ALESSIO LAPICE in “Roberta Valente - Notaio in Sorrento”

Roberta Valente è la notaia più giovane d’Italia, una donna precisa, razionale e abituata a controllare ogni aspetto della propria vita. Dopo anni trascorsi a Milano, torna nella sua città natale, Sorrento, con un piano ben definito. Porta avanti la sua carriera in uno studio importante e vuole sposare il fidanzato storico, Stefano ma nulla andrà come previsto. Tra limoneti, scorci spettacolari e piccoli paesi della costiera, Roberta si troverà ad affrontare casi notarili insoliti e complessi che metteranno alla prova non solo le sue competenze professionali, ma anche le sue certezze personali. A complicare tutto saranno alcune scoperte legate al suo passato, che rischiano di mettere in crisi il suo equilibrio e il suo matrimonio. La domanda centrale della fiction è chiara: Roberta riuscirà a mantenere il controllo della sua vita o dovrà riscrivere tutto da capo? Questo e molto altro è “Roberta Valente – Notaio in Sorrento” di Vincenzo Pirozzi e prodotta da Rai Fiction con Rodeo Drive. In un cast di tutto rispetto, troviamo ALESSIO LAPICE, un attore bravissimo, molto amato da pubblico e critica che ancora una volta tiene incollato lo spettatore per la sua interpretazione.
Alessio, partiamo da questa tua ultima fatica attoriale. Perché dire sì a questa serie tv? Ci sono diversi motivi. Non ho potuto rifiutare per il personaggio che avrei interpretato, ovvero un giovane alla ricerca della sua strada nella vita, un ragazzo irrisolto e il suo essere ancora in sospeso mi avrebbe dato molto materiale per lavorarci sopra. La fiction sarebbe stata girata a Sorrento, paese a cui sono molto affezionato in quanto sono cresciuto a Castellammare di Stabia dove tutt’ora vivono i miei familiari, la frequentavo spesso da ragazzino soprattutto nel periodo estivo.
Tu sei Stefano. Come lo descriveresti? E’ fidanzato con Roberta praticamente da sempre, è il classico ragazzo benestante che lavora nella ditta assicurativa del padre, ingabbiato dalla famiglia. Sogna di costruirsi un’attività propria. Nutre un grandissimo affetto per il fratello minore Enrico, per il quale vorrebbe una vita più libera e spensierata della sua. È affascinante, simpatico e socievole, ama il ballo e la bella vita, ma di fronte al carattere predominante di Roberta è fatalmente soccombente. L’avvicinarsi del matrimonio, da lui percepito come una trappola, e l’incontro con Leda avranno un impatto dirompente su di lui. Che sia giunto il momento di prendere in mano le redini della propria vita? Pensa prima agli altri e poi a se stesso ma forse è arrivato il momento di dedicarsi tempo. Vive la sua vita con tante maschere e ben presto vorrà capire com’è invece il suo volto. Mette l’affetto degli altri sopra tutto e tutti, ha paura di uscire allo scoperto.
Per lui, Roberta Valente cosa rappresenta? E’ il suo punto fermo. E’ l’amore trascinato nel tempo ma basato da un grande affetto sincero e profondo, motivo per cui è anche il suo progetto per il futuro. Gran parte della sua vita ruota intorno a lei, forte troppo ed è qui che nascono i problemi.
Per il tuo personaggio, Sorrento è importante?
Sì, certo. E’ un luogo che ama moltissimo. Non pensa di andarsene ma di rimanere riuscendo a costruirsi il futuro lì, essendo molto legato alla sua terra.
Cosa ti piacerebbe arrivasse al pubblico? Viviamo in un periodo storico complesso e pesante. Mi auguro che il pubblico possa trascorrere due ore di serenità e di bellezza. Quello che portiamo sul piccolo schermo sono storie di giovani che fanno riflettere e nei quali è possibile identificarsi. Vorrei che il telespettatore si affidasse al sogno, lasciando fuori l’oscurità che sta affliggendo il nostro presente.
Hai raccontato di aver cominciato la tua carriera da attore con un piccolo ruolo all’interno di una rappresentazione teatrale allestita da un gruppo di amici. E’ stato questo il tuo trampolino di lancio? Trampolino di lancio no, ma il mio silenzioso avvicinamento al mondo della recitazione direi sì. Mi ha permesso di muovere i primissimi passi in quello che sarebbe poi diventato il mestiere che ho scelto nella mia vita.
Perché scegliere proprio questo mestiere? Permette la possibilità di conoscersi, attraverso lo studio dei vari personaggi che si vanno a interpretare, dà una spinta interiore non indifferente alle fragilità che appesantiscono l’esistenza umana. E’ il mestiere che permette di fare i conti con noi stessi; l’essere umano ha tante sfaccettature e non è così semplice togliere tutte le maschere che abbiamo per comprendere chi veramente siamo. Ho sempre amato la macchina da presa. Ricordo bene il tragitto che facevo con mia madre in auto per andare alle elementari; con la radio accesa, associavo la musica ai volti delle persone che vedevo dal finestrino. Per me, era uno splendido gioco. Sono sempre stato molto curioso degli esseri umani. Avevo l’esigenza di essere accolto e ascoltato. L’incontro umano con i personaggi è fondamentale. La vita fugge veloce e questo mestiere permette di fermarti e di esserci.
Cosa significa per te essere attore? Cerco ogni volta di smuovere qualcosa dentro, di far arrivare emozioni e sentimenti. Cerco di arrivare dove le parole non arrivano. L’essere attore è anche veicolo di riflessione, di intrattenimento e di tutta una vasta gamma di stati d’animo che costituisce la nostra vita.
Esordisci al cinema recitando nel film Il padre d’Italia e il tuo primo ruolo da protagonista è in Tafanos. Cosa porta con te di quei due inizi? Sono due bellissimi ricordi che porto con me e che non posso dimenticare. Provo una certa tenerezza pensandoci. Ero una pagina bianca ancora senza parole, pian piano cominciavo ad essere considerato perché qualcuno iniziava a darmi fiducia, qualcuno si era accorto che esistevo: è stato meraviglioso. Partivo da zero e qualcuno mi ha permesso di aprire la porta.
Ti abbiamo anche visto al cinema con Il primo re di Matteo Rovere sulla fondazione di Roma. Del tuo Romolo cosa porti con te? Oltre al freddo, ai sassi e al fango, è stato un set meravigliosamente impegnativo. E’ stato un importante apripista. Ne vado molto orgoglioso e ne sono grato. Il mio Romolo voleva fondare Roma abbracciando altri popoli, non distruggendoli. Quello è stato un film che ha fatto capire quanto fosse necessario stare insieme per vivere perché da soli non andiamo da nessuna parte.
Il pubblico televisivo ti ha amato per il ruolo di Calogiuri nella serie televisiva Imma Tataranni. Perché, secondo te, il pubblico ama così tanto il tuo personaggio? Metteva il bene degli altri davanti al proprio. E’ stato un ragazzo dai nobili valori, determinato nel suo lavoro e che provava un amore sincero per una donna più grande, un legame piuttosto profondo.
Cinema o televisione? Entrambi. Il grande schermo è qualcosa di bellissimo che crea una magia unica in sala, la tv ha il potere di entrare nelle case diventando parte integrante della famiglia. Entrambi possono essere di qualità.
Nuovi progetti? A maggio uscirà al cinema Il protagonista di Fabrizio Benvenuto, la sua opera prima.
