FRANCESCO COLELLA ne “La Gioia”: « La bellezza della vita, donarsi all'altro senza alcun timore»

Gioia è un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo abbia mai amato. Questo e non solo è LA GIOIA di Nicolangelo Gelormini al cinema dal 12 febbraio, unico film italiano in concorso alle Giornate degli Autori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025. Quello che stiamo vedendo al cinema è un’opera intensa e poetica, ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto. In un cast ricchissimo, troviamo il sempre intenso FRANCESCO COLELLA (ph artistica Alan Zeni), non un attore ma un vero e proprio interprete dell’animo umano. Del suo personaggio e di questa ultima fatica cinematografica ne abbiamo parlato con lui.
In queste settimane ti stiamo vedendo al cinema con La Gioia. Perché hai detto sì a questo film?Leggendo la sceneggiatura, mi è sembrato un ottimo film. Sono orgoglioso di averne fatto parte. È film d’autore nel senso più letterale del termine, un modo espressivo che può sembrare superato, se non addirittura definibile come sovversivo, ma oggi più che mai è molto attuale. Il mio era un personaggio piuttosto sgradevole e questa era una sfida molto interessante per me.
Il titolo di questo film è intrigante. E’ il nome della protagonista ma è anche un sentimento. Per i personaggi che vediamo sul grande schermo questo sentimento cosa rappresenta? E’ un desiderio più che legittimo per ogni essere umano, soprattutto per chi vive un’esistenza povera come il personaggio interpretato da Valeria Golino. Gioia infatti è una donna che suscita tenerezza e anche tanta malinconia, sembra quasi oscillare tra un’infanzia duratura e una vecchiaia prematura. Vive un’esistenza che sembra non suggerire il sentimento. Riesce ad evadere dal suo quotidiano, grazie al francese e ai suoi libri ma desidera la gioia, l’arrivo di una luce che possa contagiarla.
E per te cos’è? E’ una grande aspirazione. La gioia di fatto è soltanto un insieme di momenti che non sempre si riescono ad afferrare, hanno unicamente il tempo di un respiro. Guardando indietro, nel passato vedo la luce della gioia, la vado proprio perché appartiene al passato ed è rassicurante. Per me, è il trascorrere tempo con i miei figli.
Il tuo ruolo all’interno del racconto narrativo è molto interessante, com’è stata la tua preparazione? Come descriveresti Cosimo? Ho cercato di lasciarlo libero di muoversi, andando a sprigionare tutto ciò che può emanare. Lo paragono a quelle rane da laboratorio, ovvero cadaveri sui quali vengono applicati elettrodi e che, all’improvviso, sembrano tornare in vita. E’ un uomo cinico, amorale, incapace di provare empatia, che sembra aver perso l’accesso alla propria umanità, è meschino, morto dentro, patetico è un complimento. Cosimo si rianima solo sotto due spinte: il sesso e il denaro.

Lui e Alessio: qual è il loro rapporto? E’ il parrucchiere amico di Carla che affianca il giovane nelle sue scelte più controverse. Ha cresciuto Alessio ma c’è un legame unicamente utilitaristico. Non c’è amore ma solo sfruttamento. Una possibile redenzione non è contemplata. Mi allontano da un uomo come Cosimo evitando un suo possibile contagio. Uscito dal set, il personaggio che interpreto appartiene unicamente alla sceneggiatura e al film, non a me.
Cosa speri arrivi al pubblico del film? Non sono dell’idea che un film possa avere un messaggio da dare allo spettatore, piuttosto può illuminare zone oscure che fanno parte dell’essere umano. In questo caso, emerge la fragilità di una donna indifesa, facile preda in un mondo di squali. Viviamo in una società dove l’innocenza di anime fragili non è sempre purtroppo contemplata. Al mondo ci sono uomini che nascondono la propria ferocia e la propria disumanità dietro i paraventi, negando anche la parte femminile di loro stessi. La vera bellezza della vita è quella di potersi affidare e donare all’altro, senza alcun timore.
Nuovi progetti? Al cinema con Il dio dell’amore di Francesco Lagi.
