The Setting of Violence a cura di Rein Jelle Terpstra
In occasione del 50° anniversario della sua morte – avvenuta tragicamente a Roma il 2 novembre 1975 – Bologna, sua città natale e di formazione intellettuale, ricorda lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini.
Dal 28 ottobre al 2 novembre 2025 la Sala delle Ciminiere all’interno del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, sito in via Don Giovanni Minzoni 14, ospita la videoinstallazione The Setting of Violence a cura di Rein Jelle Terpstra; progetto ad accesso libero, sostenuto da Mondriaan Fund e Dommering Fonds in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna.
Rein Jelle Terpstra è un artista visivo olandese che indaga le relazioni tra percezione, memoria e storia, attraverso la realizzazione di installazioni di diapositive e di libri. Le sue opere sono esposte in diversi musei in tutto il mondo. Docente presso l’Università di Scienze Applicate, Accademia di Belle Arti Minerva a Groninga, nei Paesi Bassi, nella primavera del 2017 ha vinto una borsa di studio Smithsonian Artist Research Fellowship a Washington, grazie alla quale ha approfondito la ricerca sul progetto RFK Funeral Train – The People’s View. Nel 2019 l’omonimo libro è stato selezionato per il concorso Schönste Bücher aus aller Welt (I libri più belli del mondo) di Lipsia, che è valso all’artista la medaglia d’oro.
La videoinstallazione The Setting of Violence ha come tema chiave l’intreccio tra la politicizzazione dell’arte e l’estetizzazione della politica ed è il risultato della riflessione che l’artista olandese ha avviato dopo aver visto il film Salò o le 120 giornate di Sodoma, scritto e diretto da Pasolini nel 1975, con particolar riguardo all’arte d’avanguardia, in particolare tramite i dipinti futuristi, presente in alcune scene raccapriccianti del film.
L’opera esposta si compone di cinque schermi, tutti posizionati nell’ampia Sala delle Ciminiere, su cui sono proiettati alcuni fotogrammi tratti dal citato film; ai quali l’artista ha avuto accesso grazie alla collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna.
Le sequenze di immagini sono esaminate visivamente attraverso la dilatazione della loro durata mentre i dipinti presenti nelle inquadrature sono ingranditi in una scansione degli interi fotogrammi, che generano nel pubblico l’impressione di trovarsi fisicamente all’interno delle stanze del lungometraggio.
Qual era l’intenzione del regista nel mettere in relazione questi dipinti modernisti con le atrocità commesse nel lungometraggio? Questo l’interrogativo alla base del lavoro di Rein Jelle Terpstra.
E ancora: le opere presenti nella pellicola possono essere interpretate come testimoni silenziose o complici di ciò che la loro ideologia aveva contribuito a creare?
Queste le parole di Rein Jelle Terpstra: «Nel film, un gruppo di governanti sottopone 18 ragazzi e ragazze a un crudele abuso per 120 giorni. Oltre all’umiliazione, alla tortura e all’omicidio mostrati, a colpirmi è stata la presenza prominente, nelle scene del film, dell’arte d’avanguardia e, in particolare, della pittura futurista. Pasolini voleva svelare un legame tra l’arte futurista e la crudeltà dei governanti fascisti?».
Nel montaggio dei fotogrammi del film di Pasolini, l’artista olandese esplora le intenzioni del regista lasciando spazi vuoti dall’atmosfera inquietante laddove nella pellicola erano mostrati orrori, vittime e carnefici.
L’ambientazione scelta da Pasolini per le vicende narrate nel film è costituita perlopiù dalle stanze e dai saloni di una villa. Il mondo esterno è presente soltanto occasionalmente.
Il 50° anniversario della morte di Pasolini coincide con il 50° anniversario della Galleria d’Arte Moderna di Bologna (MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna). Alla sua inaugurazione, il 1° maggio 1975 – alla presenza di Pasolini – l’artista Fabio Mauri, nell’ambito della sua celebre performance Intellettuale, proiettò il film Il Vangelo secondo Matteo sulla camicia bianca del regista bolognese.
