Dall’America in Italia: il tributo all’attore Anthony Geary Luke di General Hospital
Apriamo il nuovo anno nel ricordo di Anthony Geary, star del cinema americano, cui oggi la rete ABC dedica un tributo, trasmettendo la sua ultima apparizione televisiva nella serie daytime che lo rese celebre e amato dal grande pubblico, “General Hospital”, dove lavorò per 30 anni, dal 1978 al 1984, dal 1991 al al 2015. Raggiunse la popolarità in Italia durante la trasmissione delle puntate che lo videro protagonista dal 5 aprile 1982 nelle reti su Italia 1 e dal 13 settembre Canale 5 fino al 1988. Oggi chi vorrà potrà seguire su Prime Video, la piattaforma cui si appoggia in Italia l’ABC, l’omaggio a Tony Geary, mentre gli episodi degli anni dal ’78 in poi in lingua originale si possono trovare in varie playlist su YouTube. Anthony Geary nacque il 29 maggio 1947 a Coalville, nello Utah, da una famiglia molto devota e unita, educato dai genitori ai valori cristiani secondo la spiritualità dei mormoni, con le tre sorelle Jana, Dee Ann e Dana. Brillò subito a scuola per il suo interesse alla lettura, alla scrittura, ma fu il campo della recitazione quello in cui espresse il suo talento, percorso che lo portò a laurearsi con una borsa di studio all’Università dello Utah e in seguito a trasferirsi a Los Angeles dove iniziò a 20 anni le sue prime esperienze lavorative in teatro nel 1967 e in serie televisive nei primi anni Settanta. Suoi miti furono i caratteristi del cinema Hollywoodiano: Edward Everett Horton, William Claude Dukenfield, Franklin Pangborn, come ha rivelato in un video ricordo l’amico e attore Kin Shriner, nella serie il suo antagonista Scott Baldwin, doppiato in italiano da Massimo Rossi. Una volta entrato nel cast di “General Hospital” grazie all’intuito della produttrice Gloria Monty, il contratto che doveva durare solo sei settimane viene prorogato, perchè Anthony Geary, inaspettatamente, puntata dopo puntata rivoluziona il classico schema melenso delle soap operas, per esprimere il proprio talento capace di catalizzare l’attenzione attorno alla sua personalità poliedrica e magnetica. Il personaggio di Luke Spencer, doppiato da Oliviero Dinelli, in coppia con Laura Webber Spencer, interpretata dalla giovanissima Genie Francis, doppiata da Laura Boccanera, conquisto’ un pubblico trasversale che addirittura raggiunse una audience di 30.000.000 di spettatori il giorno del loro matrimonio andato in onda il 16 novembre 1981, un record ancora rimasto imbattuto nel daytime: il fascino di quella che l’America defini’ una “super couple” si esprimeva nella chimica tra i due attori, per nulla artificiosa, capace di esplorare nel tempo, in episodi mai trasmessi in Italia (la programmazione fu interrotta nel 1993) anche situazioni umane lontane dalla dimensione avventurosa degli esordi, ad esempio la malattia neurodegenerativa e le sue conseguenze. La stessa Genie Francis interpellata per ricordare l’amico e collega, anima gemella di una vita sul set, ha dichiarato di avere iniziato con il migliore, capace di istruirla sfuggendo ai vincoli del copione, da reinventare grazie al suo carisma, che lo personalizza, miscelando gli stili recitativi e i generi: amore, avventura, enigma, spystory, musical degli anni ’40, cinema muto, tra umorismo e comicità.
La chiave del successo nel personaggio di Luke viene definita da Tony Geary dal fatto di essere un antieroe, nella spontaneità dei gesti e della mimica, nel sentimento equilibrato di forte impatto: “un anti eroe è una persona che fa la cosa giusta pensando di fare la cosa sbagliata, e che fa la cosa sbagliata pensando di fare la cosa giusta: questa dinamica lo rende vicino e simpatico al pubblico che si indentifica con lui”.
Altri suoi partner che i fan di allora ricorderanno furono Rick Moses nella parte di Hutch, il killer a cui l’incontro con Luke e Laura cambia la vita, scegliendo di collaborare con loro e con la giustizia, doppiato da Luca Ward; l’australiano Tristan Rogers, scomparso il 15 agosto scorso, nel personaggio dell’agente segreto Robert Scorpio e miglior amico di Luke, doppiato da Maurizio Reti.
Lo stesso Geary motivò la sua scelta di tornare nel cast nel 1991 dopo sette anni di interruzione e sperimentazione nel mondo di un cinema che sicuramente ne sottovalutò le qualità, affermando di avere capito che l’esperienza di costruire scene ogni giorno con tre telecamere puntate addosso era quella più simile al teatro, o al cinema, almeno nel modo in cui si recita in Europa, e l’impegno gli consentiva anche di dedicare tempo a se stesso.
Nel ruolo di Luke, iconico e magnetico, in una caratterizzazione del personaggio volta a esplorare sempre più anche le sue ombre e le sue fragilità, accanto alle sue luci, l’attore conquistò nel 1982 il suo primo Emmy Daytime, cui ne seguirono dopo dieci anni altri sette, di cui l’ultimo nel 2015,prima di dire addio alla serie. Partecipo’ nel 2009, al film TV documentario “On the Edge: The Poverty Crisis in Africa”, progetto umanitario volto a sensibilizzare con altri attori, come il collega Erich Estrada, noto al pubblico come coprotagonista di “Chips”, l’opinione pubblica sulla crisi della povertà nel continente.
Sui social oggi il tributo a Tony Geary da parte dei colleghi, della famiglia, degli affetti e di chi è cresciuto accanto a lui emerge in maniera potente dal giorno della sua scomparsa recente, ad Amsterdam dove si era trasferito da oltre dieci anni, il 14 dicembre 2025, a seguito di complicazioni durante un intervento chirurgico.
Scrive in particolare l’attore e musicista Jonathan Jackson il 16 dicembre scorso su Instagram, ricordandolo anche a nome della moglie e de figli: “Non ci sono parole per esprimere quello che lui ha significato per me personalmente. Molti sanno che attore e artista brillante e senza pari fosse. Per decenni ha riversato cuore, anima e passione nel suo lavoro. Mai accontentarsi, sempre a spingere per la verità, le sfumature, il paradosso, l’umorismo e l’umanità. La sua interpretazione a teatro da solo in “Human Scratchings” è stato un altro mondo, una performance incantevole che ha lasciato me e tanti altri colpiti nel profondo del nostro cuore. Ha vissuto l’apice della fama e non mai perso il suo umorismo, la sua compassione, la sua grazia. E’ conosciuto dal mondo per le sue conquiste artistiche, ma per me sarà ricordato soprattutto per la sua umiltà, gentilezza, amore e spirito. La mente di Tony era un cosmo creativo, sempre in movimento, esplorando e coltivando l’arte e la poesia della vita. E’ stato uno scrittore veramente brillante che ancora molti non conoscono, ma spero che venga a galla il suo lavoro un giorno. (…) Da ragazzino di 11 anni mi prese sotto la sua ala con una profondità di grazia, rispetto e convinzione che sicuramente non meritavo. Era mio padre nelle arti, il mio mentore nel mondo, nell’imparare a fidarsi del proprio istinto, a credere sempre nel potere e nella bellezza della storia e della performance. (…) Una delle mie Scritture preferite dice “L’amore è più forte dell’amore”, e io provo questo per lui”. L’attrice Kimberly McCullough lo definisce “il più vero gentiluomo, spirito arguto, artista audace e cuore generoso”.
Dal 2015 ha vissuto gli ultimi 10 anni di vita ad Amsterdam dove si era già trasferito, qui si era comprato una barca e viveva di cose semplici. “A tour of Amsterdam with Anthony Geary” di Jim Warren è un docufilm visibile su Youtube nel 2021 che documenta, dopo un intervento alla colonna vertebrale, le sue passeggiate che gli aveva assegnato il medico come terapia, camminare il più possibile, venti minuti in silenzio in cui pare non succeda niente se non la contemplazione di questi itinerari e vie, ma, alla fine, al minuto 21:40, un aprosdoketon che spiazza chiunque e svela a modo suo “il segreto della felicità”.
E nel 2022 -2023 si presta come protagonista a un corto surreale e goliardico, “This show sucks” (“Questo show fa schifo”) in episodi, scritto e diretto dall’amico Jim Warren, poi montato in unica versione, in cui interpreta Trent Silver, un attore con alle spalle il successo e la vittoria di tre Emmy e adesso con problemi alla schiena (elemento che emerge come un dato della vita reale degli ultimi anni di Tony), ormai in auto-esilio volontario lontano dai riflettori e dal jet set dopo anni di sfruttamento, perseguitato per le vie e i canali di Amsterdam da un produttore esecutivo che, con la collaborazione “a distanza” di un collega, interpretato dall’ amico Ian Buchanan, anche lui cerca di riportarlo a tutti i costi indietro adducendo le richieste dei fan e dei network per continuare, in verità, a lucrare su di lui. Anche qui il finale inaspettato e ironico rivela la “reificazione” e la commercializzazione dei corpi e delle anime che degradano il mondo dello spettacolo, togliendo a chi ci lavora ogni soffio di umanità e di armonia a misura d’uomo. Che sia quella che ad Amsterdam Tony è riuscito a ritrovare? Noi siamo convinti di sì! E voi per farvi una idea potete dare una occhiata.
