Napoli ,ripensare la mafia oltre i luoghi comuni: Il nuovo saggio di Antonio Vesco
Di Mario Conforto
Presentato nel cuore di Napoli, quando il pomeriggio lascia spazio al crepuscolo e il centro storico torna a essere luogo di incontro e discussione. Alle 17.30, alla Libreria Feltrinelli di via dei Greci, Antonio Vesco ha presentato in anteprima ‘Criminalità immaginate. Ripoliticizzare la questione mafiosa’, un libro che interviene con rigore e lucidità su uno dei temi più abusati e, proprio per questo, più fraintesi del dibattito pubblico italiano. L’accesso è libero, ma il confronto si annuncia tutt’altro che accomodante.
Il volume, che arriverà ufficialmente in libreria il 23 gennaio nella collana Scritture meridiane di Tamu Edizioni/Tangerin, prende congedo dalle rappresentazioni più rassicuranti della mafia come entità estranea, virus che infetta un corpo sociale altrimenti sano. Vesco smonta questa semplificazione e restituisce al fenomeno la sua densità storica e politica, mostrando come la criminalità organizzata sia parte integrante di assetti economici, relazioni di potere e meccanismi di consenso che attraversano la società nel suo insieme.
Accanto all’autore, a discutere e approfondire, interverranno Margherita D’Andrea dell’Università Suor Orsola Benincasa, la criminologa Deborah Divertito e Federico Esposito dell’Università Federico II. Ne nasce un dialogo a più voci che intreccia saperi accademici ed esperienza sul campo, evitando la ritualità delle presentazioni di circostanza per aprire uno spazio autentico di riflessione critica.
Il perno teorico del libro è l’uso del concetto di «comunità immaginate», elaborato da Benedict Anderson, applicato alla questione mafiosa. Attraverso questa chiave interpretativa, Vesco invita a guardare oltre l’icona del criminale armato e a riconoscere immaginari condivisi, pratiche quotidiane e strutture materiali che rendono possibile un potere diffuso e pervasivo. Un potere che non si regge solo sulla violenza, ma sull’azione di imprenditori, professionisti e politici: quella borghesia mafiosa capace di costruire egemonia tramite clientelismo, corruzione e controllo informale delle risorse pubbliche e private.
Nato ad Alcamo nel 1983, Antonio Vesco ha svolto attività di ricerca per le università di Torino, Ferrara, Thessaloniki e Catania, insegnando prevalentemente Antropologia culturale. I suoi studi indagano i rapporti tra mafia e Stato, le rappresentazioni del Mezzogiorno e del Nordest, i partiti politici, le forme del consenso e il ruolo della cooperazione sociale e dei beni comuni. Ha pubblicato saggi su riviste scientifiche e quotidiani e, tra i suoi lavori più noti, figurano ‘Come pesci nell’acqua. Mafie, impresa e politica in Veneto’ e ‘L’assedio del sociale’, dedicato alle ambivalenze del Terzo settore.
Con ‘Criminalità immaginate’, Vesco compie un’operazione netta: sottrae la mafia alla retorica dell’emergenza morale e la restituisce alla sua natura politica, chiedendo a istituzioni, ricerca e cittadinanza uno sguardo meno consolatorio e più responsabile. L’incontro di stasera, a Napoli, si propone così non come semplice evento culturale, ma come occasione per rimettere in discussione categorie, linguaggi e certezze che troppo spesso hanno reso innocuo ciò che innocuo non è.
