ANTONELLA ATTILI, in tv con "Màkari 4"

Saverio e Piccionello sono sempre collaborativi con la polizia nelle indagini. Quando tutto sembra scorrere nella norma, però, Suleima si allontana da Macari per lavoro, mentre nella vita di Saverio si riavvicina Michela che porta con i sé i vecchi tormenti passionali. A scuotere la vita di Saverio ci pensa anche Arianna, ragazza ribelle appassionata di musica heavy metal, figlia di Claudia, ex di Saverio. A fare da contorno, il vicequestore Randone e tanti altri affezionatissimi amici come Marilù, Azrah, Giulio e il padre di Saverio. Questo è “Màkari“, giunto alla quarta stagione con la regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca. In un cast oramai consolidato da anni, troviamo anche Antonella Attili, attrice tra le più intense del panorama italiano che spazia dal piccolo al grande schermo, senza mai abbandonare il teatro. Dei suoi esordi, del suo essere attrice e delle sue fatiche artistiche ne abbiamo parlato proprio con lei.
In queste settimane ti vediamo in “Màkari 4”. Per quali motivi hai deciso di continuare questa serie tv? Si tratta di una fiction che ha la straordinaria capacità di mettere insieme caratteri non stereotipati, attraverso i quali emergono interessanti qualità siciliane e non solo. Il paesaggio è meraviglioso. Non è facile portare la commedia e il sorriso in prima serata in tv ma forse ci siamo riusciti. Con questa serie tv cerchiamo di alleggerire la pesantezza
Tu sei Marilù. Come l’abbiamo lasciata e come la ritroviamo? E con Saverio? E’ oramai un’istituzione. E’ una donna forte, con tanta personalità e con un’ironia dissacrante in ogni sua battuta. E’ un punto di riferimento per Lamanna, è un’amica di famiglia. Lei per lui è un punto fermo, un rifugio, una figura quasi mitica. Ogni volta che Saverio ha un problema va da lei.

E Macari? E’ tutto e lo sarà sempre. Ha aperto il suo albergo-ristorante quando nessuno credeva che a Macari turisti e vacanzieri sarebbero arrivati davvero. Il destino le ha dato ragione e ora Marilù a Macari è come un’istituzione.
Cosa ti piacerebbe arrivasse al pubblico di questa quarta stagione? Vorrei che arrivasse la fragilità di Lamanna. Come già il pubblico ha avuto modo di vedere, c’è un evento che rivoluzionerà la vita di Saverio, costringendolo a prendere una forte responsabilità.
Sei un’attrice molto nota e anche tra le più apprezzate. Cosa ti ha portato a scegliere proprio questo mestiere? Non ho mai pensato di fare altro nella vita, già da piccolina sognavo di fare questo e sono stata molto fortunata.
Cosa significa per te essere attrice? Moltissimo. Sicuramente la capacità di dare emozione perché di fatto è tutto quello che muove e regala la vita. Non è un percorso facile, è fatto di tante spine ma, nonostante la fatica, è meraviglioso. Cerco sempre di emozionarmi e di emozionare.
Tutto è cominciato nel 1988 con l’esordio cinematografico con il ruolo di Maria nel “Nuovo Cinema di Giuseppe Tornatore. Cosa porti con te di quell’esperienza cinematografica? E’ un bel ricordo intriso di nostalgia. E’ un mondo che non c’è più, un cinema che non esiste più, carico di responsabilità e di bellezza con tempi di lavorazione lunghi e di estrema cura dei dettagli.
La vera popolarità è arrivata nel 2018, quando sei entrata nel cast della fortunata soap opera Rai “Il Paradiso delle Signore” nel ruolo di Agnese. Perché il tuo personaggio è stato così tanto amato? Ho messo tanto di me in lei. Mi è rimasta appiccicata addosso e ne sono contenta. E’ una donna in avanguardia per quei tempi con una storia molto intensa con Armando.
Sei in scena con “Iliade – Il gioco degli dei”, pensi che una rilettura teatrale dell’opera di Omero possa far avvicinare ulteriormente i giovani a teatro? Perché? Assolutamente sì. Raccontiamo di divinità annoiate per l’eternità dopo la guerra di Troia, si sentono fuori oramai dalla storia. Per sentirsi vivi, rievocano le grandi gesta della battaglia e tornano ad essere eroi. L’impianto scenografico è piuttosto importante.
Tu sei Era, la moglie di Zeus. Come la descriveresti? E’ la dea del matrimonio, della famiglia e del parto ma la mia Era è una guerrafondaia, assetata di potere che non sopporta il marito che ha perso tutto.

In che modo, secondo te, i testi del teatro classico continuano a essere moderni e contemporanei? E’ fondamentale cercare nei classici l’attualità, così come è necessario parlare di attualità attraverso il mito. Nello spettacolo che portiamo in scena c’è il riferimento di come in questo periodo storico i potenti si prendano gioco delle sorti degli esseri umani.
Recitare in teatro con il pubblico in sala è diverso che farlo davanti alla macchina da presa? Il cinema è un’emozione enorme spezzettata, è molta concentrazione senza avere una totale responsabilità, è un segmento che compone un’opera. Il teatro è un’emozione continua unita al respiro del pubblico che cambia ogni sera, è il qui ed ora.
Nuovi progetti? Uscirà Morbo K, una fiction di Francesco Patierno, una fiction ambientata nel 1943, un periodo storico molto drammatico in cui sarò Fernanda la caposala dell’ospedale Fatebenefratelli.
