ANITA CAPRIOLI in “Guerrieri”: «La perfezione non esiste e mai esisterà»
Spirito d’osservazione, grande dialettica e acutezza, sono queste le doti di un avvocato di successo. Guido Guerrieri è un avvocato anticonvenzionale che, tra i riverberi assolati e le ombre notturne della città, affronta cause disperate senza mai perdere il suo sguardo ironico. Dopo un matrimonio naufragato e una crisi personale, tra nuovi amori e sessioni di boxe, si ritrova coinvolto in indagini che riaprono ferite del passato, scomparse misteriose e il caso di un vecchio amico magistrato accusato di corruzione. Al suo fianco, una squadra di collaboratori tanto singolare quanto indimenticabile, pronta a sfidare insieme a lui le contraddizioni della vita e della giustizia. Da qualche settimana stiamo vedendo “Guerrieri – La regola dell’equilibrio” di Gianluca Tavarelli, prodotta da Rai Fiction, Combo International e Bartleby Film. In un cast ricco troviamo ANITA CAPRIOLI, attrice intensa di rara bellezza ed eleganza.
Anita, partiamo dall’inizio. Cosa ti ha portato a dire sì a questa serie tv? Stimo da sempre Gianluca Tavarelli e avevo voglia di lavorare con lui, ha un suo sguardo tutto suo nelle storie che racconta. Il mio personaggio era molto interessante e la serie tv si presentava come una fiction corale e ben scritta.
Tu sei Nadia Greco. Come la descriveresti? Nasce dal libro “Le perfezioni provvisorie” di Carofiglio. La mia Nadia è proprio così, solo apparentemente perfetta. Ha un passato molto tormentato e piuttosto faticoso con il quale dovrà presto fare i conti. Con forza e coraggio ha cambiato vita e ha aperto il Chelsea, un locale notturno diventato punto di riferimento per Guerrieri e i suoi amici a Bari. Ha un lato oscuro, non visibile superficialmente e non definito.

Lei e Guido cosa li lega? E’ un’ex assistita di Guido. Sono legati da un’amicizia profonda e molto intima che li rende pienamente complici.
Cosa speri arrivi della serie tv? Oltre all’amicizia, mi auguro che emerga l’importanza del senso di giustizia. Ogni personaggio, il mio compreso, ha le proprie fragilità; la cosa non è sbagliata perché fa parte della vita di ogni essere umano. La perfezione non esiste e mai esisterà.
Sei un’attrice che è sempre riuscita a calarsi perfettamente in ogni ruolo. Su quali basi scegli un progetto rispetto ad un altro? Cerco di scegliere sempre progetti con caratteristiche che possono interessarmi ed è sempre una sfida interessante cimentarmi in un personaggio mai fatto. E’ molto bello poter essere diretta da registi per i quali si nutre tanta stima.
Perché fare proprio questo mestiere? Il mio è un mestiere che mi riempie e che mi regala forti emozioni da sempre. Sentivo di star bene nel vestire i panni di altri e mi piaceva poter veicolare messaggi agli altri attraverso i personaggi che avrei potuto veicolare.
Cosa significa per te essere attrice? Far parte di un racconto, raccontare storie e raccontare le persone. E’ meraviglioso poter portare avanti la vita di una persona.
Cosa porti con te del tuo debutto cinematografico? Un bel ricordo. Era il lontano 1995 e provenivo dal teatro, non avevo mai partecipato a nulla prima di quel momento a livello cinematografico. Mi sono trovata a far parte di un provino per una sorta di workshop in cui si formavano registi, un corso con la supervisione di Ermanno Olmi. Alla fine di questo workshop, c’è stata la possibilità di poter mettere in piedi un film ed ecco che sono stata scelta.
Piccolo e grande schermo. Tu cosa preferisci e perché? Non ho una preferenza, quello che è importante è che la storia che viene raccontata. Entrare in una sala cinematografica per vedere un film è sicuramente di forte impatto, c’è una condivisione con il pubblico e un’atmosfera unica, il racconto viene visto in maniera diversa.
Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso, sosteneva Gigi Proietti. Per te è così? Cosa c’è di falso e cosa di vero? Certamente. C’è la prerogativa che tutto sia vero facendo in modo di rendere il tutto più vicino possibile alla realtà. Il falso non deve esistere e l’ambizione è quella il tutto sia reale in quel preciso momento.
Nel 2011 vieni scelta per interpretare Eleonora in Immaturi, ruolo che riprende nel sequel Immaturi – il viaggio, e Rita in Corpo Celeste, ruolo che ti vale una candidatura ai David di Donatello come migliore attrice non protagonista. Cosa porti con te di Eleonora e di Rita? Sono entrambi dei personaggi affaticati dalla vita, anche se per ragioni diverse; Eleonora è malata di cancro e Rita cerca di gestire la stanchezza che la maternità, oltre alla gioia, porta con sé.
In queste settimane il campione d’incassi al cinema è stato Cime Tempestose, una rivisitazione del romanzo molto discussa. Insieme ad Alessio Boni, sei stata protagonista di una serie tv in due puntate tratta proprio dal romanzo di Emily Bronte. Com’era la tua Catherine Earnshaw? Cosa ricordi di quel set e in cosa consiste la bellezza di quel romanzo? La neve è stata una componente essenziale. Il libro è qualcosa di unico perché racconta la rottura del femminile dalla gabbia che la società dell’epoca ha messo in piedi. E’ straordinaria la passione travolgente dei due protagonisti che vanno ben oltre la provenienza dell’uno rispetto all’altro. La mia Catherine è in totale confusione perché, essendo così giovane, non ha ancora la piena consapevolezza dei suoi sentimenti. Il sentimento che cresce per Heathcliff e le restrizioni di quegli anni la portato in totale confusione. E’ in balia di se stessa e degli eventi.
Nuovi progetti? Al cinema con La casa in fiamme di Giuseppe Stasi e di Gianluca Fontana. Mi piacerebbe fare qualcosa in costume.
