DARIO AITA in “Un professore 3”

E’ tornato sul piccolo schermo l’insegnante che tutti vorrebbero aver incontrato: umano prima che filosofo, pronto a dare consigli, comprensivo verso gli altri, meno verso se stesso. La serie tv “Un Professore” – una coproduzione Rai Fiction – Banijay Studios Italy in sei prime serate su Rai1 da giovedì 20 novembre per la regia di Andrea Rebuzzi – giunge alla terza stagione. E’ tornato il professor Dante Balestra che, dopo essersi riconciliato con la paternità nella prima stagione e dopo aver rischiato la vita nella seconda, è pronto a tornare con nuove lezioni di filosofia e di vita ma anche questa volta dovrà affrontare delle prove, una in particolare contro l’avversario più duro di tutti: se stesso. In un cast oramai consolidato da anni capitanato da Alessandro Gassmann, la new entry più attesa è quella di Dario Aita nei panni del nuovo docente di fisica Leone Rocci. L’attore è molto noto tra il pubblico, giovane e nel solo, per i diversi ruoli che ha interpretato con grande versatilità, l’ultimo è stato al cinema in Parthenope di Paolo Sorrentino. Abbiamo parlato con lui della sua ultima fatica televisiva.
Dario, terza stagione di “Un professore”. Entri in un cast consolidato già da qualche anno. Com’è stato far parte di questa squadra? Molto bello. L’accoglienza è stata meravigliosa. Conoscevo già il regista perché faceva l’aiuto regia in progetti ai quali ho partecipato ed è stato bello ritrovarlo. Il cast era eccezionale, capitanato da Alessandro e Claudia, due interpreti come pochi.

E’ una delle serie tv più amate dal pubblico. Qual è, secondo te, la sua forza? La scrittura è accattivante, il cast è più che azzeccato e le tematiche giovanili vengono affrontate con molta onestà. E’ meravigliosa l’idea che un docente possa applicare la sua materia nel quotidiano dei suoi studenti, ascoltandoli, qualità – quella dell’ascolto – non sempre sottolineata nel sistema scolastico.
Ti troviamo nel ruolo di un docente, ma prima posso chiederti qual è stato il tuo rapporto con la scuola? Non sono stato un allievo modello ma avevo buoni voti. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti che hanno sempre guardato al mio potenziale. Leggevo molti quotidiani in classe, ma il mio interesse era per il cinema. Ricordo la mia professoressa di francese che, stimolare il mio interesse per la sua materia, mi disse di andare a vedere un film e poi di raccontarlo in classe in francese; aveva capito che facendo così avrei unito l’utile al dilettevole.
Oggi il compito di un bravo insegnante qual è? Credo che l’ascolto sia fondamentale, esattamente come guardare le potenzialità di ogni studente. Se ci pensiamo bene gli studenti di oggi sono gli uomini di domani, motivo per cui la loro formazione culturale è fondamentale.
Vesti i panni di Leone Rocci. Come lo descriveresti? E’ un docente molto appassionato della materia che insegna; stimola la curiosità dei suoi allievi affrontando la fisica in maniera trasversale. Cerca di far comprendere che la cultura serve ad evolversi e a migliorarsi.

E’ un docente di fisica. Insegnare e la fisica per lui cosa rappresentano? Insegnare è un lavoro, ma soprattutto una missione di grandissima responsabilità. La fisica è una materia scientifica molto affascinante che fa comprendere l’impossibile e quanto ci si possa avvicinare ad esso.
Qual è il rapporto che si instaura con gli studenti? Non rinuncia all’autorevolezza e alla guida ma cerca di immedesimarsi in loro, tenta di comprenderli perché ognuno ha il proprio grado di evoluzione. Di fatto la scuola omologante è fallimentare da subito.
Cosa ti piacerebbe arrivasse al pubblico di questa terza stagione? Mi piacerebbe non si generalizzasse troppo sui giovani ma si comprendesse al meglio quanto possano essere meglio a volte degli adulti.
Nuovi progetti? Uscirà Il lungo viaggio di Renato De Maria dove sarò Franco Battiato.
