DAVIDE DI VETTA in Un professore 3
Quest’anno gli studenti della 5ª B sono chiamati a sostenere la maturità e ad affrontare le grandi incognite del futuro e come sempre il prof Balestra cercherà di aiutarli con gli insegnamenti dei grandi filosofi del passato. In queste settimane, stiamo vedendo Un professore 3, serie tv coprodotta da Rai Fiction e Banijay Studios Italy, diretta da Andrea Rebuzzi e con protagonisti Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi. Tante sono le tematiche affrontate con profonda onestà; si parla di caos, filosofia, Shakespeare, destino, astrofisica e anche di amore. In un cast affiato, troviamo Davide Di Vetta, schietto, diretto, con la sua immancabile voglia di continuare questo suo mestiere, volto amato per il pubblico e attore emergente che sta sempre più dando il contributo attoriale.

Cosa ti ha spinto a dire sì alla terza stagione di Un professore? Quella che vediamo potrebbe essere la stagione di chiusura, percorso che si chiude con la maturità per tutti gli studenti del professor Dante.
Cosa piace al pubblico di questa serie tv? Racconta tutto ciò che chiunque di noi ha vissuto; per gli adulti è un salto nel passato e per i giovani è un presente che stanno vivendo in prima persona. Parla a tutti noi.
Per il terzo anno, sei Matteo. Come l’abbiamo lasciato nella precedente stagione? Era un ragazzo pieno di preconcetti, tutto ciò che c’era di sbagliato era suo: dall’essere un bullo a quello di essere misogino fino all’essere troppo controcorrente. Era il classico individuo presente in ogni classe. Piano piano però comincia a crescere, non solo di età, grazie a Dante e ai suoi insegnamenti di vita.
Il tempo e l’esperienza come l’hanno cambiato? Il trascorrere della vita cambia sempre un po’ tutti. Posso dirti che in questa terza stagione ci sarà un risvolto in ambito amoroso. Continuerà però ad avere sempre il desiderio di fare l’attore, ad essere un burlone e a non amare il silenzio.
Adolescenza, libertà e identità sono temi che toccano il tuo personaggio? In che modo? Vive la sua vita appieno, con tutti i problemi adolescenziali ad essa legati. Prima era unicamente uno sbruffone ma ci saranno fatti che lo porteranno ad evolversi. E’ sempre stato un ragazzo libero ma questa volta abbandonerà alcune maschere che a volte gli sono state imposte.
Sei presente dalla prima stagione diretta da Alessandro D’Alatri, scomparso troppo presto. Cosa ti ha lasciato? Manca tantissimo. Devo dirgli Grazie. Senza di lui, non sarei in questa fiction e magari non sarei nemmeno un attore. Nel mio primo giorno sul set avevo un’ansia incredibile. Alessandro mi portò a prendere un caffè, mi fece chiudere gli occhi e pensare alla scena, poi disse: ‘Ora inventa. Vai sul set, cambia le parole, falla tua. Il copione tienilo come linea guida, ma stravolgilo’. È stato un consiglio che porto ancora con me. Mi ha insegnato a stare su un set, mi ha fatto respirare il suo sguardo, in sei mesi mi ha dato tutto quello che poteva e soprattutto ha creduto in me da subito. Non è stato solo un grande regista, ma anche una grandissima persona. Ha saputo vedermi prima ancora che diventasse evidente agli altri.
Cosa vorresti arrivasse di questa terza stagione? Mi piacerebbe si capisse quanto sia importante salvaguardare il rapporto genitori e figli.
Perché decidere di fare proprio l’attore? E’ stato tutto molto casuale. Ero molto iperattivo e mia madre insisteva perché facessi un corso di autocontrollo, un corso che di fatto in realtà non esiste. Siamo andati allo IALS e scendendo le scale ho incontrato per caso Nicola, colui che sarebbe diventato il mio insegnante di recitazione.
Cosa significa essere attore per te? E’ meraviglioso essere travolto dalle emozioni e poi cercare di regalarle agli altri. Trovo che sia molto divertente anche non essere se stessi perché, vestendo i panni di altri, inevitabilmente si fuoriesce dalla propria vita quotidiana.

Ti abbiamo visto anche nel film C’è ancora domani di Paola Cortellesi, un film che ha lasciato un segno indelebile nel cinema italiano contemporaneo. Perché?
Paola è riuscita a tornare alle origini del vero cinema italiano, ovvero a portare sul grande schermo la vera commedia tragicomica di anni fa. La scelta di girare un film in bianco e nero ha permesso ai giovani di avvicinarsi a un passato piuttosto lontano e agli anziani di tornare alla loro giovinezza.
Cosa dobbiamo aspettarci dal domani secondo te? Spero in un mondo più umano; di fatto l’umanità pura è venuta a mancare in questi ultimi tempi. Dobbiamo imparare a rispettarci, ad essere gentili e ad essere più umani partendo da noi stessi.
