Il team che ha lavorato a questo progetto
Terapie oncologiche somministrate per via sottocutanea anziché endovenosa e una gestione più snella dei processi ospedalieri: sono questi i pilastri di un progetto innovativo avviato presso l’Ospedale La Maddalena di Palermo in collaborazione con Roche, con l’obiettivo di migliorare i percorsi di cura delle pazienti affette da tumore al seno HER2+, una delle forme più aggressive della malattia.

Grazie all’introduzione di formulazioni sottocute del trattamento combinato pertuzumab/trastuzumab, le pazienti possono oggi contare su terapie altrettanto efficaci ma significativamente più rapide. Il tempo di somministrazione, infatti, si è ridotto da circa novanta minuti a soli cinque, con un impatto positivo non solo sulla qualità della vita delle pazienti, ma anche sull’efficienza dell’intero sistema sanitario.
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di Lean Management, metodologia che punta a massimizzare l’efficienza e ridurre gli sprechi analizzando ogni fase del processo di cura — dall’accettazione al prelievo, fino alla preparazione e somministrazione del farmaco.
Il team multidisciplinare dell’ospedale, composto da oncologi, farmacisti, infermieri e direzione sanitaria, ha individuato le aree su cui intervenire per ottimizzare l’organizzazione. Tra le misure introdotte, una fascia oraria dedicata alle somministrazioni sottocutanee, per migliorare la programmazione e ridurre i tempi di attesa, e la possibilità di effettuare i prelievi il giorno precedente alla terapia, così da avere i referti pronti all’arrivo in ospedale.
Per chi preferisce eseguire il prelievo il giorno stesso, è stato inoltre attivato un sistema di notifica automatica che avvisa quando gli esiti sono disponibili, eliminando l’attesa passiva.
«L’uso della terapia pertuzumab/trastuzumab sottocute per il trattamento del tumore della mammella con iper-espressione di HER2 – spiega il dottor Carmelo Carlo Arcara, Responsabile dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Ospedale La Maddalena – ha permesso di ridurre i tempi di somministrazione da novanta a cinque minuti rispetto alla formulazione endovenosa, mantenendo invariata l’efficacia terapeutica. Il minor tempo di permanenza in ospedale significa più tempo per la famiglia, il lavoro, la vita. Inoltre, la somministrazione sottocutanea consente una relazione di cura più stretta e di maggiore qualità tra paziente e infermiere».
I benefici si riflettono dunque su più livelli: meno tempo in ospedale per le pazienti, una gestione più fluida per medici e infermieri e un risparmio di risorse operative e finanziarie per la struttura. Un esempio virtuoso di come innovazione terapeutica e riorganizzazione dei processi possano andare di pari passo, migliorando concretamente l’esperienza di cura e l’efficienza del sistema sanitario.
