Un racconto appassionato e drammatico, autentico e scomodo. Con “Traditi”, Antonio Ingroia rompe il silenzio e affida a un dialogo serrato con il giornalista Massimo Giletti il racconto della sua vita, della sua esperienza in prima linea nella lotta alla mafia e di una lunga serie di “tradimenti” che hanno attraversato la storia della giustizia italiana degli ultimi trent’anni. Questo lavoro, verrà presentato anche a S. Stefano di Camastra presso la sala delle conferenze del prestigioso Palazzo Trabia il prossimo 25 luglio, alle ore 19:00. Magistrato per vocazione, allievo diretto di Paolo Borsellino e collega di Giovanni Falcone nella procura di Palermo, Ingroia è stato uno dei volti più noti del pool antimafia negli anni successivi alle stragi del ‘92. Ma il suo nome è legato anche a un percorso pubblico complesso, segnato da un improvviso addio alla magistratura, da una breve e controversa parentesi politica, e infine da una nuova vita da avvocato, vissuta tra le ombre di una giustizia che – come egli stesso denuncia – “funziona sempre peggio”.
Nel libro, Ingroia rilegge in chiave personale e civile le vicende che lo hanno visto protagonista: le indagini più delicate, le lotte interne alla magistratura, le connivenze tra apparati, le pressioni subite quando si trovarono intercettazioni che toccavano il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fino al brusco epilogo della sua carriera in toga. Ma “Traditi” è molto più di una biografia o di un pamphlet: è un atto di accusa profondo e amaro, rivolto a quel sistema che ha spesso abbandonato – quando non ostacolato – chi cercava di servire davvero la legalità e la verità.

La narrazione si dipana attraverso un intenso confronto con Giletti, in un’alternanza di domande dirette e riflessioni senza reticenze. Emergono così i nodi irrisolti della storia italiana: le stagioni delle stragi, i depistaggi, le verità negate, i rapporti opachi tra mafia, politica e istituzioni. Ingroia punta il dito anche contro quella parte della sinistra che, a suo dire, ha tradito i principi di giustizia sociale e legalità, marginalizzando figure come la sua.
Il titolo stesso del libro – Traditi – è emblematico: i traditi sono i magistrati assassinati, ma anche chi, come l’autore, ha creduto in un ideale di giustizia e legalità oggi svilito. Sono i cittadini che hanno sperato in uno Stato più giusto, i testimoni di verità scomode, le vittime della malagiustizia quotidiana.
Scritto con uno stile diretto, a tratti crudo, ma sempre coinvolgente, il libro si rivolge a un ampio pubblico: a chi ha vissuto gli anni delle stragi mafiose, a chi cerca di capire la crisi attuale della magistratura e della politica, a chi non vuole arrendersi all’oblio della memoria. Traditi è una testimonianza civile e un invito a riflettere, senza retorica, sul prezzo della coerenza e sul coraggio della verità.
