Il 1° aprile 2026 la dodicesima edizione del riconoscimento fiorentino celebra letteratura, ricerca e impegno civile nella cornice dell’Abbazia di San Miniato al Monte

FIRENZE — In una città che ha fatto della cultura non soltanto un patrimonio, ma una forma della propria identità pubblica, anche i luoghi continuano ad avere un peso nel racconto degli eventi. La dodicesima edizione del Premio Firenze – Ada Cullino Marcori si svolgerà mercoledì 1° aprile 2026, alle ore 16, nell’Abbazia di San Miniato al Monte: in un luogo che, più di molti altri, restituisce alla parola “cerimonia” il suo significato più alto. Qui il riconoscimento promosso dalla Fondazione Ada Cullino Marcori, con la partecipazione di Nuova Antologia, sembra trovare la sua misura naturale: quella di una cultura che non si esibisce, ma si afferma attraverso il valore delle opere, della ricerca e della memoria. L’edizione 2026 conferma una vocazione ampia e articolata, capace di tenere insieme registri diversi e differenti modi di intendere il lavoro culturale. I riconoscimenti andranno a Luciano Artusi, a Maria Venturi per il libro Fuoco, focherello, acqua…, a Matilde Magrini per la tesi di laurea Il sovraffollamento carcerario tra diritto europeo e diritto italiano. Il caso di Sollicciano-Firenze, a Olga Mugnaini, destinataria del premio speciale della giuria per Tale è la nostra volontà…, nonché a Esther Diana e Francesco Tonelli, curatori del volume Ferri per curare, e a Giuseppe Garbarino per Sulle tracce di Pinocchio. Già nell’ampiezza delle opere premiate si coglie il profilo di un’iniziativa che non intende rinchiudere la cultura entro confini troppo rigidi.

Letteratura, studio accademico, ricerca storica, lavoro editoriale e riflessione civile convivono in un programma che mette in dialogo linguaggi diversi e differenti tradizioni del sapere. In un tempo segnato dalla frammentazione dei pubblici e da una crescente specializzazione dei discorsi culturali, questa scelta assume un rilievo particolare. Il premio sembra infatti riaffermare un principio essenziale: la cultura continua a vivere davvero solo quando sa attraversare i generi, parlare a interlocutori diversi e mantenere un rapporto concreto con il presente. In questa prospettiva, la presenza di Maria Venturi appare particolarmente significativa. Autrice nota e amata da un pubblico ampio, Venturi rappresenta una scrittura capace di coniugare popolarità e riconoscibilità autoriale. Il riconoscimento al suo libro conferma la volontà del premio di non separare la qualità della proposta culturale dalla sua capacità di entrare in relazione con i lettori. In un panorama spesso incline a contrapporre cultura alta e scrittura di larga diffusione, la scelta di valorizzare un’autrice come Venturi suggerisce invece una visione più matura e inclusiva, nella quale il consenso non è un limite, ma una possibile forma di autorevolezza.
Accanto a questo versante, il premio mostra un’attenzione altrettanto forte per il lavoro di ricerca e per il pensiero critico. Il riconoscimento assegnato a Matilde Magriniper una tesi dedicata al sovraffollamento carcerario, nel confronto tra diritto europeo e diritto italiano e con specifico riferimento al caso di Sollicciano, introduce nel cuore della cerimonia un tema di evidente rilievo civile. È una scelta significativa, perché sottrae il discorso culturale alla pura celebrazione e lo riporta alla sua funzione più alta: interrogare la realtà, nominarne le contraddizioni, offrire strumenti di comprensione su questioni che riguardano la vita collettiva. In questo passaggio il Premio Ada Cullino Marcori mostra la sua sensibilità più attuale, riconoscendo alla cultura non solo un valore simbolico, ma anche una responsabilità pubblica. Gli altri riconoscimenti si collocano lungo la medesima linea di attenzione al sapere come custodia, interpretazione e trasmissione.

Il premio speciale attribuito a Olga Mugnaini per Tale è la nostra volontà…, così come quelli a Esther Diana eFrancesco Tonelli per Ferri per curare, richiamano l’importanza di un lavoro culturale fondato sulla cura e sulla conservazione di tracce significative della storia e dell’esperienza. Sono opere che rinviano a un’idea di sapere paziente e durevole, lontana dalla logica del consumo rapido, e proprio per questo particolarmente preziosa. Non meno eloquente è il riconoscimento assegnato a Giuseppe Garbarino per Sulle tracce di Pinocchio. Il riferimento al capolavoro di Collodi riporta l’attenzione su uno dei nuclei simbolici più forti dell’immaginario italiano. Pinocchio non appartiene soltanto alla letteratura per l’infanzia, ma a una tradizione narrativa che continua a generare riletture, percorsi di ricerca e nuove interpretazioni. La dodicesima edizione del Premio Firenze – Ada Cullino Marcori si presenta dunque come un appuntamento di rilievo nel calendario culturale cittadino, non solo per il prestigio del contesto e dei nomi coinvolti, ma per l’idea di cultura che sembra voler proporre: una cultura non ornamentale né autoreferenziale, ma aperta, articolata, capace di mettere in relazione scrittura, studio, memoria e impegno civile. Nella luce severa e raccolta di San Miniato al Monte, la cerimonia del 1° aprile assume così il valore di un gesto pubblico: il riconoscimento di una pluralità di voci che, nel loro insieme, restituiscono alla cultura la sua funzione più autentica, quella di dare forma a una comunità di senso.
