Arrivando a Villa Margi, piccolo borgo della costa messinese, si percepisce subito una trasformazione: il paesaggio si arricchisce di una nuova visione di bellezza. Una bellezza che affonda le radici nell’imponente opera di Tano Festa e che oggi rinasce grazie a una comunità decisa a rigenerare i propri luoghi con nuove opere monumentali.
Questa iniziativa non è solo un progetto artistico, ma un manifesto sociale. Un invito a unire le intelligenze, resistere all’abbandono e riscoprire il valore di essere comunità. L’obiettivo è contrastare una delle grandi crisi della modernità: la perdita di senso nei luoghi e nelle persone.

A guidare questa sfida è Antonio Presti, da anni promotore di bellezza e conoscenza come strumenti di crescita e coesione. Di fronte al fenomeno dell’emigrazione giovanile dalla Sicilia, Presti ha scelto di rispondere non con rassegnazione, ma con azioni concrete per valorizzare identità e appartenenza.
Il nuovo percorso artistico inaugurato nei giorni scorsi porta un titolo evocativo: “Il Cantico di Reitano e Villa Margi”. Un messaggio etico, in antitesi all’omologazione del pensiero globale, che ha visto protagonisti bambini e ragazzi del territorio. Attraverso un laboratorio fotografico curato dalle fotografe Carlotta Magliocco e Simona Scaduto, i giovani hanno raccontato emozioni e passioni con i loro scatti, restituendo uno sguardo autentico sulla propria terra.
«Quando si ama profondamente un territorio – afferma Antonio Presti – si fa di tutto per salvarlo dall’abbandono e dal declino. Dire che a Reitano e Villa Margi non c’è futuro significa condannare quei luoghi alla morte». Il problema, spiega, non è solo economico: «Non manca il lavoro, manca l’educazione al lavoro e lo spirito di sacrificio, che possono trasformarsi in iniziativa e capacità di fare».
Presti individua la chiave in un cambio di mentalità: «Oggi i giovani, spesso con l’approvazione dei genitori, pensano di dover lasciare la Sicilia già dalle scuole superiori. Ma la Sicilia ha bisogno dei suoi figli. Serve un controesodo, un nuovo modo di pensare per scardinare una cultura segnata dall’assistenzialismo e dall’immobilismo».
Un appello forte, che parte dall’arte per arrivare al cuore delle persone. Perché, come conclude Presti, «non possiamo restare indifferenti davanti a scuole con solo trenta bambini. Il futuro di questi luoghi dipende da noi».
