ANDREA VALAGUSSA firma “L’altro ispettore”
«Maggior sensibilizzazione sul rispetto delle regole» “Un ispettore senza pistola, che non risolve i suoi casi con la violenza, ma con la gentilezza, la competenza, lo studio, l’intelligenza, l’empatia”. Così la regista Paola Randi descrive il protagonista della nuova fiction L’altro ispettore, coprodotta da RaiFiction-Anele-RaiCom, che stiamo vedendo dal 2 dicembre su Rai 1. Il protagonista, interpretato da Alessio Vassallo, è Domenico Dodaro, per gli amici “Mimmo”, un ispettore del lavoro che torna a vivere a Lucca dopo un passato di impegno al Sud contro il caporalato. Al suo fianco ci sono nomi come Cesare Bocci e Francesca Inaudi. Di questo progetto televisivo ne abbiamo parlato con Andrea Valagussa, tra gli sceneggiatori della serie tv, penna che ben conosciamo.
Andrea, com’è nata questa fiction? Nasce da uno spunto letterario, l’omonimo romanzo di Pasquale Sgrò, ex ispettore del lavoro che ha trasformato la propria decennale esperienza in un racconto e che ha poi collaborato alla serie, il cui head writer è Salvatore De Mola e che, oltre a me, vede le firme di Paola Randi ed Emanuela Rizzuto, come consulente. Ma il romanzo è solo l’abbrivio. L’altro potente stimolo è venuto dalla cronaca. Praticamente ogni giorno leggiamo di morti e feriti sul lavoro e in una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” suona davvero come un paradosso. Insomma, abbiamo sentito l’urgenza di riflettere su un tema che determina profondamente le nostre vite – ognuno di noi, nel presentarsi, dice che lavoro fa e al lavoro dedichiamo la maggior parte delle nostre giornate. Cosa c’è di più spaventoso che uscire di casa per andare a fare il proprio dovere senza avere la certezza di tornare? In Italia ci sono quasi 3 morti sul lavoro al giorno. Un dato inaccettabile e su cui è urgente riflettere e operare.
Ci spieghi il titolo? Siamo abituati agli ispettori di polizia con pistola e distintivo. L’ispettore del lavoro è diverso. Ha il casco, la pettorina e non viene per giudicare, ma per aiutare. E non solo i lavoratori, ma anche i datori di lavoro. Si muove per prevenire. Incontrando i veri ispettori del lavoro una frase ci ha colpito profondamente: “Se ci chiamano sulla scena di un incidente significa che siamo arrivati troppo tardi”. Perché il vero compito dell’ispettore del lavoro è prevenire.
Perché colui che portate sul piccolo schermo è diverso dagli altri ispettori? Il nostro Domenico Dodaro, per gli amici Mimmo, ha un metodo tutto suo. Lui non cerca le risposte, ma la domanda giusta. È analogico. Si muove in bicicletta, con una macchina fotografica come alleata, osserva, analizza, ragiona. Prima di muoversi, ha bisogno di comprendere. Per questo ha una lavagna piena di post-it, informazioni, approfondimenti. Non vuole punire, ma aiutare e fare in modo che non debba accadere più.
Come descriveresti Domenico Dodaro? È a suo modo un genio, almeno sul lavoro. Nella vita privata invece è un mezzo disastro. Rimasto vedovo da poco, dovrebbe occuparsi della figlia Mimì, 8 anni, ma nella realtà sembra più lei a prendersi cura di lui. Per questo si trasferiscono in Toscana, a Lucca. Domenico è cresciuto lì e in città vivono ancora la mamma e la sorella. A Lucca, Domenico ritrova anche due ex compagne di classe, la PM Raffaella Pacini, la secchiona della classe e sua inseparabile amica, ed Eleonora Lagonegro, la più bella della scuola. Entrambe sembrano ancora nutrire affetto per lui, ma Mimmo pare non accorgersene. Sarà allora Mimì a doverlo aiutare anche in questo. Del resto, la mamma, morendo, le ha chiesto di aiutarlo a trovare una nuova compagna.
Chi è invece Alessandro? E’ l’altro protagonista della serie. Ex collega in cantiere del padre di Domenico, porta su di sé i segni del terribile incidente che ha reso il nostro ispettore orfano di padre e che ha ingenerato in lui il desiderio di fare in modo che nessuno più dovesse soffrire come lui. Costretto da quel momento a vivere in carrozzina, Alessandro non si è mai abbattuto e vive facendo il counselor di chi è in difficoltà. Sarà proprio lui a ospitare Domenico e Mimì, a fare da coach alla giovane bambina che sogna di diventare calciatrice, e a dare una mano anche durante le indagini. Alessandro sa tutto di tutti. Con Domenico c’è un’intesa assoluta, ma ci sono anche due segreti che rischiano di separarli. Uno riguarda la mamma di Domenico, con cui Alessandro intrattiene da tempo una relazione clandestina, almeno per Mimmo. L’altro affonda nel passato e riguarda proprio il papà di Domenico, un segreto che rischia di mettere a repentaglio la loro trentennale amicizia.
Nel ruolo di protagonista troviamo Alessio Vassallo, perché proprio lui? Alessio è perfetto per interpretare Domenico Dodaro. Può essere intenso, ma anche ironico, Affascinante, ma anche imbranato. Padroneggia in maniera naturale sia il registro drammatico che quello comico, che sono i due pilastri su cui si basa tutta la serie. E questo grazie anche alla magistrale regia di Paola Randi che ha saputo dare alla serie una confezione rassicurante, ironica, quasi magica. Il tema è importante, ma non mancherà il sorriso, il calore umano e della famiglia, l’amore, la cura e la premura per gli altri, la volontà di trasformare anche gli incidenti in un’occasione di crescita.
E perché scegliere Cesare Bocci e Francesca Inaudi? Per Alessandro cercavamo un attore rassicurante e magnetico. E Cesare lo è indubitabilmente. Inoltre, se Cesare ha interpretato Mimì Augello nella serie originale di Montalbano, Alessio ha interpretato lo stesso personaggio ne Il giovane Montalbano. In qualche modo erano già legati da un comune destino artistico. Per i ruoli femminili cercavamo due attrici che potessero incarnare due diversi prototipi di femminilità: Raffaella è la compagna tutta cuore e ideali, donna di carattere, bella certo, ma che ti colpisce prima per la sua intelligenza e la sua determinazione. In questo Francesca è perfetta. Eleonora è al contrario la bella della scuola, quella che tutti si voltano a guardare. Per lei abbiamo scelto Silvia Mazzieri, che non è solo bella, ma bravissima e profonda. Un po’ come Eleonora. Con il procedere della serie scopriremo infatti che Eleonora non è solo esteriorità, che ha una vita molto complessa e che porta sulle spalle pesi ingombranti e fantasmi.
Cosa ti piacerebbe arrivasse della serie tv? Oltre a intrattenere e appassionare, spero che la nostra serie possa sensibilizzare sul tema della prevenzione e del rispetto delle regole. In Italia le leggi ci sono e non è vero che fare le cose in modo sicuro sia più costoso o necessiti di tempi più lunghi. È come indossare le cinture quando si viaggia in auto. Non porta via tempo, ma può salvarti la vita.
Nuovi progetti? Il 28 e 29 dicembre andrà in onda, sempre su Rai1 Se fossi te, una miniserie natalizia a cui sono davvero affezionato con Marco Bocci e Laura Chiatti, per la regia di Luca Lucini, un regalo che la Rai fa ai suoi abbonati, un inedito mix tra Una poltrona per due e Nei panni di una bionda. Non perdetelo. Sarà davvero divertente, magico, ma anche profondo.

