Sovrastrutture, undici anni di critica: il doppio numero che interroga il nostro presente
Di Mario Conforto
Nel tempo sospeso di un autunno che scivola verso l’inverno, mentre il dibattito pubblico sembra spesso appiattirsi sull’immediatezza dell’opinione, una rivista indipendente torna a reclamare spazio per il pensiero lungo, per l’analisi stratificata e per la critica radicale della contemporaneità. Sovrastrutture, pubblicazione internazionale autoprodotta, presenta il suo attesissimo doppio volume 55–56 (settembre–dicembre 2025), segnando una tappa significativa nel percorso che la condurrà, nel 2026, a compiere undici anni di attività editoriale.
Nata dall’iniziativa di un collettivo di ricercatori e studiosi, spesso legati all’ambiente intellettuale parigino ma con uno sguardo dichiaratamente transnazionale, Sovrastrutture si è affermata nel tempo come luogo di confronto esigente tra filosofia politica, critica culturale e teoria sociale. Il titolo stesso richiama consapevolmente la tradizione marxiana, ma senza irrigidirsi in formule dottrinali: qui la sovrastruttura non è un semplice riflesso, bensì uno spazio conflittuale in cui ideologia, linguaggi, estetiche e potere si intrecciano e si contendono il senso del mondo.
Il nuovo numero doppio conferma questa vocazione. I contributi attraversano territori diversi e dialoganti: dal pensiero gramsciano riletto alla luce del jazz e delle culture afroamericane, fino alle riflessioni sulla democrazia contemporanea e sulle sue aporie; dalle pagine dedicate a Frantz Fanon e alle pratiche di decolonialità combattiva, fino agli affondi su Pasolini, sul rapporto tra potere, petrolio e mutazioni antropologiche, e sulle persistenti ombre del berlusconismo. Non mancano incursioni nella critica letteraria e musicale, dove il jazz diventa lente per interrogare l’immaginario politico, né esercizi di lettura filosofica che tornano a figure come Jean-Paul Sartre, sottraendole alle semplificazioni accademiche.
Ciò che distingue Sovrastrutture nel panorama delle riviste online non è soltanto la qualità dei saggi, ma il rigore linguistico e l’attenzione alla forma, intesa come parte integrante del contenuto. La scrittura non indulge al gergo, ma neppure rinuncia alla complessità: un equilibrio raro, che rende la rivista accessibile senza tradire l’esattezza concettuale. In questo senso, la scelta dell’autoproduzione non è un ripiego, bensì un gesto coerente con un’idea di autonomia intellettuale e di resistenza alle logiche di mercato editoriale.
Accanto all’uscita del doppio volume, la redazione rilancia anche le formule di abbonamento, pensate non come semplice transazione economica ma come patto di fiducia con i lettori. Dalle opzioni più essenziali fino a quelle che affiancano ai numeri della rivista libri in omaggio, l’invito è chiaro: sostenere un progetto che vive grazie a una comunità critica, più che a un pubblico indistinto.
In un’epoca segnata da comunicazione rapida e spesso effimera, Sovrastrutture continua a praticare una lentezza produttiva, facendo della profondità analitica un atto politico. Questo doppio numero non è soltanto una nuova uscita editoriale, ma la conferma di una presenza: quella di una rivista che, da oltre un decennio, interroga le forme simboliche del potere e le trasformazioni della società, senza mai rinunciare alla libertà del pensiero.
Per info: sovrastrutture@gmail.com
