Verona, Il team di "Un sogno italiano" all'anteprima a Palazzo Gran Guardia

Con l’anteprima del docufilm “Un sogno italiano” del regista Fausto Caviglia si conclude a Verona la giornata dedicata ai settanta anni dall’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica Federale di Germania per il reclutamento ed il collocamento di manodopera italiana nella RFT. Ad aprire la giornata in Palazzo della Gran Guardia in mattinata il convegno “Da lavoratori migranti a cittadini europei: emigrazione italiana in Germania 1955-2025“.
Alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, esperti, docenti e studenti, si presenta il risultato di due anni di lavoro che hanno coinvolto sia soggetti che operano nelle attuali dinamiche migratorie verso l’Italia che rappresentanti di associazioni presenti all’estero per supportare gli italiani che hanno lasciato in passato il loro paese, famiglie, tradizioni, paesaggi, per trasformare in un futuro migliore le proprie speranze. In questi percorsi esistenziali di emigrazione verso il Nord Europa, Verona ha giocato un ruolo fondamentale. Dalle regioni meridionali infatti si arrivava in treno nella città scaligera dove venivano effettuate le visite mediche per individuare gli idonei ad affrontare l’avventura nella Germania da ricostruire nel Dopoguerra. Arrivo: Monaco di Baviera, dove oggi si contano 30.000 persone con passaporto italiano.
Il binomio Verona-Monaco significa fare la storia dell’emigrazione degli italiani in Germania, dove i cosiddetti “Gastarbeiter” (manodopera ospite) vivevano le stesse delusioni, sogni, bisogni di parte dei migranti di oggi. Ricordare quei cittadini, come ha ribadito l’assessore alla Memoria Storica Jacopo Buffolo, rivolgendosi in particolare agli studenti e alle studentesse, vuol dire mantenere e recuperare parte della nostra storia e nello stesso tempo approcciarsi con strumenti e consapevolezze nuove ai quotidiani fenomeni di mescolanze interculturali, riflettere sulle problematiche che l’arrivo di grandi numeri di lavoratori che rimangono individui con ricordi, desideri, delusioni, aspettative, ma soprattutto diritti possono causare e allo stesso tempo alla ricchezza derivante dall’incontro, confronto, conoscenza e integrazione, come oggi si può apprendere dalla Germania e dalla presenza nel tessuto di città come Monaco di stili di vita italianissimi.

Il tutto viene rappresentato con sensibilità, rispetto e curiosità nel docufilm “Un sogno italiano“, frutto anche dell’approfondimento di fonti e ricerca di materiali e storie da parte degli studenti e delle studentesse del liceo artistico di Verona, che oggi studiano proprio in un luogo che in passato era un centro di immigrazione. Attraverso le interviste a sette emigranti gli spettatori seguono percorsi di vita difficili, a cominciare dalla lingua per poi passare alla solitudine, con la ferma intenzione di giocarsi le proprie carte, di resistere e lottare, prima per non mollare e tornare in patria, poi per conquistare nuovi diritti sul luogo di lavoro, come il medico. Non vengono taciute dinamiche interne al paese d’arrivo. Fu coniato il termine “Gastarbeiter” quasi a voler rassicurare la popolazione tedesca che la presenza dei Fremde (gli stranieri), troppi rispetto ai locali, era temporanea, sarebbero andati via. Vengono seguiti i passi che hanno portato all’integrazione, quando inaspettatamente gli italiani “ospiti a tempo” decisero di rimanere, e di far arrivare anche i familiari. Ricco di spunti di riflessione il docufilm sarà presentato il 20 dicembre a Wolfsburg, la città dove la fabbrica automobilistica Volkswagen aveva la sede centrale.
Alla proiezione, oltre al regista Fausto Caviglia, erano presenti il co-produttore Antonio Padovani, Paolo Masini (presidente Fondazione MEI), Cristiano Bortone (ORISA Produzioni), Antonio Saccone (presidente Cinecittà Spa) e Jacopo Buffolo (assessore alla Memoria Storica).
