Verona, Leonardo col Cenacolo ci invita a scoprire chi siamo
Chissà cosa avrebbe letto il genio di Leonardo nel viso di suor Maria Grazia Riva, monaca delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, studiosa e critica d’arte. Che tipo di apostolo sarebbe stata? Lasciamo la risposta aperta a chi avrà occasione di incontrare il sorriso di suor Maria Grazia Riva, che ieri, in qualità di curatrice, ha accompagnato il pubblico durante l’inaugurazione della mostra multimediale “Il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Tra le pieghe dell’anima“, visitabile fino al 24 maggio a Verona, nel Polo Universitario di Santa Marta (Silos di Levante).

La mostra, organizzata dall’Associazione Rivela, affronta vari aspetti del genio di Leonardo e interroga il visitatore: dalle prime tre sezioni incentrate sulla vita di Leonardo da Vinci, gli studi della fisiognomica e della natura, si passa ad una
una galleria di ritratti riprodotti per l’occasione in scala originale: della Gioconda, della Belle Ferronière, della Dama dell’ermellino e di Ginevra de’ Benci. Seguono poi i dettagli in grande formato di opere come il San Giovanni Battista, il Battesimo di Cristo e la Vergine delle Rocce. E una volta raggiunto il quarto piano, ecco il Cenacolo in scala quasi reale (7 x 3,5 m), che i visitatori potranno vivere in esperienza immersiva, scoprendo attraverso prospettiva, direttrici, punto focale, il vero peso del tradimento di Giuda, il farsi indietro sottraendosi alla misericordia. Ed è qui che di fronte alla riproduzione del Cenacolo, ogni singolo partecipante è invitato direttamente a porsi la domanda: “Tu che apostolo sei?”. Sollecitazione scomodissima oggi quella di scoprire individualmente, come ci si pone di fronte al male, esercitando il libero arbitrio. Lo anticipa, prima del taglio del nastro, il co-curatore Giovanni Bresadola: «Per Leonardo in quei dodici Apostoli è rappresentata l’intera umanità che si interroga sul male, sul peccato e su come affrontarli. Ogni discepolo di Gesù veicola una sua risposta personale, attraverso il suo carattere (ethos) e la sua reazione emotiva (pathos) con l’espressione del volto, la postura del corpo, l’uso delle mani. Il visitatore viene così condotto ad identificarsi in un Apostolo particolare, in cui riconosce il suo atteggiamento nei confronti del male e della sofferenza; ognuno tenta così di rispondere ad una domanda esistenziale specifica».
Al visitatore viene proposto un incontro con l’artista che sorprende attraverso dettagli della vita pubblica e privata. Si può seguire la necessaria ricerca del mecenate di turno come Ludovico Il Moro, oppure la volontà di riempire il vuoto lasciato da una madre che rimarrà forse sconosciuta rappresentandone i tratti. La condizione di figlio illegittimo, non amato né da suo padre né dai fratelli, traspare nelle opere e viene sigillata in preziosissime tracce lasciate in note scritte.

Nei pannelli presenti nel Silos si sperimenta la ricerca di una verità che non può mai essere conquistata ma almeno seguita e perseguita. Leonardo indaga, interroga, studia realtà e tradizioni prima di mettere su tela la sua visione, per aprire il dialogo con chi guarda. Un esempio: solo dopo aver raccolto conoscenze sulle tradizioni popolari delle cene può preparare la tavolata che metterà insieme Apostoli e Gesù nell’ultima cena.
Degno di approfondimenti l’interesse dell’artista per le acque. “L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente”. Si lascia attrarre incuriosito dall’unico tratto in cui l’Adda si inasprisce, presagendo, quasi con la consapevolezza di un odierno geologo, uno smottamento causato proprio dalla violenza delle acque.
La visita consente di andare oltre una certa vulgata che riporta un Leonardo ateo, egoista e concentrato solo su se stesso e la sua opera. Al contrario si scopre come, nonostante o forse a dispetto di un vissuto familiare infelice da rifiutato, ai fratelli lasciò parte delle opere e si interessò delle spese funebri per quella madre che lo aveva abbandonato creandogli un vulnus inguaribile, dando sostanza al suo testamento morale “Tu, o Iddio, ci vendi tutti gli beni per prezzo di fatica. La vita, bene spesa, lunga è. Sì come una giornata, bene spesa, dà lieto dormire; così una vita, bene usata, dà lieto morire”. Leonardo ne viene fuori come laico di fede profondissima e dolente.

Erano presenti: la vicesindaca del Comune di Verona Barbara Bissoli, il presidente dell’Associazione Rivela Ermanno Benetti, la curatrice sr. Maria Gloria Riva, i co-curatori Giovanni Bresadola e Laura Micheli, il delegato per la Pastorale nell’Arte della Diocesi di Verona don Antonio Scattolini oltre agli studenti e alle studentesse impegnati come guide e rappresentati degli sponsor. E sono proprio tre delle cicerone provenienti dal Liceo Artistico di Verona, Chiara, Zoe e Giulia, a spiegare l’importanza delle sinergie alla base di questo evento, in particolare per chi si prepara ad entrare professionalmente nel mondo dell’arte.

La formazione pratica, offerta dall’associazione Rivela, consente di mettere in gioco le conoscenze anche teoriche costruite nelle aule scolastiche, che come hanno puntualizzato le tre guide in auge “abituano l’occhio a cogliere il dettaglio, contestualizzarlo e attribuirgli un significato che porta all’assenza”.
12 gli istituti scolastici veronesi coinvolti con 70 studentesse e studenti.
