ANTONIO MILO ne Il Commissario Ricciardi 3: «La vendetta si può trasformare in amore»

Napoli, dicembre 1933. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi continua ad indagare grazie al suo intuito investigativo e alla capacità di vedere i fantasmi delle persone morte in modo violento e ascoltarne l’ultimo pensiero. Anche se questa maledizione continua a tormentare Ricciardi, sembra che nella sua vita stia cominciando un periodo più roseo. Dopo un lungo corteggiamento con la sua dirimpettaia Enrica Colombo, il commissario ha avuto il coraggio di dichiararsi al padre della sua innamorata. I due timidi fidanzati cominciano quindi a frequentarsi ufficialmente. Oltre a questo, Ricciardi deve fare i conti con il problema principale: la sua promessa sposa è all’oscuro del suo dono di vedere gli spiriti, un segreto opprimente che Ricciardi non riesce a rivelare a nessuno. Dal 10 novembre su Rai 1 è tornato Il Commissario Ricciardi con la terza stagione. Con la regia di Gianpaolo Tescari e le produzioni Rai Fiction e Clemart srl, nel cast troviamo ancora una volta Antonio Milo.
Perché dire sì a una terza stagione? Il ciclo non si era ancora concluso; finché ci sono i libri di De Giovanni, perché non continuare? I personaggi si evolvono parecchio in questa stagione.
Secondo te perché piace al pubblico questa serie tv? Per la qualità. E’ una delle fiction migliori di questo periodo, il fiore all’occhiello della Rai. Ha la sua originalità, a cominciare dal protagonista. E’ di matrice letteraria e si crea empatia con i personaggi.
Ti troviamo ancora una volta nelle vesti di Raffaele Maione. Come l’avevamo lasciato? Era alle prese con il figlio che voleva seguire le sue orme, cioè diventare un poliziotto. Aveva non poche preoccupazioni come padre.
Come lo ritroviamo? E’ sempre addolorato per la perdita del figlio ma trasforma la vendetta in un sentimento di apertura alla vita, perdona ed è generoso.

Il suo essere poliziotto cosa rappresenta per lui? L’esigenza di difendere, di prendersi cura dell’altro. E’ come Napoli, ovvero accogliente. E’ un cavaliere d’altri tempi.
E la famiglia? La sua forza, il suo fortino, il suo rifugio. Vedremo che avrà problemi sulla gestione dei figlio. E’ lo specchio del padre di oggi che cercano di confrontarsi con i figli.
Cosa lo lega a Ricciardi? Un affetto paterno. Vede le sue debolezze e le sue fragilità e cerca di proteggerlo.
Cosa speri arrivi di questa terza stagione? L’amore con il quale abbiamo fatto questa serie tv, c’è stata tanta cura da parte di tutti. La vendetta si può trasformare in amore, soprattutto oggi che regna l’odio. Spero che faccia capire la differenza del bene dal male e che, nonostante il dolore, è bello rimettersi in gioco.
Nuovi progetti? Uscirà La salata di Massimiliano Gallo al cinema e sarò a teatro in Jucature – I giocatori di Enrico Ianniello.
