GIORGIO MARCHESI in “Buonvino – Misteri a Villa Borghese”: «Quanto è bello poter dare una carezza»

Un commissario dalla leadership gentile che usa l’empatia senza perdere autorevolezza, che sa delegare e che riesce a leggere l’animo delle persone. Questo e molto altro racconta “Buonvino – Misteri a Villa Borghese” è la nuova serie tv con la regia di Milena Cocozza, una produzione Palomar, Mediawan company, in collaborazione con Rai Fiction, in onda in due prime serate, giovedì 7 e giovedì 14 maggio su Rai 1, tratta dai romanzi del ciclo “Il commissario Buonvino” di Walter Veltroni, che è anche consulente editoriale della fiction. Il protagonista indiscusso è GIORGIO MARCHESI, attore, più corretto dire interprete, che il pubblico ben conosce per una bravura che di certo non passa inosservata.
Giorgio, cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida televisiva? Il mio era un personaggio diverso rispetto a quelli fino ad ora interpretati; avrei avuto la possibilità di dare toni umani diversi al mio Giovanni. Non conoscevo di persona la regista che ha saputo dare un taglio televisivo fresco e giovanile. La casa di produzione è sempre una garanzia.
Prima di addentrarci nel tuo personaggio, quello che raccontate sul piccolo schermo è un crime, un linguaggio che il pubblico conosce ma cosa lo distingue dalle storie già precedentemente raccontate? La scelta della Rai di puntare su un crime con tratti più umani e meno prevedibili fa parte di una strategia che mira a offrire serie tv diverse tra loro, capaci di incontrare i gusti non solo degli appassionati di indagini ma anche di chi cerca storie che parlano di emozioni e vita reale. Questa fiction si distingue per atmosfera e per la volontà di raccontare qualcosa di nuovo, senza dimenticare il giallo classico ma aggiungendo un taglio più attuale. Il protagonista è un uomo garbato, gentile e un grande ascoltatore che sa leggere le corde dell’animo umano.
Tu sei Giovanni Buonvino. Qual è il suo passato? Grazie alle sue eccellenti capacità investigative e umane, poteva avere una brillante carriera in polizia. Per colpa di un suo errore in un blitz, per anni è stato relegato all’ufficio relazioni con il pubblico. Si è sentito messo in un angolo, quasi dimenticato, ma pian piano si ritrova pronto per tornare ad agire.
Come lo descriveresti nel suo presente? E’ disincantato, solitario e non ama il rumore e la mondanità, vive in una sua bolla. La nomina a commissario di Villa Borghese è finalmente l’occasione per dimostrare di essere il bravo poliziotto che è e non vuole perdere questa seconda opportunità che la vita gli offre. Intuito, disciplina, rigore, ma anche empatia e umanità sono le qualità che rendono Buonvino un poliziotto unico e una persona sempre attenta all’altro. Con il suo modo di essere, è in grado di coinvolgere chi gli sta accanto, spronandolo a dare il meglio di sé. E’ un investigatore lontano dai cliché a quali siamo oramai abituati: non infallibile, spesso titubante, ma capace di seguire piste che altri trascurano.
Cosa rappresenta per lui il suo essere poliziotto? E’ la sua grande passione da sempre. Ama aiutare le persone. E’ rispettoso delle regole e consapevole dei rischi ai quali va incontro ma non si ferma. Ha una grande etica professionale.
La sua forza e la sua debolezza? Nel suo caso, coincidono. Quando pensa di non farcela chiede aiuto e la cosa non è affatto scontata; molto spesso il cercare sostegno e supporto è sintomo di fragilità e debolezza ma non per lui. E’ un uomo che non giudica, non è tecnologico ed è ritardatario.

Le tematiche centrali della fiction sono l’ascolto e le seconde possibilità. Quanto sono importanti nella fiction? E nella vita quotidiana? Nella nostra serie tv sono fondamentali. Oggi parliamo troppo, corriamo troppo e quasi mai ci fermiamo per ascoltare e ascoltarci. Viviamo in un periodo storico in cui si giudica troppo. Sono sempre stato dell’idea che la vita sia sorprendente, a volte alcuni treni persi tornano, a volte no. Credo sia necessario cambiare quando qualcosa non va.
Oggi, secondo te, quali compiti ha un buon commissario di polizia? Come tutti i capi, ha delle responsabilità e questo lo porta a svolgere nel migliore dei modi il suo mestiere. Ha i compiti di essere responsabile, di motivare le persone e di dare quel tocco di umanità dinnanzi ai casi di violenza che gli si possono presentare.
Cosa vorresti arrivasse della serie tv al pubblico? Quella che raccontiamo è una fotografia dell’Italia. C’è tanta umanità nella serie tv e vorrei che il pubblico capisse quanto sia umano ogni personaggio. Si può essere un leader e avere gentilezza e attenzione per gli altri; a volte dimentichiamo quanto sia bello dare una carezza. Mi piacerebbe che questa serie tv fosse vista da tutta la famiglia.
Nuovi progetti? A teatro con L’amante di Pinter e 23 ore e mezza di Crim e una serie tv per Rai1 con Gabriella Pession.
