra lei e il marito è quel legame indissolubile, che non separa, ma piuttosto unisce; ed è incredibile, come lei stessa ammette, unisce le anime dei personaggi e degli attori in una simbiosi a cui, spesso, l’arte soltanto riesce a dare una inspiegabile spiegazione. “Io penso che lui fosse un genio … penso che da qualche parte siamo connessi gli uni con gli altri” dichiara commossa, nell’ intervista rilasciata subito dopo le riprese, Genie Francis rievocando anche lo strano sogno che proprio la notte della scomparsa di Tony, lei aveva avuto, e che ha interpretato come il suo modo di salutarla per l’ultima volta. Salutandolo, anche lei, con l’espressione “Goodbye, sweet prince”, “Buonanotte, dolce principe
Si muore due volte, recita Maurice Benard/Sonny, ricordando Luke, “la prima quando la vita lascia il corpo, la seconda quando l’ultima persona sulla Terra avrà cessato di ricordarti” : le fiaccole illuminate, abbandonate sulle onde del mare, al porto, nella notte di Port Charles, continueranno a ricordarci Anthony e come si possa rendere umano il mondo dello spettacolo, restando se stessi nel rispetto degli altri, donandosi nell’originalità e nella fraternità.
