ERASMO GENZINI in “Roberta Valente - Notaio in Sorrento”: «Noi giovani protagonisti abbiamo dato anima e corpo per questa fiction»

Roberta, brillante e perfezionista, si trasferisce a Sorrento, sua città natale, dopo aver vinto il concorso notarile. Qui, mentre prepara il matrimonio con il fidanzato di sempre, si trova però davanti una realtà più complessa del previsto, che incrinerà le sue certezze e il suo bisogno di controllo. Questo e non solo è “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” di Vincenzo Pirozzi e prodotta da Rai Fiction con Rodeo Drive. In un cast di tutto rispetto, troviamo ERASMO GENZINI, un attore molto intenso e piuttosto amato dal pubblico per tutti quei ruoli in cui ha dato prova di riuscire a trasmettere emozioni, dimostrando che c’è molto altro oltre alla bellezza.
Erasmo, cosa ti ha portato a dire sì a questa serie tv? Innanzitutto per il posto in cui avremmo girato; ho sempre frequentato Sorrento, come ogni ragazzo campano che ama la sua terra, un luogo di prime volte. I vicoli magici sono oramai storia. Conoscevo il regista con il quale avevo già lavorato in Un posto al sole, eravamo entusiasti di tornare a girare insieme.
Ti vediamo nelle vesti di Vito. Come lo descriveresti? E’ il ragazzo della porta accanto, responsabile, dall’animo buono e molto generoso. All’attività di pescatore affianca mille lavoretti per supportare economicamente la famiglia da quando il padre è rimasto invalido, in particolare per sostenere gli studi della sorella Lucia. Ha un carattere schietto e burbero, ma ha un gran cuore. Da quando Leda lo ha lasciato, sembra non riuscire a rassegnarsi e tenterà di riconquistarla ma l’incontro con Roberta, dapprima nemica, poi alleata nel tentativo di riconquistare Leda, potrebbe cambiare qualcosa.
Lui e l’amore? Non si rassegna per la sua storia finita, per lui è stata una storia molto importante e non riesce a dimenticare Leda. Troverà la spalla di Roberta, ma sarà solo una spalla?
Oltre a voi attori, troviamo anche Sorrento. Per Vito e per te cosa rappresenta? E’ fondamentale per lui, c’è un legame indivisibile per lui. Gli piace la terra, ama sporcarsi le mani e ne sente il bisogno. Il suo è un rapporto viscerale. Fa tante battaglie per difenderla.

Cosa ti piacerebbe arrivasse della fiction al pubblico? Vorrei che si apprezzassero i quattro protagonisti perché sono giovani e hanno dato anima e corpo per questo progetto televisivo. La Rai ha dato loro fiducia e credo proprio che questa fiducia sia stata ricambiata calorosamente. Inoltre ci sono attori dalla grande esperienza che hanno contribuito ad arricchire la fiction.
Perché hai scelto di fare l’attore? Senza set, non sarei la persona che sono. C’è un legame molto forte. Credo di essere una persona molto sensibile e condividere con gli altri una parte di me è qualcosa di molto bello, esattamente come quando vengo arricchito dal buon cuore altrui. Cerco di essere il più vero possibile, esternando quello che provo prima, durante e dopo il ciak.
Sei indubbiamente un ragazzo che piace, ma quanto ha contato la bellezza nel tuo mestiere? Indubbiamente ha aiutato ma non sempre; ho anche perso alcuni provini per questo. Ho notato che esiste questo file rouge per gran parte dei personaggi che ho interpretato e questo mi dispiace un po’. Vorrei essere valutato per molto altro.
Cosa significa essere attore? Ho amici che avrebbero tutte le carte giuste per svolgere questo mestiere ma per un motivo o per l’altro non lavorano purtroppo. Un po’ ci nasci con l’arte cucita addosso, ma certamente lo studio è indispensabile. E’ una scoperta continua, esattamente come una ricerca che non si ferma mai: ogni persona, ogni storia e ogni sentimento sono un lavoro continuo di arricchimento.

La serie tv che sicuramente ti ha fatto conoscere al grande pubblico è stata Mina Settembre, Cosa ti ha lasciato quella fiction e il tuo Jonathan? Quando mi hanno confermato il ruolo ero felicissimo. E’ stato un bel progetto con un cast molto interessante e come cornice Napoli. Mi ha lasciato tantissimo, come il mio personaggio, serio ma non troppo. Mi piacerebbe tanto tornare con quella squadra.
Recentemente al cinema hai recitato in Hotspot – Amore senza rete di Giulio Manfredonia, mentre al teatro sei stato in scena con Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek. Cosa porti con te di questi due progetti? E’ stato il mio debutto da protagonista al cinema, in un set meraviglioso con colleghi con i quali mi sono divertito tantissimo con un regista che stimo da sempre. Il teatro per me era qualcosa di nuovo, la mia prima volta con un cast pazzesco e che porto nel cuore.
Il pubblico ti ha amato molto anche ne L’isola di Pietro, Sotto Copertura, Che Dio ci Aiuti 6 e Buongiorno Mamma. Perché secondo te? In tutti questi progetti, ho interpretato dei buoni e questo mi ha avvicinato alle persone che hanno empatizzato con me. Mi hanno fatto entrare nel loro cuore.
Cos’è per te l’emozione? Aprire un libro carico di vita, lasciarsi andare e spogliarsi di tutto.
Nuovi progetti? Usciranno su Rai1 il film Napoli Lapponia, I lov iu di Ken Arebongo e la serie tv La promessa di Patrizio di Simona Boschi.
